A ciascuno la sua Tosca

Per il Festival Puccini a Torre del Lago grandi firme vocali a rotazione

AM

21 luglio 2026 • 3 minuti di lettura

Il finale dell’Atto I° - foto Giorgio Andreuccetti
Il finale dell’Atto I° - foto Giorgio Andreuccetti

Gran Teatro all'Aperto Giacomo Puccini, Torre del Lago

Tosca

18/07/2026 - 18/07/2026

L’edizione 2026 del Festival Puccini a Torre del Lago impagina, come di consueto, la programmazione dei titoli operistici nel Gran Teatro all’Aperto in modo da offrire almeno un nuovo allestimento e da ruotarne di storici del festival, ricombinando per ciascuna data, in genere abbastanza distanti tra loro, gli interpreti delle parti principali.

Accade così, per il pubblico più affezionato, di poter ascoltare in ogni stagione – e perfino in stagioni limitrofe – una realizzazione sempre differente di un titolo, almeno sul piano vocale: la prima Tosca delle quattro previste nel programma in corso, appena avviatosi con una Turandot del centenario, è spettata a un trio "primario" formato da Eleonora Buratto, Adam Smith e Ludovic Tézier, destinato però nelle prossime recite a rinnovarsi costantemente.

È una logica che mette in luce i profili interpretativi sulla scena, alla quale per la Tosca del 2026 ha brillantemente servito sul piano architettonico-spaziale (meno nel movimento dei personaggi) un allestimento del Festival firmato – anche i costumi – da Maria Todaro, con scene di Carlo Centolavigna sostanzialmente perimetrali e funzionali a raccogliere il suono e veicolarlo meglio all’aperto, operazione ben supportata, nonostante qualche eco, dal reparto fonico elettroacustico del teatro.

La lettura direttoriale di Carlo Montanaro, alla testa dei complessi del Festival, ha nondimeno offerto momenti accattivanti, su tutti l’algido svuotamento timbrico del finale del 2° atto, o il denso pannello appena precedente che ha messo in luce una buona qualità d’insieme degli archi; lodevole in ogni caso la tenuta complessiva che instaura tra complessi e solisti, magari con qualche scelta di metronomo inclinante al contemplativo, ma dando sicurezza all’insieme, e lasciando che emerga comunque la straordinaria maestria drammatico-musicale di Puccini nel "portar per mano" tutte le componenti interpretative.

Eleonora Buratto (Tosca) e Ludovic Tézier (Scarpia) nell’Atto II°  (foto Giorgio Andreuccetti)
Eleonora Buratto (Tosca) e Ludovic Tézier (Scarpia) nell’Atto II° (foto Giorgio Andreuccetti)

Le prove vocali: ragguardevole la Tosca di Eleonora Buratto, sempre solida e profonda nella proiezione del suono, spesso tagliente – nello spirito del personaggio – eppure qua e là più morbida; l’ovazione al termine di “Vissi d’arte” ha giustificato un bis, interessante per alcune diverse sfumature tra le due esecuzioni. Ludovic Tézier è uno Scarpia efficacissimo, timbro rotondo e pulito, dizione ben scolpita, fraseggi chiari, qualche volta forse leggermente sopra le righe nel gesto (anche vocalmente), ma con un risultato drammaturgicamente plastico in tutte le maschere del demiurgico personaggio. Porta a caso un buon esito pure il Cavaradossi di Adam Smith, credibilissimo nella parola, ben differenziato nel porgere gli aspetti ora volitivi ora atrabiliari della parte, magari un po’ legnoso nell’arioso di apertura (ma è noto quanto sia insidioso) e in altre zone di acuti più lirici. Ottimo, per vocalità e concetto teatrale del ruolo, il Sagrestano di Claudio Ottino, considerando anche la funzione nevralgica dei suoi interventi.

Convincenti Orlando Polidoro (Spoletta) e Omar Cepparolli (Sciarrone), e non da meno il Pastorello di Kim Yeseul; forse appena affaticato l’Angelotti di Luciano Leoni, eppure in tono col personaggio.

Anche il pubblico, sebbene numeroso e plaudente, è uscito alquanto affaticato dalla serata, ma il caldo – assieme alla necessità di lunghi cambi scena – è apparso il maggior colpevole al riguardo.