A Montpellier Don Giovanni ritorna

Interessante nuova regia di Agnès Jaoui, elegante Mikhail Timoshenko nel ruolo titolo

AT

04 giugno 2026 • 4 minuti di lettura

Don Giovanni all'Opera di Montpellier (@MarcGinot)
Don Giovanni all'Opera di Montpellier (@MarcGinot)

Opéra Berlioz, Le Corum, Montpellier

Don Giovanni

24/05/2026 - 31/05/2026

Un finale a sorpresa che ribalta tutta la morale del dramma giocoso e che ci piace pensare che, probabilmente, a un burlone quale era Mozart sarebbe piaciuto molto. Agnès Jaoui, attrice e realizzatrice per il cinema, ma anche cantante lirica e da ultimo pure regista d’opera, si era fatta già notare la scorsa stagione per la messa in scena del raro “L’uomo femina” di Baldassare Galuppi. Adesso è al suo secondo allestimento d’opera con un Don Giovanni che, creato lo scorso novembre all'Opéra national du Capitole de Toulouse, è arrivato poi a Montepelleir forte di una distribuzione di ottime voci. A cominciare dal baritono-basso russo Mikhail Timoshenko, debutto nel ruolo titolo già a Toulouse, che regala una versione del personaggio molto elegante, raffinata, assai affascinante, di gusto potremmo dire francese, già per il costume tutto luccicante che lo fa sembrare un Re Sole, sopratutto per l’uso molto garbato della voce, non potente ma dal timbro morbidamente sensuale, come si è potuto apprezzare sopratutto nella sua strepitosa, delicatissima serenata “Deh, vieni alla finestra” del secondo atto. In più, con un gioco interpretativo già sicuro, molto naturale, e con una dizione perfetta e chiara dell’italiano. Naturalezza che invece ancora manca al basso-baritono californiano Evan Hughes che interpreta Leporello: ha un bel timbro, canta con cura ma i suoi accenti musicali molto marcati impediscono però al personaggio di emergere con la necessaria spontaneità buffa che il ruolo richiede, al contrario appare un servo con molta nobiltà anche quando interpreta i momenti più comici. Anche Don Ottavio, interpretato dal tenore scozzese Michael Gibson, ha bella voce aggraziata adatt alla parte, ma non convince, in questo caso per mancanza di energia in scena, lo si vede anche per la mollezza con cui tiene la spada con cui minaccia Don Giovanni. Perfetto invece per il ruolo del Commendatore è il basso danese Stephen Milling, non a caso grande interprete wagneriano, possente e minaccioso come deve essere. Una piacevole sorpresa è il basso tedesco Frederic Jost, dizione italiana ottima, che ha debutto nel ruolo di Masetto dando dignità ad un personaggio troppo spesso trattato in modo eccessivamente macchiettistico. Belle voci anche tra i personaggi femminili: il mezzosoprano Karine Deshayes è una Donna Elvira che ben sa passare dall’espressività drammatica dell’ira alle note dolenti della donna tradita e abbandonata, ma le parole non sono bel scolpite, la dizione italiana è ancora da migliorare; il soprano rumeno-americano Esther Tone ha poi debuttato come Donna Anna, voce potente, sicura, disinvolta nelle agilità. Debutto nel ruolo anche per il giovane soprano viennese Miriam Kutrowatz, una Zerlina brillante, anche lei dall’italiano poco comprensibile, che la regista ci presente evidenziando come non sia solo passiva preda di Don Giovanni ma anche una un po’ cinica manipolatrice, attraverso i suoi favori sessuali, di Masetto. Bene anche il coro istruito da Noëlle Gény. E’ una regia che mette bene in risalto come quello che si chiama amore nasconde spesso ben altro ed è, in realtà, più un groviglio di pulsioni diverse. Il direttore d'orchestra olandese-australiano Benjamin Bayl asseconda regia e cantanti, ma dilatando a volte un po’ troppo i tempi per dare più spazio alle voci, facendo perdere, a tratti, un po’ di gioiosità alla partitura. Una piacevole sorpresa il video che accompagna l’ouverture che passa da sfocati particolari dei musicisti in fossa ad un più netto direttore con mantella e cappello con piume, introducendoci anche al fatto che i costumi saranno d’ispirazione d’epoca, molto belli sono di Pierre-Jean Larroque, mentre le scene, pure con riferimenti stilistici storici di Eric Ruf, membro della Comédie Française, sono meno gradevoli a vedersi, scuri e poveri, arricchiti da qualche colorata portantina e candidi panni stesi, ma che non caratterizzano a volte sufficientemente i diversi ambienti,, ma sono funzionali perché si tratta di moduli verticali adattabili alle diverse dimensioni del palcoscenici dove quest’allestimento deve essere montato, tenuto conto che si tratta di una coproduzione di cinque teatri d'opera francesi (Opéra national du Capitole de Toulouse, Opéra Orchestre national Montpellier Occitanie, Opéra-Odéon Marsiglia, Opéra de Dijon, Grand Théâtre–Opéra de Tours). Regalano un po’ di colore alla scena le belle luci di Bertrand Couderc, anche con suggestivi effetti di sagome in nero ed una grande luna che si anima sorridendo agli innamorati mentre passano stelle filanti. Infine l’ultima sorpresa, cantata la morale, negli ultimi secondi prima della chiusura del sipario, ecco che ritorna Don Giovanni con un bicchiere di vino rosso in mano ed il suo solito sorriso da vincitore.