Falstaff a Malta

L’opera di Verdi ha segnato il debutto al Teatro Manoel della nuova compagnia Malta National Opera

CL

26 febbraio 2026 • 4 minuti di lettura

Falstaff (foto di Sebio Aquilina)
Falstaff (foto di Sebio Aquilina)

La Valletta, Teatro Manoel

Falstaff

22/02/2026 - 01/03/2026

Nel vicolo suggestivamente denominato “Old Theatre Street”, con lo sfondo in gradazione di un cielo terso e dell’azzurro intenso del mare, quasi si nasconde la facciata dell’antico Teatro Manoel nel cuore de La Valletta, a Malta. E quando la sera della prima le porte sono aperte ad accogliere il pubblico, la platea è subito lì, quasi senza foyer, catapultando immediatamente lo spettatore in un teatro all’italiana di sfolgorante bellezza da 600 posti. È tra i più antichi teatri europei, costruito nel 1731 e restaurato recentemente, un tripudio di trompe d’oeil, stucchi, candelabri viennesi, interamente in legno dorato in stile rococò. L’evento a cui abbiamo assistito era molto atteso, perché non si trattava di una semplice produzione operistica. Era il debutto di una collaborazione dell’ente teatro, preposto a tutte le attività culturali della città, con Malta National Opera, una nuova compagnia creata appositamente per dare vita ad un polo operistico che possa svolgere un ruolo di produzione, di collaborazione e di attrazione al centro del Mediterraneo, all’insegna della qualità. Un progetto ambizioso di cui il primo passo è l’allestimento di Falstaff con un cast internazionale e una visione progettuale di ampio respiro. Senza dubbio la scelta del titolo è quasi una sfida per una realtà nuova che voglia porsi come soggetto collettivo e ne sono tutti consapevoli.

La scelta registica ci mette subito davanti ad un backstage svelato. Niente sipario, mentre ancora il pubblico si sistema in sala il palcoscenico è animato da personale tecnico che sposta oggetti di scena e attrezzature, siamo già nella rappresentazione. Quando l’orchestra inizia le prime battute il motore scenico ha già fatto ruotare sul palco una struttura che vede due spazi indipendenti affiancati, sono i camerini di uno studio televisivo alla fine degli anni ’60, i colori sono sgargianti, le attrezzature vintage. Falstaff è una imponente figura di attore con un completo azzurro, pantaloni e giubbotto, da cui straborda come di tradizione un fisico pingue, un ex latin-lover con l’ansia di dimostrare ancora capacità seduttive. La storia si dipana tutta nelle pause di lavorazione di una soap-opera; nei due camerini distinti, quello degli uomini e quello delle donne, nascono le burle e gli equivoci che nella vicenda vedono contrapposti i due gruppi di personaggi.  Espediente brillante per risolvere la gestione di un palcoscenico piccolo, e per far uscire ed entrare gli uomini a sinistra e le donne a destra, come indica Verdi in una sua lettera. Già, perché alla base di tutto, nonostante la trasposizione d’epoca, quello che in questo allestimento risalta è proprio la continua corrispondenza tra musica e movimento, tra musica e gesto, tra musica e parola.

Così che la vicenda di stampo farsesco - nelle note di regia viene citato anche Feydeau con la sua commedia degli equivoci - assume un ritmo che travolge gli spettatori come un meccanismo inarrestabile. Quali squarci di verità interiore trapelino dalle brevi espansioni melodiche che Verdi riserva ai pochi personaggi coinvolti dai sentimenti è uno di quei misteri riservati a pochi capolavori, a Falstaff come a Così fan tutte di Mozart, ad esempio. La grandezza di una partitura che nei continui rimandi al passato si proietta nella dimensione della commedia estraendone le più profonde verità umane è quanto emerge dalla regia di Barbara Diana, dinamica ma attenta ad una profonda corrispondenza tra musica e azione scenica.

Falstaff (foto di Sebio Aquilina)
Falstaff (foto di Sebio Aquilina)

Esito che non si potrebbe realizzare se non si disponesse di una compagnia di canto esperta e affiatata e di un direttore d’orchestra in grado di dominare le difficoltà e le finezze della partitura. Kiril Manolov è un Falstaff di lungo corso, dalla vocalità importante e presenza scenica esuberante, forse talvolta fin troppo tracotante, ma efficacissimo. Nico Darmanin, tenore maltese dai ragguardevoli mezzi, nel ruolo di Fenton regala momenti lirici pregevoli, Letizia Bertoldi nei panni di Nannetta unisce freschezza a vivacità. Elegante e sinuosa l’Alice di Elisa Balbo, irresistibile la Quickly di Isabel De Paoli in veste argutamente seduttiva con tempi comici perfetti. La parte italiana del cast è completata da Vittorio Prato, che si giova di un phisique du role e di un aplomb adatti a interpretare Ford. Bravi anche Angharad Rowlands nel ruolo di Meg, Wyn Pencarreg come Pistola, Stanley Joe Portelli in Dr Caius, Harry Nicol come Bardolfo. Gli spazi del teatro imponevano scelte conseguenti sull’organico orchestrale e sulle scenografie. Di necessità virtù. Federico Tibone, appena reduce dal primo premio al concorso di Plovdiv in Bulgaria ha diretto la Malta Philarmonic Orchestra in un organico ridotto, il che ha evidenziato le finezze cameristiche della partitura e l’agilità della scrittura dell’intera opera.

Bellissimi i costumi e le scene di Stewart J.Charlesworth. Gli abiti di fine anni’60 connotavano perfettamente ogni singolo personaggio, le scene ci riportavano ai set d’epoca con soluzioni ingegnose, macchine semoventi e pannelli a discesa, efficaci anche nell’ambientazione del bosco del terzo atto. Scrive nelle note di sala Charlesworth che la palette di colori dominanti, gli arancioni carichi, le varie gradazioni di marrone, i gialli accesi - i tipici colori degli anni ’60 - nell’evocare un periodo, riportano all’energia di quegli anni, anni di ottimismo e di fiducia nel futuro di cui la televisione era espressione emblematica. Nella visione registica di Barbara Diana la finzione, la grande illusione di “Tutto nel mondo è burla” si esprime proprio attraverso questi nuovi mezzi narrativi. Tutti sappiamo che è rappresentazione, ma siamo pronti a giocare di nuovo. 

Il pubblico del Teatro Manoel si è divertito molto, il tempo è volato, applausi e numerose uscite per tutti gli artisti.