Agnes Obel, piena di grazia

Tre concerti italiani

Agnes Obel (foto Alex Bruel Flagstad)
Agnes Obel (foto Alex Bruel Flagstad)
Recensione
pop
Auditorium Lingotto, Torino
06 Maggio 2014
Roma, Torino, Milano: Agnes Obel in concerti italiani il 5, 6 e 7 maggio 2014. Due dischi soltanto al momento, "Philharmonics" nel 2010 e "Aventine" di soli sei mesi fa. Danese migrata nel distretto berlinese di Neukölln, e lì sbocciata in un posto in cui - dice - «per farti riconoscere devi fare qualcosa di davvero straordinario!». E lei lo ha fatto, qualcosa di straordinario. Ha scritto una ventina di canzoni che canta con la sua voce sussurrata e piena di riverberi delicati, e rari, improvvisi scoppi di affermazione. Si accompagna al pianoforte facendo del pianoforte non un “accompagnamento", ma una seconda voce, e poi ha voluto dialogare con i picchiettati e i pizzicati di un violoncello e di un violino (in questo tour Charlotte Danhier e Sarah Posen, belga e canadese, anche back vocalists e "coriste" in molti brani, a formare un trio molto femmineo). Agnes Obel, con un volto bello e gentile, e belli capelli biondi (una Julija Tymoshenko della prima ora della canzone nordica) potrebbe indubbiamente far leva sulla sua bellezza, ma non ne abusa: nelle foto dei concerti preferisce restituire l'atmosfera jazzy, da club fumoso e intimo, mai sensuale e torbido e sempre onirico, di remote memorie flou: «Per scrivere questi due dischi ho provato ad andare molto indietro nel tempo, tornando con la mente a queste memorie di melodie, di suoni di quando ero bambina» ha detto a Francesco Vignani che l'ha intervistata per "il giornale della musica" di maggio, una bella intervista che Agnes ho postato nella sua pagina Facebook. E infine, schivata la pioggia di inevitabili "mi ricorda un po'..." (il Nyman di "The Piano”, Kate Bush, Enya, Erik Satie, Joni Mitchell, PJ Harvey...) resta la fonte che lei stessa ci svela nel bis: queste infinite, minimaliste melodie cullanti, queste ninne-nanne pop, questi sogni che ti stordiscono come un valzer fiabesco infinito vengono dalle antiche melodie nordiche, dalle "ballads" scozzesi, inglesi, scandinave. Lì c'è il germe di tanta della malinconica grazia di questa incantevole Obel. [br/][br/][a href='https://www.youtube.com/watch?v=YNsacakNkJ4 ']Agnes Obel, “Aventine”[/a]

Interpreti: Agnes Obel

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

Successo a Ravenna Festival per il ritorno dal vivo di Vinicio Capossela, tra riflessioni e nostalgie

pop

300.000 visualizzazioni per il concerto in streaming dell’artista israeliana nell’ambito di Il jazz italiano per Bergamo

pop

Il tour di Ryley Walker dopo la disintossicazione rilancia il chitarrista americano, tra folk acido, psichedelia e songwriting di altissima fattura