Finale in blu per il Ring a Bastille
Regia di Calixto Bieito, ottime voci, direzione netta di Pablo Heras-Casado. A novembre, con Festival Ring, riproposizione di tutta la Tetralogia in due settimane.
13 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura
Opéra de Paris Bastille
Il Crepuscolo degli dei
08/10/2026 - 18/10/2026Inaspettatamente ha giocato la carta della semplicità e dell‘eleganza. Per concludere la sua nuova regia all'Opéra di Parigi del ciclo dell'Anello di Richard Wagner, iniziata a gennaio 2025 per celebrare il 150° anniversario della creazione del Ring nel 1876, Calixto Bieito ha epurato al massimo il visuale lasciando sopratutto ai movimenti degli interpreti rivelare la sua cifra stilistica, con gesti e modi di fare purtroppo spesso eccessivi e disturbanti.
Ma dopo tre prove molto discusse e disomogenee, che si è arrivato a definire “brutte” non senza fondamento, con un Prologo che faceva intravedere un mondo postumano e una nuova lettura futuristica della caduta degli dei, accenni che non sono stati ulteriormente sviluppati e il Götterdämmerung ne riprende infatti solo qualche elemento, almeno nella conclusione di queto Ring pure gli occhi hanno potuto godere di momenti belli quanto la musica, sopratutto il finale giocato tutto sul blu e su luce argentea in contrasto con le fiamme ardenti che ci raccontano le voci e la musica. Una scelta che funziona benissimo, eliminando i roghi e ogni altro riferimento concreto storicizzante, la caduta assume una valenza universale, con il ricorso a toni freddi che ci sposta ad un’emozione più contenuta e celebrale.
Come sembra del resto fare anche l’interpretazione asciutta, misurata, calma, del maestro Pablo Heras-Casado che fa apprezzare in tutti i dettagli la densità della scrittura orchestrale wagneriana ma senza abbandonarsi in trasporti romantici rindondanti, non per questo meno entusiasmante ed emozionante, solo in modo più controllato e consapevole. Molto precisi e godibili, in particolare, tutti gli interventi dei corni, in generale sempre molto netti i richiami ai diversi leitmotiv e molto commoventi la famosa marcia funebre di Sigfrido e l’immolazione di Brünnhilde.
Brünnhilde è una sempre bravissima Tamara Wilson, il soprano americano qui mostra ancora il suo talento belcantista, ma è anche opportunamente molto più drammatica nell finale, qunto prima ha saputo essere assai dolce nel duetto d’amore e poi furiosa quando ha scoperto di essere stata ingannata. Siegfried è Andreas Schager, l’heldentenor austriaco alla premiére era in ottima forma, voce potente dagli acuti squillanti e interpretazione convincente. Ottimo anche il basso finlandese Mika Kares nel ruolo di Hagen, un manipolatore dalla forte presenza scenica, lasciano il segno il suo monologo e il confronto in sogno con il padre Alberich, interpretato dal baritenore Brian Mulligan.
Buona la prestazione anche del baritono Johannes Martin Kränzle come Gunther e del giovane soprano irlandese Sinead Campbell Wallace come sua sorella Gutrune, entrambi però vittime della regia di Bieito, lui con esagerati atteggiamenti da bimbo capricciosio, lei che segue la musica con lunghi, distraenti movimenti della braccia. Anche Sigfrido è un po’ ridicolizzato, costretto a portare la sua spada e il mantello magico in un secchio di metallo, per non parlare della testa di cavallo giocattolo su bastone già tanto criticata nella Valchiria. Ricompare anche l’Albero del mondo al contrario, che pende dall’alto, ed è invece una bella immagine; mentre la riapparizione dell’animaletto robot sembra solo servire a dare una certa continuità alla visione della Teatralogia di Bieito.
Vittima di movimenti compulsivi come una malata, pure la valchiria Waltraute, il mezzo Eve-Maud Hubeaux, che prega Brunilde di restituire l’anello al Reno per salvare il Valhalla, ma in questo caso potrebbe simboleggiare il decadimento che sta consumando gli dei. Un plauso anche al Coro dell’Opéra national de Paris ben preparato dalla maestra Ching-Lien Wu.
Intrigante l’apertura, le scenografie sono di Rebecca Ringst con le belle luci di Michael Bauerdi, al centro una grande macchina in metallo dall’aria insieme futurista e vecchiotta che presto si comprende essere il telaio delle tre Norne (Aude Extrémo, Marie-Andrée Bouchard-Lesieur e Sinead Campbell Wallace) vestite in abiti ottocenteschi, i bei costumi sono di Ingo Krügler. I fili qui sono spessi cavi e il plateau girevole ruotando svela il retro della macchina com il nido d’amore di Brunilde e Sigfrido a cui si aggiungerà poi un muro di pali con luci rosse, le fiamme che circondano la roccia, una soluzione elegante.
Le figlie del Reno (Margarita Polonskaya, Isabel Signoret e Katharina Magiera) sono invece in abiti anni ‘50 , intente bizzarremente ad apparecchiare la tavola immerse in una scenografia di piccoli schermi televisivi accesi che le circonda completamente, suggestivaa vedersi. Il riferimento a diversi periodi storici funziona perché contribuisce a rendere la storia universale, modernità accentuata dalla presenza di video che richiamano la natura, a cura di Sarah Derendinger, proiettati nella parete girevole e che ben accompagnano anche i grandi brani orchestrali. Il lungo tavolo, come quello di un consiglio d’amministrazione di una grande azienda, appare inizialmente per caratterizzare il palazzo dei Ghibicunghi e sarà poi centrale sino alla morte di Sigfrido, quando l’allestimento sarà ridotto al minimo per lasciare spazio alla musica e al canto per il’apice emozionale finale.
Dopo la presentazione delle quattro opere del Ring tra il gennaio 2025 e l'ottobre 2026, la Tetralogia è in programma adesso pure in formato festival in due cicli all'Opéra Bastille: dal 6 al 13 novembre e successivamente dal 15 al 22 novembre 2026 con gli interpreti delle quattro produzioni precedenti, accompagnati da un ricco programma culturale che comprende una mostra “Les Révolutions du Ring" al Palais Garnier dal 27 ottobre 2026, diverse conferenze e la trasmissione in diretta su POP – Paris Opera Play del secondo festival.