A Parigi Ercole amante di Antonia Bembo

Dopo più di 300 anni dalla sua composizione, finalmente l’opera barocca è messa in scena con grande successo. Sul podio il maestro Leonardo García-Alarcón

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08 giugno 2026 • 5 minuti di lettura

Ercole Amante di Antonia Bembo (@BerndUhlig/OdP)
Ercole Amante di Antonia Bembo (@BerndUhlig/OdP)

Opéra de Paris Bastille

Ercole amante

28/05/2026 - 14/06/2026

E’ una storia che parla d’amore, innanzitutto del direttore d'orchestra Leonardo García-Alarcón verso il lavoro di una compositrice ignota ai più, la veneziana Antonia Bembo, allieva di Francesco Cavalli, che a causa del marito violento si è rifugiata a Parigi dove vivrà sotto la protezione di Luigi XIV. E’ stato García-Alarcón a proporre la messa scena di Ercole amante al direttore generale dell’Opèra de Paris, Alexander Neef, suonandogli al pianoforte dei brani dell’opera senza rivelare il nome del compositore, e la qualità della scrittura musicale è stata sufficiente per far approvare il progetto anche prima di rivelarne l’autore.

E’ stata quindi coinvolta per l’allestimento Netia Jones, la regista inglese già molto apprezzata a Parigi per le sue deliziose Nozze di Figaro ambientate nel dietro le quinte di Palais Garnier, che ha amorevolmente ideato una messa in scena al tempo stesso attualizzata all’oggi, realistica e poetica, che parla degli dei come di moderni protagonisti con tutti i loro vezzi e difetti, denunciati con ironia. L’amore è anche il protagonista del libretto di Francesco Buti, lo stesso libretto già musicato da Cavalli, che racconta dei giovani Hyllo e Iole, ma il padre di lui, Ercole ormai vecchio, vuole per sé la ragazza, non ne accetta il rifiuto ed arriva a esiliare il figlio per ottenere quello che vuole. A Cavalli il lavoro fu commissionato dal cardinale Mazzarino per i festeggiamenti delle nozze del 1660 fra Luigi XIV di Francia e l'Infanta di Spagna Maria Teresa d'Asburgo, ed il compositore si era dovuto piegare, suo malgrado, a degli intermezzi danzati composti da Jean-Baptiste Lully e Isaac de Bensera e limitare l’uso di castrati, poco graditi in Francia.

Malgrado questi adattamenti, l’opera non ebbe un grande successo quando finalmente vide la luce, solo nel 1662, in ritardo rispetto al matrimonio perché il nuovo Teatro nel Palazzo delle Tuileries, corredato delle necessarie macchine di scena, non fu ultimato in tempo. Antonia Bembo ha scritto il suo Ercole Amante nel 1707, quindi dopo quasi quarant’anni lo sfortunato lavoro del maestro, con un gusto musicale che riflette la ricercatezza francese interiorizzata dalla musicista, non imposta, ma non è riuscita a vedere la sua opera rappresentato in teatro La partitura originale è conservata al la Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi e finora ne erano state date solo delle versioni concertanti.

