A Trapani l’Elisir d’amore arriva in mongolfiera

Delizioso allestimento con ottimi interpreti siciliani: Desirée Rancatore, Giulio Pelligra, Vincenzo Taormina e Paolo Ingrasciotta. Regia di Massimo Pizzi Gasparon, sul podio il maestro Bruno Cinquegrani

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04 agosto 2026 • 4 minuti di lettura

L'Elisir d'amore al Teatro Giuseppe di Stefano-Villa Margherita di Trapani (foto Giuseppe Di Salvo)
L'Elisir d'amore al Teatro Giuseppe di Stefano-Villa Margherita di Trapani (foto Giuseppe Di Salvo)

Luglio Musicale Trapanese, Trapani

L'Elisir d'amore

30/07/2026 - 01/08/2026

Dopo tanti Elisir d’Amore ambientati nei posti più disparati, dalla moderna spiaggia al mitico far west, tornare al contesto originale del libretto, una settecentesca campagna spagnola al tempo della mietitura, ha paradossalmente il sapore di una boccata d’aria fresca. Sopratutto quando si recupera in pieno lo spirito gioioso del melodramma, come nella nuova produzione che chiude il ciclo operistico 2026 del Luglio Musicale Trapanese giunto alla 78ª stagione con l’apprezzata direzione artistica di Walter Roccaro. Regia, scene e costumi di questo Elisir d’amore sono tutti di Massimo Pizzi Gasparon Contarini, che ha pure firmato I Capuleti e i Montecchi di Bellini che hanno preceduto l’opera di Donizetti al Teatro Giuseppe Di Stefano di Trapani. In comune con quest’ultima, la struttura fissa della scenografia, che infatti risulta poco caratterizzata, ma c’è subito una piacevole sorpresa quando si aprono i pannelli e appare la proiezione di un campo mietuto con i caratteristici rotoli di paglia. Non è immagine statica, le nuvole si muovono e la scena cambia di colori come succede nella realtà nelle diverse ore della giorno e della notte, nel secondo atto arriverà anche una romantica, grande luna. Il tocco nuovo è l’arrivo di Dulcamare in mongolfiera, inizialmente piccola, lontana sull’orizzonte, e poi sempre più vicina sino a materializzarsi sul palco, operazione tecnicamente molto ben riuscita, videodesigner Virginio Levrio. Un’ambientazione semplice come da libretto, fresca e perfettamente in linea con la musica, con quella semplicità e leggerezza che fa sentire più vicina La Fille du régiment che Donizetti comporrà poi in stile Opéra comique nel 1840, mentre questa è del 1832, anche se qui c’è ancora tanto Rossini, tanto Barbiere di Siviglia con i suoi ritmi serrati, accanto ad anticipazioni dei languori romantici ed il sorriso che si mescola continuamente con la malinconia. Per il resto bastano poi in scena qualche balla di fieno per sedersi e dei tavoli a cavalletto per la festa di nozze ed il gioco è riuscito.

Se la parte visiva è gradevole, fluida e funzionale, grande successo ha riscosso anche la parte musicale con un cast tutto di ottimi interpreti e sul podio il maestro Bruno Cinquegrani che dirige con nettezza l’Orchestra e il Coro dell’Ente Luglio Musicale Trapanese molto ben istruito dal maestro Fabio Modica. Una produzione che riunisce tanti artisti siciliani affermati a livello internazionale, tutti perfetti per i loro ruoli. Il soprano palermitano Desirée Rancatore torna a vestire i panni di Adina che le calzano alla perfezione regalando una lezione di belcanto curato, sicuro, preciso, tanta tecnica e virtuosismo, ma anche un’interpretazione del personaggio studiata nei minimi dettagli, dalle espressioni del viso ai gesti delle mani per tratteggiare con tanta ironia ed intelligenza una donna che inizialmente sprezza per poi confessare, innanzitutto a se stessa, l’amore che ha nel segreto del cuore, splendida a questo proposito la sua aria “Prendi, per me sei libero” che condurrà, con veloce cambiamento di tono, al lieto finale. Il tenore catanese Giulio Pelligra, con il suo bel timbro chiaro, voce dolce e melodiosa, dizione precisa, è poi un ottimo Nemorino, sempliciotto dal cuore sincero, che interpreta con grande naturalezza. Molto delicata, intima la sua “Una furtiva lagrima” quasi sussurrata conclusa con richiesta di bis. Il suo avversario in amore, il sergente Belcore, è affidato ad un altro siciliano, catanese di nascita, il baritono Paolo Ingrasciotta che lo interpreta con la giusta misura di dovuta simpatica spacconeria. E poi c’è il palermitano Vincenzo Taormina, pure baritono ma con lo spirito, il ritmo, senso della battuta ed il sillabato veloce del basso buffo per cui il ruolo di Dulcamara è stato scritto, alto come uno spaventapasseri che qui il regista ha voluto il personaggio con il costume più colorato e il viso più marcatamente truccato per sottolinearne la comicità, concedendogli anche qualche simpatico riferimento al pubblico locale che naturalmente gli ha risposto con applausi entusiasti. I suoi duetti, prima con Nemorino e poi con Adina, sono tra i momenti migliori, ed i più applauditi, dello spettacolo. Completa il cast il giovane soprano agrigentino Grazia Sinagra che invece debutta nella piccola parte della contadina Giannetta e vien voglia di sentirla in ruoli più impegnativi.

Le azioni sceniche sono arricchite da quattro danzatrici ben integrate con i cantanti protagonisti ed anche del coro che si dimostra compatto e preciso nei suoi interventi che danno voce agli umori del villaggio. Simpatica infine anche l’idea di distribuire al pubblico, durante l’intervallo, qualche bottiglia d’elisir d’amore, non vino di Bordeaux ma succo di mirtillo.