Al Théâtre des Champs-Elysées uno scintillante Ratto dal serraglio
Ottimi i protagonisti Jessica Pratt e Amitai Pati. Curata la direzione di Laurence Equilbey dei suoi ensemble, Insula Orchestra e coro Accentus. Convince meno la messa in scena di Florent Siaud
12 giugno 2026 • 3 minuti di lettura
Théâtre des Champs Elysées Parigi
Il ratto dal Serraglio
03/06/2026 - 12/06/2026Una nuova produzione che è piaciuta più per la bravura degli interpreti che per l’allestimento curato del giovane regista francese Florent Siaud, che trasportata all’oggi la vicenda, ma poco funzionale al libretto, sopratutto nella parte finale. Ed anche la direzione musicale della francese Laurence Equilbey, pur essendo una specialista riconosciuta del repertorio mozartiano, non è piaciuta a tutti per aver introdotto molti rumori d’ambiente ed altri effetti speciali, anche se ben integrati nella partitura, e malgrado il fatto che i suoi ensemble, Insula Orchestra e il coro Accentus, hanno regalato una lettura delle pagine di Mozart molto curata, ricca di colori e sfumature ben bilanciate, interventi strumentali precisi e dinamiche vivaci che hanno messo ben il valore la creatività e brillantezza della musica di Mozart. Un’opera scritta a 26 anni, con ancora tutti gli slanci della giovinezza ma anche con la maturità di uno stile personale già ben definito, alternando con sapienza le arie delicate degli innamorati con momenti di puro umorismo e condendo il tutto con quell’esotismo tanto alla moda al tempo, che la direttrice d’orchestra si è divertita ad arricchire ulteriormente, nello spirito di Mozart, con i suoni che gli strumenti d’oggi permettono. Ed anche chiudendo alcune delle scene chiavi con un fragoroso colpo di pistola da parte di Osmin, il becero guardiano dell’harem qui sin versione capo delle guardie in stile buttafuori di locale notturno con abito e occhiali neri. In un ambiente bianco, con un’architettura traforata percorsa da una sinuosa striscia blu e con qualche altro vago motivo orientale nei decori, con opere d’arte che ne sottolineano l’eleganza contemporanea, le scenografie di Romain Fabre arrivano nel secondo tempo a creare una specie di locale notturno molto sofisticato all’interno del Palazzo, bello a vedersi ma poco in linea con quello che sta succedendo.
Analogamente i costumi di Jean-Daniel Vuillermoz, pur gradevoli a vedersi, non si capisce perché diventano abiti da sera per la fuga delle due coppie, con un ballo in maschera che pure avrebbe avuto senso se meglio raccontato. E non aiutano nemmeno i video di Eric Maniengui, primi piani ben realizzati ma freddi, che non contribuiscono a trasmettere meglio i sentimenti dei protagonisti. Emozioni che arrivano invece bene dalla voce dei cantanti, tutti molto bravi e adatti al repertorio mozartiano. Il ruolo di Konstanze è affidato ad una Jessica Pratt, soprano notoriamente dal bel canto esemplare per la bellezza degli acuti e l'agilità della voce, perfetta per la parte, in piena forma a Parigi che ha entusiasmato il pubblico del Théâtre des Champs-Elysées; Belmonte è stato interpretato invece dal tenore samoano Amitai Pati, il fratello del già affermato Pene Pati, anche lui dal bel timbro morbido e fiati lunghi, molto seducente, deve solo rendere ancora un po’ più naturale la sua interpretazione; il basso croato Ante Jerkunica è stato poi Osmin, un ruolo che ha già cantato molte volte e che interpreta con ironia ed in modo moderno, senza mai strafare e cadere in una lettura esageratamente becera del personaggio; la frizzante Blonde è il giovane soprano lirico Manon Lamaison e il suo amato Pedrillo è interpretato, pure con la dovuta leggerezza e brio, dal giovane tenore Brenton Ryan; infine, la parte di Selim è affidata al bravo attore-danzatore tedesco Uli Kirsch, un pascià elegante e giovanile che contribuisce in modo determinante a quella lettura contemporanea e raffinata, ironica più che buffa, del libretto che è stato l’obiettivo, non del tutto centrato, del regista. Un allestimento che ha il merito, come anche l’interpretazione musicale della direttrice d’orchestra Laurence Equilbey, di avere comunque proposto una nuova contestualizzazione dell’opera mozartiana, integrandovi elementi visivi e musicali moderni, che ne rinnovano la freschezza e brillantezza.