Sotto il segno di Daniele Gatti
Presentato il cartellone del 2027 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: dodici opere di cui sette nuovi allestimenti, venti concerti sinfonici e sinfonico-corali, recital e ospiti di grande rilievo
22 giugno 2026 • 7 minuti di lettura
L’ha spiegato bene Daniele Gatti, durante la conferenza stampa tenutasi il 19 giugno nel grande ambiente alle Cascine dove ha sede il laboratorio di scenografia del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: direttore musicale è qualcosa di diverso da direttore principale, implicando una presenza più costante e un segno più incisivo nella programmazione e nel suo impianto. Come ripetiamo ancora una volta, Gatti, che come direttore principale è stato qui in anni recentissimi, avrebbe dovuto passare alla Scala dove però, a sorpresa, è stato scelto Myung-Whun Chung. E così il sovrintendente del Maggio Carlo Fuortes se lo è ripreso al volo, con questa carica più impegnativa e crediamo con soddisfazione reciproca, in una fase in cui, come è stato detto, “il Maggio è tornato a essere il Maggio” dopo tante tribolazioni, con produzioni di punta, conti a posto, incremento di pubblico soddisfatto, e biglietti a prezzi invariati se non per il modesto incremento di una zona della platea in Sala Grande.
Sono dodici le opere nel 2027: Traviata, Il mondo alla roversa di Baldassarre Galuppi, Il trovatore; A Midsummer Night’s Dream, Tristan un Isolde, Elektra, queste tre per il festival del Maggio che nel 2027 arriverà all’edizione n. 89; quindi Tosca in forma di concerto nella cavea esterna, a settembre si torna in sala con Macbeth in forma di concerto, poi Norma, Adriana Lecouvreur, Anna Bolena, Don Giovanni. Tre saranno dirette da Gatti, per sua scelta e con diverse motivazioni che hanno comunque a che vedere con la volontà di un nuovo suo confronto con tre capolavori. Si tratta di Il Trovatore (25 febbraio – 2 marzo, nuovo allestimento, regìa di Leo Muscato, spicca nel cast per il debutto come Leonora di Mariangela Sicilia, Cleopatra nel Giulio Cesare haendeliano ancora in scena); Elektra al Maggio (dal 20 al 28 giugno, nuovo allestimento, regìa di una firma affermata ma per la prima volta a Firenze, il francese Stéphane Braunschweig, Ricarda Merberth come Elettra, il ritorno a Firenze di Violeta Urmana come Clitennestra, ma segnaliamo anche come Egisto Nikolai Schukoff che ci era piaciuto molto come Erode nella Salome del 2025); e infine il Don Giovanni (3-11 dicembre, nuovo allestimento) in cui ci aspettiamo qualcosa di originale anche dalla regìa di Davide Menghini, che qui nel 2025 aveva fatto quel Der junge Lord di Henze giudicato miglior spettacolo dell’anno dalla giuria dell’Abbiati, nel cast citiamo almeno la Donna Anna ancora di Mariangela Sicilia e il fatto che Luca Micheletti, che nell’ultima edizione qui diretta da Zubin Mehta era il protagonista, stavolta farà Leporello, mentre Don Giovanni sarà Alex Esposito.
Delle altre opere, la Traviata di gennaio (15 – 22) è una ripresa, con Kristina Mkhitarian protagonista. Poi torna per l’opera settecentesca, e la cosa ci fa piacere, la collaborazione con l’Academia Montis Regalis che a fine 2025 aveva portato al Goldoni di Firenze, con ottimo risultato musicale, il Ciro di Alessandro Scarlatti, e che ritornerà, sempre con l’orchestra dell’Academia Montis Regalis sotto la direzione di Chiara Cattani, e sempre al Goldoni (piccolo teatro in effetti ideale per la musica antica), dal 30 gennaio al 2 febbraio 2027, con Il mondo alla roversa (1750) di Baldassarre Galuppi dalla divertente trama di fonte goldoniana in cui si immagina un mondo in cui le donne sono al comando. Delle nuove produzioni o coproduzioni parliamo un po’ più in dettaglio. Dell’opera inaugurale del festival, A Midsummer Night’s Dream di Britten da Shakespeare (18 – 28 aprile, coproduzione con Teatro Real di Madrid e Covent Garden) notiamo con favore il ritorno sul podio fiorentino dopo molti anni di Ivor Bolton, con la regìa di Deborah Warner e cast quasi interamente inglese; poi c’è Tristan und Isolde (20 – 29 maggio, nuovo allestimento, regìa di Keith Warner) che riporta su questo podio l’ottimo Alexander Soddy, già qui molto ammirato nella Salome e nel Macbeth, e avrà la grande Anja Campe come Isotta. Saltiamo poi a settembre (ma, come detto, a luglio, nella cavea esterna, ci sarà una Tosca in forma di concerto il 22), con un Macbeth in forma di concerto diretto da Nicola Luisotti e con due notevoli protagonisti, Ludovic Tézier e Anna Netrebko (unica data, 12 settembre), poi viene la ripresa della Norma del ‘25 (16 – 25 settembre) stavolta con Vasilisa Berzanskaja come protagonista, poi un’Adriana Lecouvreur con un allestimento che arriva dall’Opera Wallonie – Liege (10 – 19 ottobre, sul podio Francesco Lanzillotta, regìa di Arnaud Bernard) in cui torna, dopo il recente Ballo in maschera, Chiara Isotton come protagonista, e prima del già citato Don Giovanni di Gatti che chiude il cartellone operistico 2027, ritorna anche Jessica Pratt per un’altra regina donizettiana, Anna Bolena (nuovo allestimento in coproduzione con Cagliari, 7 – 14 novembre, Michele Spotti sul podio, regìa di Andrea Bernard).