Una creazione mondiale quella di Parigi che quindi ha riportato finalmente alla luce il talento di Antonia Bembo con un allestimento lodato da tutti, con Netia Jones che ne ha firmato regia ma anche scene e costumi, eleganti e colorati, volutamente un po’ bizzarri per i personaggi giù giovani, e ottime voci. Il basso-baritono tedesco Andreas Wolff è un potente Ercole, ma ormai vecchio e presentato stempiato e con una grossa pancia; il figlio Hyllo è il giovane tenore australiano Alasdair Kent, una bella sorpresa, voce melodiosa ed appassionata; anche la contesa fidanzata Iole è un altro giovane talento, il soprano portoghese Ana Vieira Leite, voce non potentissima ma dal timbro piacevole e di buona tecnica. A sventare i piani di possesso di Ercole ci penserà la dea Giunone, protettrice del vero amore su cui si fonda la famiglia, interpretato da una strepitosa Julie Fuchs, soprano francese che coniuga presenza scenica carismatica, vocalizzi impeccabili e acuti svettanti; e a contrastare Ercole ci penserà anche la moglie Dejanira, interpretata dal mezzosoprano Deepa Johnny, dilaniata tra il sentimento per il figlio e quello per il marito che, malgrado tutto, continua ad amare, e che già si era fatta apprezzare recentemente a Parigi in Satyagraha. Altre due voci si fanno notare per la loro singolarità: quella bellissima del paggio messaggero, interpretato dal giovane controtenore Théo Imart, e quella di Liccio, l’accompagnatore di Dejanira, che non avrebbe lo stesso effetto se non con il timbro particolare e l’ironia del tenore olandese Marcel Beekman. Oltre a Giunone, gli immortali sono anche rappresentati dal soprano Sandrine Piau , sfavillante in rosso, per interpretare Venere/la Bellezza, chiamata in aiuto da Ercole per ottenere con l’inganno di una pozione magica i favori di Iole; Giunone invece invoca in suo aiuto Pasithea, dal bellissimo vestito nero e blu, interpretata dal soprano Teona Todua , che per fare addormentare Ercole presta il Sonno, un omino con capelli e barba lunghissimi; e poi Giunone, per salvare Ilio che si è annegato per disperazione, invoca Nettuno che appare con una specie di tuta di palombaro, interpretato dal basso Alex Rosen e che è pure l'Ombra di Eutyro, il padre di Iole ucciso da Ercole che ritorna insieme ad altre ombre dal regno dei morti. Ci sono pure le Grazie ( Danaé Monnié, Giulia Fichu-Sampieri, Dina Husseini) e Mercurio (il baritono, Samuel Desguin).

Malgrado il gran numero di personaggi, la regista Netia Jones riesce a rendere tutto chiaro e, pur nell’essenzialità delle scene, caratterizzate da gallerie di statue d’Ercole, mobili finto antichi dai colori squillanti, da un bel giardino all’italiana e dalla struttura metallica che fa da torre dove Ercole ha rinchiuso il figlio, riesce anche, con piccoli accorgimenti e con l’ausilio di riprese dirette, di creare l’effetto sorpresa e la meraviglia necessari in un’opera barocca talmente ricca di interventi soprannaturali. Particolarmente riuscito, nella sua finzione manifesta, l’arrivo in barchetta, sarebbe meglio chiamarla un guscio di noce, del Paggio che poi, sulla strada di ritorno annegherà tra i flutti, ma il lieto fine riguarderà anche lui. Scenografie su regolari basi geometriche in perfetto abbinamento ad una musica barocca che fa della variazione e dell’inventiva invece la sua bellezza e forza.

Essendo scritta per la corte francese, gli interventi coreografici sono fondamentali e sono rimasti anche se l’opera, originariamente in cinque atti, è stata un po’ ridotta e proposte in tre ore e quaranta con un solo intervallo. Le coreografie di Maud Le Pladec che mette in campo giocatori di vari sport, dalla scherma al badminton, sono ironiche e piacevoli, anche se sono state già viste, nell’ispirazione, durante le recenti Olimpiadi di Parigi. Se i cantanti solisti e il Chœur de chambre de Namur, istruito da Thibaut Lenaerts, che interpreta anche Zefiri e Ruscelli, Tritoni, Sirene e Ombre Infernali, servono bene la grande virtuosità vocale richiesta dalla scrittura della Bembo, altrettanto si può dire della Cappella Mediterranea sotto la guida del suo fondatore Leonardo García-Alarcón che mette ben in risalto l’inventiva, l’originalità armonica e la raffinatezza strumentale della partitura, ma con l’immancabile tocco personale che la arricchisce, come era già successo con le sue pure molto apprezzate Les Indes galantes sempre all’Opera di Parigi.