A Liegi Otello annega nei suoi pensieri
Atteso debutto del tenore Luciano Ganci nel ruolo del titolo, buona prova anche di Maria Teresa Leva come Desdemona. Sul podio Francesco Lanzillotta
23 giugno 2026 • 4 minuti di lettura
Opéra Royal de Wallonie-Liége
Otello di Verdi
19/06/2026 - 27/06/2026La tempesta è finita, Otello è riuscito ad approdare a Cipro sano e salvo, ma in realtà un’altra tempesta sta per scatenarsi nella sua testa e stavolta non riuscirà a salvarsi. La nuova produzione di Otello all'Opéra Royal de Wallonie-Liège firmata dal regista Allex Aguilera mette in evidenza gli effetti nefasti della manipolazione psicologica di Jago su Otello che si vede sprofondare sempre più nelle acque deiei bei video di Arnaud Pottier che aprono ogni atto, sino ad affondare completamente. Un allestimento che è simile a quelli realizzati dallo stesso regista in altri teatri, con le scenografie di Bruno de Lavenère che propongono una struttura fissa su più piani che le luci di di Laurent Castaingt e le proiezioni video rendono adatte alle diverse scene, con meno efficacia nei primi due atti, più funzionali e belle a vedersi nel terzo, e con solo una pedana infine al centro per richiamare la stanza nuziale che sarà teatro della tragedia finale. I costumi di Françoise Raybaud sono, come al solito, molto eleganti e curati. Se la messa in scena non è particolarmente interessante, e troppo carica di elementi quando è presente anche il coro che canta bene ma è poco naturale nelle movenze, l’interesse di questa nuova produzione è dunque sopratutto nel cast, a cominciare nell’attesissimo debutto del tenore Luciano Ganci nel ruolo di Otello. Aspettative non deluse, il tenore romano è maturato abbastanza per affrontare un ruolo verdiano che pochi oggi hanno le potenzialità per cantarlo, certo l’emozione della presa di ruolo si è sentita nel difficilissimo esordio in scena “Esultate! L'orgoglio musulmano sepolto è in mar” cantato dall’alto di un’impalcatura che alla prima non ha riempito la sala come avrebbe potuto, ma subito l’identificazione con il personaggio si è fatta totale e Ganci ha cantato con la necessaria sicurezza del condottiero, da una parte, e dall’altra, con tutto il travaglio di un uomo innamorato roso dalla gelosia. Atteggiamenti e sentimenti contrastanti che ha reso magnificamente con la sua voce dal timbro vellutato, con la sua innata musicalità, con parole perfettamente scolpite e la potenza squillante dei suoi acuti.
Il ruolo di Desdemona è stato affidato alla giovane Maria Teresa Leva, famosa già per i suoi filati e che si è fatto notare per la bravura dell’interpretazione di Madama Butterfly, qui dal timbro un po’ scuro per il personaggio ma dal lirismo toccante. Avrebbe meritato qualche applauso alla fine delle sue arie più famose, non ci sono stati alla prima neppure dopo la Canzone del salice, cantata con eleganza e perizia tecnica. Il pubblico ha ricompensato gli artisti solo alla fine, e lungamente, ma a scena aperta, solo qualche bravo per Ganci. Lo stesso può dirsi per l’interpretazione orchestrale sotto la direzione del maestro Francesco Lanzillotta, al suo debutto all'Opéra Royal de Wallonie-Liège, con forti accenti e parti degli strumenti solisti messe in evidenza; che ha raccolto applausi solo dei ringraziamenti finali. Complice il caldo, il pubblico è sembrato più freddo del solito a Liegi, come se le emozioni facessero fatica a passare.
Il terzo ruolo principale dell’Otello, quello di Jago, è stato poi affidato al baritono russo Roman Burdenko che invece ha deluso un po’. Sentito recentemente come Giorgio Germont nella Traviata all’Opèra de Paris Bastille, ed apprezzato per bel timbro e dizione italiana chiara, invece ha peccato proprio su quest’ultimo punto, come se il ruolo non fosse stato altrettanto accuratamente studiato, la presenza scenica c’è ma il suo canto è poco comprensibile, sopratutto nei tempi più rapidi. E nel suo famoso monologo “Credo in un Dio crudel” la sua interpretazione è purtroppo pure disturbata dalla decisione del regista di farlo trasportare da un punto all’altro del palcoscenico da un gruppo di uomini, per motivi non chiari. In generale, la direzione dei personaggi lascia perplessi, anche Otello riceve lo stesso trattamento e, come se non bastasse, canta nella scena finale verso il pubblico, come nelle vecchie regie, e non rivolgendosi a Desdemona che sta accusando.
Una bella sorpresa è stata invece il giovane Paride Cataldo nella parte di Cassio, voce tenorile chiara e brillante e bella presenza scenica. Convincente il Roderigo del tenore macedone Blagoi Nacoski; il basso Luca Dall’Amico è stato un apprezzabile Lodovico; il basso Nicolò Donini ha ben interpretato Montano, infine il mezzosoprano Julie Bailly è stata un’Emilia. Luciano Ganci e Maria Teresa Leva si ritroveranno a Liegi alla fine della prossima stagione per una nuova produzione di Turandot con il finale scritto da Andrea Battistoni, un altro evento da non perdere.