A Bastille il “Ballo in maschera” con Anna Netrebko
Vivace la direzione di Speranza Scappucci
29 gennaio 2026 • 4 minuti di lettura
Parigi, Opéra de Paris Bastille
Un ballo in maschera
27/01/2026 - 26/02/2026Pochi colori in scena, tanti nella musica. E poi lei, la diva, dalla presenza scenica carismatica che il pubblico parigino ha gratificato con diversi “bella” e “brava” a scena aperta, anche se la voce si fa con gli anni sempre più scura e cupa, il fiato non è più lunghissimo, ma non sono mancati acuti svettanti e i suoi famosi pianissimo da manuale. L’Opéra de Paris ha ripreso l’allestimento elegante creato nel 2007 da Gilbert Deflo, con scene e costumi di William Orlandi, che si caratterizza per i grandi spazi vuoti, pochi colori dominanti, la presenza dell’aquila, simbolo degli Stati Uniti, in quasi tutti gli ambienti: centrale ed enorme nello studio del governatore Riccardo, con teste trasformate in specie di draghi nell’antro di Ulrica, uccelli visti di spalle ad ali aperte nell’orrido campo, infine aquile come discrete decorazioni dei lampioni del ballo.
Queste ultime due, visivamente sono le scene più riuscite ed ancora valide, mentre le altre non hanno retto bene il passare del tempo, oggi appaiono un po’ troppo spoglie e tristi, con solo qualche elemento simbolico ingigantito d’arredo. Come le coreografie di Micha van Hoecke, pure molto semplici e un po’ troppo datate ormai. L’interesse quindi dello spettacolo sta soprattutto negli interpreti. Se le scene e i costumi sono dominati dal bianco e dal nero, con pochissimi tocchi di colore, se non il vestito rosso dell’indovina Ulrica e il tocco di colore nel gilet di Oscar, è il maestro Speranza Scappucci che innanzitutto, sin dalle primissime battute del preludio, è chiaro che cerca di ravvivare lo spettacolo con una lettura energica, facendo esprimere vitalità all’orchestra, con alcune accelerazioni, discutibili ma chiaramente volute, nella prima parte dello spettacolo, che poi, una volta dato l’impulso desiderato, lasciano comunque presto spazio alle atmosfere magiche, misteriose dell’atto della veggente, e poi alle arie più liriche e strazianti del sogno d’amore impossibile di Riccardo e Amelia, e all’espressione del dolore e della gelosia di Renato. Una direzione curatissima nei ritmi e nei tempi che un’opera come questa, tra il tragico e l’allegro, esige, con passaggi che devono essere eseguiti con precisione per assicurare l’effetto teatrale voluto, passando da uno stato d’animo ad un altro in modo istantaneo.
Nella parte del protagonista, il conte Riccardo è il tenore statunitense Matthew Polenzani che dopo un avvio non convincente, bella voce ma un po’ leggera per la parte del Governatore, e senza il carisma necessario, invece poi nell’ultimo atto regala una toccante “Ma se m'è forza perderti”, ricca di sfumature, molto elegante ed espressiva, appare più nel ruolo e conclude tra convinti applausi la sua prestazione. Il carisma e la presenza scenica non mancano certo invece alla Netrebko, anche se il ruolo di Amelia non sembra adatto al suo colore di voce, non a caso l’ha debuttato solo lo scorso ottobre al San Carlo di Napoli e non resterà come uno dei personaggi a lei più congeniali. Tanta era la curiosità comunque anche a Parigi di sentire il soprano russo interpretare Amelia e lo ha fatto con la sicurezza di chi ha tanto mestiere, con gesti, atteggiamenti, studiati e di grande effetto scenico, in tal modo facendo dimenticare un po’ i problemi vocali. È stata la protagonista indiscussa del secondo atto, nell’orrido campo, molto ben riuscita la scena ed il duetto d’amore con Riccardo, la sua bravura interpretativa è indiscutibile; poi applausi meritati anche nel terzo atto per la sua interpretazione molto accorata di “Morrò, ma prima in grazia” con cui accetta di essere uccisa dal marito chiedendo solo di potere vedere prima un’ultima volta il figlio. Dall’11 febbraio la Netrebko passerà il testimone al soprano statunitense Angela Meade che farà in questo ruolo quindi il suo debutto all’Opéra de Paris.
Nei panni del marito di Amelia alla fine alla prima ha cantato il baritono canadese Étienne Dupuis, al posto del previsto russo Igor Golovatenko. Dupuis è da anni presente regolarmente nella programmazione dell’Opera di Parigi, e in Renato ha trovato un ruolo che gli calza bene, tanto nel primo atto da essere anche più applaudito del protagonista Riccardo. Dopo Dupuis, nel ruolo si sentiranno anche Ludovic Tézier e Ariunbaatar Ganbaatar. Altri due debutti all'Opéra di Parigi pure quelli del soprano Sara Blanch en travesti come il paggio Oscar e del mezzosoprano Elizabeth DeShong come Ulrica: la prima si è fatta notare in ruoli più lirici e drammatici, qui dovrebbe essere scenicamente più leggera e vocalmente più brillante e non sempre le riesce; la seconda invece convince in pieno anche grazie ai suoi gravi pieni e profondi quasi da contralto. Si fanno infine pure apprezzare la coppia di congiurati Samuel e Tom, rispettivamente i baritoni Christian Rodrigue Moungoungou e Blake Denson, nonché il baritono costaricano Andres Cascante nel ruolo del marinaio Silvano. Prestazione apprezzabile anche quella del coro, ben preparato da Alessandro Di Stefano.