Nuova produzione di "Lucrezia Borgia" a Liegi
Applauditissima Jessica Pratt, sul podio Giampaolo Bisanti
13 aprile 2026 • 4 minuti di lettura
Opéra Royal de Wallonie-Liége
Lucrezia Borgia
10/04/2026 - 18/04/2026Belle le voci, ma lo spettacolo non convince. Per mettere in scena Lucrezia Borgia, si sa, ci vogliono ottimi belcantisti, e sulla carta la nuova produzione dell’opera di Donizetti a Liegi, presenta tra i nomi più importanti oggi della categoria, a cominciare dal soprano Jessica Pratt nel ruolo titolo e dal tenore Dmitry Korchak in quello di Gennaro, il figlio, che non sa di esserlo, di Lucrezia. Per la Pratt è stato un gran successo, perché incanta con i suoi tanti e curati acuti, vocalizzi e pianissimo, ornando la partitura al meglio per la sua vocalità, ma la sua eterea e dolce voce non si adatta in pieno al personaggio, che è tenera madre ma anche spietata vendicatrice, il soprano australiano eccelle nell’interpretazione del primo aspetto, ma è meno credibile nel secondo perché la sua voce non ha la necessaria corposità. Ed anche Korchak conquista per la bellezza della voce ma, alla première, non è sembrato in pienissima forma, l’avere allargato tanto il suo repertorio, sino al Lohengrin, sembra avergli un po’ nuociuto come belcantista. L’altra, unica, voce protagonista femminile, il mezzosoprano canadese Julie Boulianne nei panni en travesti di Maffio Orsini, parte scritto per contralto, è pure molto brava ma il colore della sua voce non riesce a dare la necessaria incisività e brillantezza al ruolo del fiero migliore amico di Gennaro, anche poeta, ma il duetto tra i due amici nel II atto riesce lo stesso a colpire per bellezza. Invece convince in pieno il basso baritono croato Marko Mimica come Alfonso d’Este, il marito di Lucrezia, autorevole e fermamente implacabile. Belle voci anche quelle di molti altri interpreti dei tanti personaggi minori: dal basso Luca Dall’Amico come Don Gazella ai tenori Roberto Covatta come Liverotto, Marco Miglietta come Vitellezzo e Lorenzo Martelli come Rustighello. E meritano una citazione anche Francesco Leone come Gubetta, William Corrò come Astolfo e Rocco Cavalluzzi come Petrucci. Sul podio il maestro Giampaolo Bisanti porta avanti il dramma con un tempo sostenuto che giova a non fare calare la tensione sino al finale drammatico, ma dando il necessario spazio alla virtuosità degli interpreti e ai solisti dell’orchestra, ben integrando anche le scene del coro.
La messa in scena è stata affidata a Jean-Louis Grinda, che è stato direttore generale ed artistico dell'Opéra Royal de Wallonie-Liège dal 1996 al 2007 e da allora ritorna regolarmente a Liegi per delle regie. Il suo visuale propone come figura chiave la Madonna col bambino, per sottolineare sia i sentimenti segreti di Lucrezia, d’amore materno e di melanconia per il figlio che ha dovuto abbandonare e, dall’altra parte, anche l’amore di Gennaro per la madre idealizzata che non ha mai conosciuto. Tale scelta finisce per accentuare ancora di più l’interpretazione da dolce mamma della Pratt e fa notare ancora di più il fatto che per il ruolo di Lucrezia ci vorrebbe una voce più scura e piena per avere un personaggio a tutto tondo, con tutta la sua contraddittoria personalità, e il viraggio di colori verso il rosso delle ultime scene non basta a rendere tale drammaticità. In collaborazione per scenografie e luci con Laurent Castaingt, per il prologo ambientato a Venezia ed le prime scene a Ferrara, il regista ha proposto una grande scala centrale con sullo sfondo i profili riconoscibile delle due città, con proiezioni sulle quinte di madonne, armi od anche, nelle scene a Palazzo Ducale, occhi che sembrano spiare. Più banale, caratterizzata solo da una grande tavolata, poi la festa a casa della principessa Negroni con una specie di sfilata di moda delle dame, i costumi d’ispirazione d’epoca e di bella fattura sono di Françoise Raybaud. Pasticciati, poco chiari, poi i movimenti scenici per passare al finale con la morte di Gennaro illustrata con una pietosa moderna immagine della Deposizione di Gesù, ma qui è la madre stessa che ha avvelenato il figlio, anche se involontariamente, perché voleva uccidere tutti gli altri veneziani. Anche l’apparizione del bambino vestito da angioletto con le ali illuminate appare un ulteriore eccessivo sbilanciamento verso l’intimità positiva, materna e filiale, dei personaggi. Alla fine, malgrado tutto, trionfo per Jessica Pratt, come già l’anno scorso per la sua Lucrezia Borgia a Firenze, perché il soprano è indubbiamente bravissima, e applausi calorosi anche per tutti gli altri interpreti e per la direzione di Bisanti.