Due borghesi piccoli piccoli
Al Teatro Comunale di Bolzano una serata con due atti unici di Wolf-Ferrari e Rota
09 febbraio 2026 • 5 minuti di lettura
Bolzano, Teatro Comunale
Il segreto di Susanna, La notte di un nevrastenico
07/02/2026 - 08/02/2026Dietro l’apparente leggerezza di Il segreto di Susanna di Ermanno Wolf-Ferrari e La notte di un nevrastenico di Nino Rota si cela una sottile indagine sulla psicologia borghese del Novecento, osservata nei suoi spazi più intimi e nelle sue ossessioni quotidiane. Dopo il Donizetti https://www.giornaledellamusica.it/recensioni/bolzano-lelisir-damore-e-un-elisir-dinfanzia inaugurale, il cartellone lirico della Fondazione Haydn al Teatro Comunale di Bolzano accosta due atti unici che, sebbene lontani nel tempo e nel gusto musicale – legato al mondo tardo romantico quello di Wolf-Ferrari e a un neoclassicismo arguto con derive pop quello di Rota – mantengono una straordinaria coerenza per sguardo teatrale. Entrambi sono costruiti su personaggi incapaci di governare sospetti, paure e manie che si consumano dentro pareti ben sigillate e del tutto impermeabili alle grandi tensioni delle rispettive epoche. In entrambi l’ironia diventa strumento di messa a fuoco di fragilità individuali, trasformando piccoli incidenti privati in materia scenica di precisa efficacia drammaturgica.
La serata inizia con Il segreto di Susanna, intermezzo in un atto composto da Wolf-Ferrari e rappresentato per la prima volta a Monaco di Baviera nel 1909. La piccola tragedia domestica, che vede protagonisti il conte Gil e la moglie Susanna, è tutta costruita su un malinteso domestico che assume proporzioni tragicomiche. L’odore di tabacco percepito da Gil in casa scatena un'immediata crisi di gelosia: convinto della presenza di un “fumatore estraneo” e rivale in amore, il protagonista si abbandona a sospetti ossessivi finché la moglie Susanna, colta in flagrante mentre assapora da sola la sua sigaretta, non è costretta a confessare il proprio segreto, ossia di essere lei stessa la fumatrice occulta. Il presunto dramma matrimoniale si dissolve letteralmente “in fumo” nel finale nel quale la coppia, finalmente riappacificata (e Gil convertito sulla via di Damasco al piacere del fumo), canta in duo “Tutto è fumo a questo mondo”. Sul versante opposto di metà Novecento si colloca La notte di un nevrastenico, atto unico del Nino Rota su libretto di Riccardo Bacchelli, composto nel 1959. Qui la vicenda si concentra sul nevrotico del titolo – un uomo affetto da un disturbo del sonno – che prenota una stanza d’albergo e le due adiacenti per sfuggire a qualsiasi rumore e poter così riposare in pace. Niente di scientifico ma solo situazioni da farsetta con l’uomo disturbato prima dalla scarpa lanciata dal commendatore giunto in città per una fiera e quindi da una coppia di focosi amanti sistemati nelle stanze adiacenti alla sua. In un susseguirsi di frustrazioni e allucinazioni, il protagonista non trova mai pace fino al caffè delle sei servitogli in camera dal ligio cameriere. La partitura di Rota, noto soprattutto per il suo celebre lavoro nel cinema (in primis quello di Federico Fellini), imprime alla scena un’ironia sottile e una vena grottesca che trasfigurano in chiave buffa le ossessioni moderne.
Scontate le evidenti differenze di linguaggio e di contesto storico, il dittico trova il proprio nucleo tematico nell’espressività della nevrosi e nella capacità drammaturgica di trasformare piccoli drammi quotidiani in materia teatrale. Una materia che il regista Stefano Vizioli, attraverso un sapientemente dosaggio dei toni della commedia, tratta con una continuità concettuale, proponendo una lettura in cui l’insicurezza e la follia dei protagonisti costituiscono una sorta di filo rosso tra i due lavori, sia che si tratti del sospetto ossessivo di Gil sia nell’ostilità estrema verso il mondo esterno da parte del nevrotico rotiano. Un filo rosso che si coglie anche nella cornice pressoché vuota del palcoscenico nel quale la scenografa Eleonora De Leo dà corpo soprattutto ai due dettagli anatomici alla base delle nevrosi dei due protagonisti: un enorme naso per Gil e un gigantesco orecchio sopra il letto del nevrotico. La distanza temporale si percepisce invece nei costumi di Anna Maria Heinreich che punta agli anni Venti del secolo scorso per la prima parte e a un contemporaneo venato di esagerazioni farsesche per il secondo.
Sul piano musicale, entrambe le opere giocano con i registri buffi e con la costruzione di situazioni sceniche che si affidano invece alla precisione del fraseggio e alla qualità di interpreti singoli, che trovano due solidi protagonisti in Danylo Matviienko, un Gil giovane disegnato con eleganza vocale e disinvoltura scenica, cui tiene testa la focosa Susanna di Sara Cortolezzis, e Bruno Taddei, un nevrotico che conosce bene le armi del mestiere del buffo. Accanto a loro uno stuolo di ottimi comprimari a cominciare dal Sante muto dello snodatissimo Julien Lambert, complice del segreto inconfessabile di Susanna, e, nella seconda parte, del sornione portiere d’albergo di Matteo Loi, dello spiritato commendatore di Antonio Mandrillo e degli esasperati (ed esasperanti) amanti della stanza accanto di Samantha Faina e Giovanni Petrini. Completano il cospicuo cast dell’atto unico rotiano lo spiritoso quartetto del personale di servizio dell’hotel di Daniele Contessi, Cecilia Rizzetto, Lorenzo Ziller e Maria Giuditta Guglielmi, e un compatto corpo di ballo fatto da Simone Di Biagio, Lorenzo Mauro Rossi, David Thaler e Paolo Tonezzer che, in frak e cilindro, danno corpo all’incubo di Gil e al vorticoso subbuglio prodotto dal nevrotico. L’esecuzione dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento sotto la direzione garbata ma precisa di Giuseppe Grazioli offre un accompagnamento che sottolinea il carattere leggero e aggraziato delle pagine di Wolf-Ferrari e la modernità tematica e polistilistica (del tutto allergica alle avanguardie dominanti d’epoca) di Nino Rota.
La doppia serata offre al pubblico, non foltissimo, della sala grande del Teatro Comunale di Bolzano un momento di ascolto piacevole e vario accolto con calorosi applausi per tutti.