Duello da operetta fra Offenbach e Hervé

Al Palazzetto Bru-Zane “Les deux aveugles” di Offenbach e “Le compositeur toqué” di Hervé per il Carnevale veneziano

2 operette in 1 atto (Offenbach e Hervé)
2 operette in 1 atto (Offenbach e Hervé)
Recensione
classica
Palazzetto Bru- Zane, Venezia
2 operette in 1 atto (Offenbach e Hervé)
11 Febbraio 2018 - 12 Febbraio 2018

È di due anni fa il successo dei Chévaliers de la Table Ronde portati al Carnevale veneziano dall’attivisimo del Palazzetto Bru-Zane. Dopo un anno di pausa, per il Carnevale 2018 il Palazzetto Bru Zane ci riprova presentando nella propria sede veneziana un dittico di operette “tascabili” scritte dai due principali protagonisti di una stagione molto feconda per il teatro francese della seconda metà dell’Ottocento: Hervé e Jacques Offenbach.

“Nessuno potrebbe scommettere su chi sarà il vincitore di questa competizione tra Hervé e Offenbach”, scriveva il Journal des débats nel 1855. E non risolve nemmeno la tenzone organizzata al Bru-Zane fra le due “buffonerie in musica in un atto”, due esempi fra i più significativi di un genere che dopo il 1848 costituisce quasi i due terzi del repertorio d’opera francese: Les deux aveugles (I due ciechi), con la quale Offenbach inaugura i suoi Bouffes-Parisiens nel 1855, e Le compositeur toqué (Il compositore svitato), che va in scena un anno prima alle Folies-Concertantes di cui Hervé è da poco direttore.

Trame ridotte all’essenziale come essenziali sono i mezzi messi campo dai due rivali: due soli cantanti che reggono interamente il gioco accompagnati dal solo pianoforte senza supporto di cori o balletti, che arriveranno più in là. Solo quattro i numeri musicali composti da Offenbach per la vicenda di Patachon e Giraffier, il primo (finto) cieco dalla nascita e il secondo (finto) cieco per incidente, impegnati in una lotta all’ultima elemosina su un ponte di Parigi. Solo quattro numeri ma Offenbach lascia un segno con uno spiritoso bolero, che segnò la fama di questo esile lavoro, e nel finale ci infila anche una parodia a Sua Maestà Meyerbeer, sovrano assoluto del grand opéra allora in gran voga. Hervé concede due numeri in più al suo Compositeur toqué, che fa la parodia del compositore megalomane à la Berlioz, Fignolet, autore dell’improbabile La Prise de Gigomar par les Intrus con sinfonia “in mi diesis” e con “novantanove petardi in chiave”, con contrappunto cialtronesco del buffonesco quanto maldestro domestico Séraphin.

Non manca il divertimento nell’agile spettacolino di gusto circense assemblato da Lola Kirchner lo scorso ottobre alla La Ferme du Buisson di Marne-la-Vallée, adatto a circuitare in luoghi non teatrali com’è il bellissimo spazio del Palazzetto Bru-Zane, finora riservato esclusivamente alla cameristica. Lo spirito parigino originario, più che nell’attrezzeria di recupero e nei costumi di riciclo, rivive nella verve dei due bravi interpreti Raphaël Brémard (Giraffier e il compositore Fignolet) e soprattutto Flannan Obé (Patachon e il domestico Séraphin) accompagnati con estro dal pianista Christophe Manien.

 

 

 

 

 

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