Tanto grande repertorio e qualche novità al Liceu di Barcellona

Un programma che accontenta il pubblico più tradizionalista ma stimola anche un pubblico più attento al nuovo

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Teatro Liceu di Barcellona
Teatro Liceu di Barcellona

“Salto nel vuoto” è il titolo che campeggia in testa al programma della stagione 2022/2023 del Liceu di Barcellona, il massimo teatro lirico spagnolo insieme al Reál di Madrid. E subito sotto si legge: “In questa stagione il pubblico passa da essere spettatore ad assumere un nuovo ruolo da protagonista. Niente più sarà uguale. Facciamo questo viaggio insieme?”

Il viaggio inizia il 20 settembre con la Sinfonia n. 9  di Mahler diretta da Gustavo Dudamel. Il giorno successivo, con un deciso cambiamento d’atmosfera, si passa dal tragico al comico: il sipario si alza su Don Pasquale, che vede sul podio Josep Pons, il direttore titolare del teatro. È un nuovo allestimento con la regia di Damiano Michieletto e le scene di Paolo Fantin, che poi vedremo anche in Italia, perché è coprodotto con i teatri di Londra, Parigi e Palermo. Il cast è attentamente selezionato: Carlos Chausson, Sara Blanch, Xabier Anduaga, Andrzej Filonczyk (e Alessandro Corbelli nel ruolo del titolo nel secondo cast). Come sempre avviene a Barcellona per il grande repertorio, le repliche sono molte: nove.

A ottobre va in scena in prima assoluta La gata perduda  con la musica di Arnau Tordera e il libretto di Victoria Szpunberg: è definita “opera comunitaria” e si ispira alla vita e ai suoni del quartiere più “eclettico” di Barcellona. Subito dopo si torna al grande repertorio con undici recite del Trovatore,  messo in scena dal furero  Alex Ollé, quest’anno artista residente del teatro, e diretto da Riccardo Frizza con Vittorio Grigolo e Saioa Hernández protagonisti del primo cast. Tra le repliche dell’opera di Verdi s’inserisce un recital di Cecilia Bartoli, seguito dal concerto di tre grandi cantante wagneriane (Lise Davidsen, Waltraud Mieier e Iréne Theorin) e dal secondo libro dei Madrigali di Monteverdi con Rinaldo Alessandrini e Concerto Italiano.

Il 2022 si chiude con un altro titolo del grande repertorio italiano: Il Trittico di Puccini, con la regia di Lotte De Beer e Susanna Mälkk sul podio. Nel folto cast figurano Lise Davidsen e Brandon Jovanovich (Tabarro), Ermolena Jaho e Daniela Barcellona (Suor Angelica) e Ambrogio Maestri e Ruth Iniesta (Gianni Schicchi). E con un altro titolo pucciniano si apre il 2023: è Tosca,  nelle cui quindici recite si alternano quattro Floria Tosca (Aleksandra Kurzak, Maria Agresta, Sondra Radvanovsky e Monica Zanettin), tre Cavaradossi (Roberto Alagna, Josph Calleja e Antonio Corianò) e tre Scarpia (Evgeny Nikitin, George Gagnidze e Luca Salsi). Radvanovsky e Salsi tornano a febbraio come protagonisti della nuova produzione del Macbeth  firmata da Jaume Plensa e diretta da Josep Pons.

Poi ci si allontana dal repertorio più noto. Per una sola sera e in forma di concerto (17 febbraio) sarà eseguita Alcina  di Haendel, protagonisti Magdalena Kozena e Anna Bonitatibus, con Les Musiciens du Louvre diretti da Marc Minkowski. A marzo arriva a Barcellona uno spettacolo che da due anni sta girando il mondo, Sette morti di Maria Callas di Marina Abramović. Segue la prima assoluta di Alexina B.  della compositrice Raquel Garcia-Tomás, messa in scena da Marta Pazos. Ancora a marzo il ciclo liederistico Winterreise  di Schubert sarà realizzato in forma scenica da Bárbara Lluch nell’antico penitenziario La Model.

Aprile inizia con un’altra sinfonia di Mahler (la terza) diretta da Josep Pons, prosegue con un altro libro di madrigali di Monteverdi (il settimo) diretto da Rinaldo Alessandrini con Concerto Italiano e finisce con la prima opera di repertorio che non sia italiana, Manon  di Massenet (direttore Minkowski, regista Olivier Py, protagonisti Nadine Sierra e Javier Camarena). A cavallo tra maggio e giugno va in scena Parsifal,  con la regia di Klaus Guth e la direzione di Josep Pons.

L’ultima parte della stagione è quasi interamente dedicata a tre opere antiche: Orfeo ed Euridice  di Gluck diretto da René Jacobs in forma di concerto, una nuova produzione di Dido and Aeneas  di Purcell con la coreografia di Blanca Li e con Les Arts Florissants dirette da William Christie e L’incoronazione di Poppea  di Monteverdi diretta alternativamente da Jordi Savall e Luca Guglielmi, con la “pericolosa” regia di Calixto Bieito. A questo salto all’indietro nei secoli si contrappone nello stesso periodo uno spettacolo che allinea quattro “microopere” di nuova creazione. Concludono la stagione la Sinfonia n. 6  di Mahler, diretta da Josep Pons, e l’ultimo balletto, Coppélia  con Les Ballets de Monte-Carlo.

Quella del Liceu è dunque una stagione che dà grande spazio al tradizionale repertorio italiano, che evidentemente è molto popolare, perfinoe più popolare che in Italia, dove nessun teatro si arrischia a mettere in fila quindici repliche di Tosca, perché si rischierebbe che le ultime recite vadano semideserte. Ma al Liceu non mancano proposte più originali, rivolte evidentemente ad un pubblico con interessi più vasti e più vivaci, che vuole sentire anche qualcosa di nuovo.

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