A Bastille torna Nixon in China di Adams

Tra i più riusciti allestimenti di Valentina Carrasco, stavolta con la direzione di Kent Nagano, Renée Fleming e Thomas Hampson sono di nuovo i Nixon

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04 marzo 2026 • 4 minuti di lettura

Nixon in China (Foto Vincent Pontet / OdP)
Nixon in China (Foto Vincent Pontet / OdP)

Opera Bastille Parigi

Nixon in China

24/02/2026 - 20/03/2026

Allestimento creato nel 2023, per il suo ingresso nel repertorio dell'Opéra di Parigi, Nixon in China di John Adams con la regia di Valentina Carrasco conferma la sua validità e bissa il successo. E’ un vero piacere vedere un teatro grande come Bastille riempirsi per un’opera del Novecento, la sua prima rappresentazione è avvenuta nel 1987 a Houston, con una partitura minimalista, martellante, ossessiva, ipnotica, che se ad un orecchio poco attento o non abituato può sembrare ripetitiva, si rivela invece ricca di variazioni e di contributi strumentali, con l’uso del sintetizzatore integrato ad un’orchestra classica arricchita di sassofoni e percussioni, ottenendo un inconfondibile mix di elettronica, sonorità neoclassiche e jazz, anche con acceni melodie orecchiabili, da colonna sonora di film riconoscibilissime sin dalle prime battute. Tutto questo è stato ben espresso dalla direzione densa di suoni e sfumature, tesa e coinvolgente del maestro Kent Nagano che, allo stesso tempo, ha ben sorretto il surplus di poesia visiva che ha aggiunto al libretto la messa in scena di Valentina Carrasco. Se la librettista Alice Goodman aveva infatti voluto indagare la psicologia dei personaggi, al di là dei momenti ufficiali e pubblici, inserendo alcune riflessioni intime, in camera da letto, tra le coppie, la regista ha utilizzato molto efficacemente anche il simbolismo dell’aquila e del dragone per rappresentare i due paesi. E così nella prima scena l’aereo presidenziale diventa una bellissima aquila d’acciaio, con gli occhi scintillanti, e i Nixon arrivano non scendendo la scaletta, come previsto dal libretto, ma camminando sul tappeto rosso. L’aquila di metallo ritornerà poi ancora un’ultima volta per riportare a casa gli ospiti, chiudendo visivamente con grade suggestione l’opera. Allo stesso modo un magnifico dragone rosso aggiunge poesia alle riflessioni di Pat Nixon , bellissima l’aria “This is prophetic”, uno dei momenti più toccanti dell’interpretazione del soprano Renée Fleming della moglie di Nixon, voce sottile ma dagli acuti penetranti, dolente e accorata da grande interprete quale è. Altra scelta fondante vincente è poi il riferimento alla “diplomazia del ping pong”, pure non presente nel libretto della Goodman, anche se la storica visita del presidente americano Richard Nixon in Cina nel 1972 ha le sue radici, com’è noto, proprio nello spontaneo avvicinamento delle squadre americane e cinesi ai Campionati mondiali di tennis da tavolo del 1971 in Giappone, malgrado il divieto di contatti in piena Guerra Fredda, episodio molto noto perché anche ripreso in una scena del film Forrest Gump di Robert Zemeckis del 1994 , in cui il protagonista incarna il capitano della squadra americana.

Con un tavolo di ping pong, su un fondo nero, di apre invece con la Carrasco l’opera, e il tennis da tavolo e la diplomazia del ping pong ritorneranno ad essere visivamente citati a più riprese. Thomas Hampson e Renée Fleming nei ruoli di Richard e Pat Nixon. Nel ruolo di Richard Nixon è tornato pure, come nel 2023, il baritono americano Thomas Hampson che colpisce per la sua interpretazione curatissima di un ruolo che padroneggia alla perfezione, è ormai una specialista della parte, molto intensa è già la sua aria “News News” in cui esprime con grande efficacia la consapevolezza di essere protagonista di un momento storico di cui tutto il mondo parlerà. Ottimo anche il baritono cinese Xiaomeng Zhang, dalla voce ben sonora e tecnica sicura, che interpreta il primo ministro Chou En-Lai. Convincono meno invece il tenore americano John Matthew Myers come Mao Tse-tung e il basso australiano Joshua Bloom come Henry Kissinger. Dal lato femminile, brava anche Caroline Wettergreen il soprano di coloratura norvegese che interpreta Jiang Q’ing, la moglie un po’ esaltata di Mao, e meritano una citazione pure le tre segretarie del presidente cinese: le tre mezzosoprano Aebh Kelly, Ning Liang ed Emanuela Pascu. Ottima prova del coro istruito dal maestro Alessandro Di Stefano.

Bravi tutti anche a seguire i precisi movimenti scenici voluti dalla Carrasco che dimostra di saper sia ben dirigere i singoli che le masse, quest’ultime molto importanti in un’opera dove il popolo cinese è pure protagonista sin dalle prime battute, con le Guardie Rosse che, prima dell’atterraggio dell’aereo americano, intonano "Le Tre Grandi Regole della Disciplina" e "Le Otto Raccomandazioni". Se nulla è criticabile nei costumi di Silvia Aymonino e nelle luci di Peter Van Praet, le scene di Carles Berga e Peter Van Praet invece convincono meno nella seconda scena del primo atto, quando gli americani raggiungono Mao nel suo studio: per mostrare anche cosa c’era sotto il regime cinese, lo studio di Mao è al secondo livello di una costruzione che mostra in basso dissidenti torturati, tra questi anche un violinista, e forni dove si bruciano libri. Opportune e ben integrate invece le foto storiche che vengono proiettate e che riallacciano la finzione alla realtà. Poteva essere reso meglio anche il banchetto di Stato della prima sera, mentre molto intelligente è l’uso a più scopi delle tre gradinate, ad esempio, ruotate e ricoperte da teli verdeggianti in pochi secondi ci fanno immergere nella bellissima natura che fa da sfondo all’apparizione del dragone. Assai poetici infine anche sono i grossi fiocchi di neve fissati su un velo di sipario e che richiamano anche un po’ le palline da ping pong che ritornano a più riprese in scena a rimbalzare da una parte all’altra, come gli scambi sonori e di gesti dei personaggi.