Il canto di Baccus all’Amiata Piano Festival

Quattro concerti inaugurano il festival toscano al nuovissimo Forum Bertarelli

Poggi del Sasso
Foto di Carlo Bonazza
Recensione
classica
Forum Bertarelli, Poggi del Sasso
Amiata Piano Festival
22 Giugno 2018 - 25 Luglio 2018

Immerso nella Maremma Toscana, tra il Monte Amiata e la Val d’Orcia, spunta sopra una delle sue colline adornate di vigneti il nuovo auditorium Forum Bertarelli, progettato e voluto dalla fondazione omonima per sancire il connubio tra musica e natura. Le proprietà di questo territorio incontaminato vengono così esaltate in una formula che nel tempo si è consolidata nell’Amiata Piano Festival, tappa obbligatoria di un pubblico curioso ed esigente, lontano dall’ottica delle proposte di circuito e per questo ben disposto ad affidarsi a una programmazione originale in un clima fresco e disinvolto.

Lo dimostra l’offerta che ha animato la prima parte del Festival in corso, non a caso intitolata Baccus, scandita in quattro appuntamenti che dalla musica colta, sinfonica e da camera, si apre al jazz e al canto popolare.

​  Foto di Carlo Bonazza  ​
Foto di Carlo Bonazza

Il primo appuntamento di Baccus presenta il Triplo Concerto e la Sesta Sinfonia di Beethoven. Attorno al pianoforte di Maurizio Baglini, direttore artistico e fondatore dell’Amiata Piano Festival, si ritrovano così Francesca Dego al violino e Silvia Chiesa al violoncello, al centro dell’Orchestra della Toscana diretta dal Maestro Daniele Rustioni, colleghi e amici, oltre a rappresentare due tra le coppie più celebri della musica classica, come confida liberamente Baglini al pubblico in sala.

Di simili presupposti si colora la loro esecuzione, affiatata nell’intimità cameristica instaurata dai tre interpreti, incline ai tratti eroici e insieme drammatici che innervano i contorni sinfonici dell’opera. L’impeccabile acustica della sala valorizza ogni singolo intervento a partire dal misterioso incedere dei bassi dell’orchestra, destinato a pervadere con il suo crescendo l’intero primo movimento, all’ispirata espressività del violoncello nel secondo movimento, completamente votato a esaltare l’ampia cantabilità immaginata dal compositore e qui realizzata grazie alle peculiarità timbriche di Silvia Chiesa, il cui suono caldo e avvolgente avvia nel successivo Rondò alla Polacca un frizzante gioco delle parti preso in carico dalla fluidità esecutiva di Francesca Dego e dal raffinatissimo pianismo di Baglini quale ideale fusione tra virtuosismo tecnico e insaziabile ricerca timbrica, applicati a un inesauribile senso della direzione e del fraseggio. All’ombra di un disinvolto assetto danzante, Daniele Rustioni assicura la necessaria concentrazione a garantire l’alto grado di coesione a ogni singolo passaggio dell’orchestra, tanto nel Triplo quanto nella Sesta Sinfonia, per la quale il Direttore principale dell’Opéra National de Lyon ripone la giacca quasi a voler meglio incanalare nell’esecuzione tutta la fluidità e la naturalezza possibile, in linea con il carattere programmatico del capolavoro beethoveniano.

Apparentemente leggero ma irresistibilmente conturbante, il programma proposto dal sassofonista Javier Girotto con il pianista Gianni Iorio attraversa la tradizione del tango con alcuni moduli strappati dal jazz in un elegante mix in cui passione e improvvisazione si rincorrono vicendevolmente. Accanto a classici della tradizione argentina come "El choclo" di Ángel Gregorio Villoldo Arroyo e una personalissima versione di "Volver" evocata da Iorio in un toccante solo di bandoneón, prendono posto alcune nuove composizioni dei due protagonisti. Predisposte a metà tra scrittura e improvvisazione, i pezzi di Girotto e Iorio si distinguono tra loro: più lineari e attenti a una discorsiva cantabilità i primi, i secondi si dimostrano inclini a una più equa suddivisione dei ruoli dei due strumenti. A partire dal registro centrale, il loro dialogo si appresta a raggiungere tutti i suoni della tastiera e l’intera gamma del sassofono, in una serie di arpeggi pianistici che ricordano lontanamente il gesto di alcuni virtuosismi alla Chopin, o la forma del Tema e variazioni alla Beethoven in una successione di armonie pronte a virare con disinvoltura su percorsi tracciati dalle culture popolari, su sonorità mediterranee.

Amiata Piano Festival
Foto di Carlo Bonazza

Così la formazione classica di Gianni Iorio reagisce alle sollecitazioni del compagno Girotto: tecnica folgorante unita a una sconfinata ricchezza timbrica si forgiano nella lunga collaborazione al fianco di Luis Bacalov. Tra i vari fuori programma, Maurizio Baglini raggiunge il duo sul palco in un inedito trio pianoforte, bandoneón e sassofono pensato unicamente per il pubblico dell’Amiata.

Nuove musiche si alternano a prime esecuzioni assolute. È questo il caso della Fantasia di Simonide Braconi, nuova commissione Amiata Piano Festival cucita appositamente sul Duo Baglini-Chiesa. Benché il suo stile si rivolga frequentemente alle sonorità di un lontano Šostakovič, la sua scrittura si dimostra premurosa nell’equilibrio tra le parti e molto arguta negli impasti strumentali. L’ampia melodia che si dispiega su più registri del violoncello invita all’ascolto senza dover rivelare le difficoltà tecniche che scorrono all’interno dell’opera.

Amiata Piano Festival
Foto di Carlo Bonazza

Non solo compositore, la prima viola dell’Orchestra del Teatro Alla Scala è presente anche nella veste di interprete con Märchenbilder op. 113 di Schumann e un gioiello del repertorio cameristico di rarissimo ascolto come la Piccola Sonata per viola d’amore e pianoforte di Paul Hindemith. Braconi tornerà sul palco a fine concerto per una particolare esecuzione di "Escualo" di Piazzolla con la chitarra di Giulio Tampalini in sostituzione del violino. Versatile e istrionico, il chitarrista si esibisce con il "Capriccio diabolico" di Castelnuovo-Tedesco e nella poetica Sonata di Gnattali in esecuzioni sempre intense e travolgenti.

L’esilarante performance del del Duo comico musicale Dosto & Yevski, contrabbasso e pianoforte, conclude questa prima parte del Festival tra quadri cabarettistici che racchiudo arrangiamenti di celebri passi musicali intrecciati ad alcune canzoni memorabili per una serata all’insegna del divertimento allargato a tutte le fasce d’età. L’Amiata Piano Festival riprende la sua programmazione a partire dal 26 luglio per le rassegne Euterpe e Dionisus con una formula che abbina ciascun concerto alla degustazione di vini prodotti dalla Cantina Colle Massari: un’ottima occasione per stimolare i sensi a 360°.

Amiata Piano Festival
Foto di Carlo Bonazza

 

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