Carmen e la madre di Don Josè
Alla Scala Bizet diretto da Chung con la regia di Michieletto
09 giugno 2026 • 3 minuti di lettura
Milano, Teatro alla Scala
Carmen
08/06/2026 - 27/06/2026Coproduzione col Covent Garden di Londra e col Teatro Real di Madrid, la Carmenf imata da Damiano Michieletto è arrivata alla Scala in terza battuta, sul podio Myung-Whun Chung. La serata è iniziata in modo irrituale con un lancio di manifestini dal loggione per segnalare che da due stagioni i posti in galleria sono aumentati del 52%. Detto questo per dovere di cronaca, l'attacco del direttore coreano è stato esemplare per chiarezza e equilibrio in ogni sezione dell'orchestra, ma purtroppo va aggiunto che sono stati proprio i passaggi sinfonici i momenti migliori di questa edizione, specie l'entre acte prima del terzo atto, che evoca il mondo dell'Arlesiana (anche perché gli era destinato). Si è avuta la sensazione di una sorta di dicotomia fra buca e palcoscenico, forse da attribuire al cast. Clémentine Margaine è mezzosoprano dalla voce generosa, ma inadatta a dare una carica sensuale al canto, dato il fraseggio poco flessibile, come pure è impreparata alla gestualità di seduttrice. È estranea a tutto, non partecipa nemmeno alla rissa delle sigaraie e per giustificare il suo arresto deve mordere la mano a un poliziotto. Vittorio Grigolo, vocalmente il più convincente, ha fatto di Don José un tenore dalla scarsa empatia col personaggio. Natalia Tanasii è una Micaela decorosa, ma agghindata da sacrestana, tanto che non si capisce come possa imbracciare un fucile quando viene scoperta nel covo dei contrabbandieri. Decoroso pure l'Escamillo di Giorgi Manoshvili, ma poco convincente come vigoroso torero. Le migliori in scena sono state senza dubbio Sarah Dufresne (Frasquita) e Marine Chagnon (Mercédès), che hanno regalato i momenti di spensieratezza mancanti allo spettacolo.
Michieletto ha scelto come segno forte della messa in scena una figura nerovestita, un po' uccello del malaugurio, che perseguita la protagonista. Potrebbe essere la carta della Morte che Carmen estrae ripetutamente ("Toujour la mort") oppure trattarsi della madre di Don José; se ne ode anche la voce fuori scena mentre legge la lettera in cui auspica che il suo bambinone vada sposo a Micaela. La prefica nera è comunque una presenza inquietante, ma senza la sacralità dell'ananke classica che avrebbe proiettato la vicenda fuori dal tempo, perché l'ambientazione è in una Spagna rurale degli anni Settana. Dà comunque un alone di mistero alle scene minimaliste firmate da Paolo Fantin, perché non c'è Siviglia, non ci sono montagne, non c'è alcuna arena, solo una piccola costruzione rotante che serve da stazione di polizia, da taverna di Lillas Pasta, da magazzino dei contrabbandieri, da camerino di Escamillo. Tutto funziona, ma francamente Carmen avrebbe meritato un allestimento più mirato per illustrare i due mondi femminili contrapposti, che tormentano Don José. Molte invece le distrazioni offerte allo spettatore, ma poco incisive, come i bambini in bicicletta che vanno a saccheggiare un distributore di merendine, o il furgoncino dei contrabbandieri che arriva in scena a illuminare la platea del Piermarini.
Dopo gli applausi a scena aperta dei fans di Grigolo e di Margaine, al termine dello spettacolo ovazioni per tutti, specie per Myung-Whun Chung, per Brunella Clerici direttrice del Coro di Voci Bianche, per Alberto Malazzi direttore del coro scaligero, ma sonori buu per Michieletto e il suo staff.