Si comincia sempre dalle opere nel presentare le stagioni, ma non dobbiamo dimenticare che nel 1928 la Stabile Orchestrale Fiorentina (che si chiamerà Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino dopo la fondazione del festival, qualche anno dopo) nacque come orchestra sinfonica. Anche se non c’è più da un pezzo la distinzione fra stagione lirica e stagione sinfonica e relativi abbonamenti, e i due cartelloni sono diventati uno solo, tuttora l’offerta sinfonica e sinfonico-corale, aperta il 23 gennaio dal direttore onorario Zubin Mehta con un programma Haydn-Schubert, è cospicua, con venti programmi che saranno diretti da Daniele Gatti, Zubin Mehta, Riccardo Muti, James Conlon, Giulio Prandi, Renaud Capuçon, Ivor Bolton, Alexander Soddy, Diego Ceretta, Pietari Inkinen, Kirill Petrenko, Philippe Jordan, Emmanuel Tjeknavorian, Dmitry Matvienko, George Petrou. Si tratta di direttori presenti anche nel cartellone operistico, come Bolton e Soddy, di emergenti piaciuti molto nelle loro recenti prove fiorentine come Tjeknavorian, di graditi ritorni come Conlon e Ceretta alla guida dell’Orchestra della Toscana, di bacchette al loro esordio fiorentino, di ospitalità dal forte richiamo, come Il 7 aprile con l’Orchestre de Chambre de Lausanne diretta da Renaud Capuçon con Martha Argerich in un tutto Beethoven, l’ouverture Coriolano, il secondo concerto pianistico e la Settima, e il 14 giugno Kirill Petrenko con la Gustav Mahler Jugendorchester in cui la Quinta mahleriana è preceduta dalla Konzertmusik op. 50 di Hindemith.
Altre occasioni e centenari ottengono spazio: Riccardo Muti torna il 21 aprile per dirigere il diletto Cherubini, la messa solenne scritta per l’incoronazione di Carlo X, giacché Firenze ha ottemperato alla richiesta fatta da Muti in una precedente occasione di intitolare il teatro al direttore-fondatore di questa orchestra e del festival, Vittorio Gui; per celebrare il centenario di Rostropovich, Dmitry Matvienko dirigerà il 13 novembre la Sinfonia concertante op. 125 di Prokof’ev appunto dedicata al grande violoncellista con Ettore Pagano come solista, di cui abbiamo già avuto occasione di parlare in quanto primo italiano a vincere la sezione violoncelli del concorso Regina Elisabetta di Bruxelles.
Ma anche nella proposta sinfonica Daniele Gatti farà la parte del leone dirigendo sei concerti sinfonici (7 febbraio, 27 febbraio, 22 giugno, 30 giugno, 19 novembre, 4 dicembre), spaziando tra autori d’elezione come Stravinskij e Strauss, completando il discorso beethoveniano iniziato nel 2026 e adesso rafforzato dal bicentenario della morte, dando l’avvio ad un ciclo Bruckner che si estenderà anche al 2028 e accosta al grande sinfonista autori di pari rilievo a lui contemporanei o quasi: segnaliamo almeno il primo concerto del ciclo bruckneriano il 7 febbraio con il grande mezzosoprano Elīna Garanča con la Prima bruckneriana preceduta dai Rückert-Lieder di Mahler e pagine liederistiche del giovane Berg, e l’ultimo, il 4 dicembre, con la Terza di Bruckner e l’idolo di Bruckner, Wagner, rappresentato dai Wesendonck Lieder e da Preludio e morte d’Isotta con la voce solista di Camilla Nylund. Ricca e interessante anche la proposta dei recital solistici, fra cui le coproduzioni con gli Amici della Musica per i recital dei pianisti Beatrice Rana e Grigorij Sokolov (9 gennaio, 10 maggio) e del duo Maxim Vengerov (un grande ritorno) e Polina Osetinskaya, violino e pianoforte, l’11 giugno. Non meno rilevanti i recital e concerti vocali fra cui citiamo almeno come particolarmente attrattivo quello di Marina Rebeka e Jonas Kaufmann con l’orchestra del Maggio diretta da Jochen Rieder (24 ottobre).
Resta anche nel 2027 una buona offerta per le scuole e per le famiglie in orari convenienti, fra cui segnaliamo almeno l’intramontabile Pierino e il lupo con la voce recitante di Angela Finocchiaro (22 maggio).
E’ stato chiesto a Fuortes perché non ci fosse niente a ricordare il trentennale della scomparsa del grande coreografo Evgenij Poljakov, che fu a lungo e in due riprese, direttore del corpo di ballo, poi da lui denominato Maggiodanza, dell’allora Teatro Comunale oggi Teatro del Maggio (forse si potrebbe rimediare a quest’assenza almeno con una mostra nel foyer con immagini e video, dedicata a colui che fu in effetti uno dei protagonisti di rango internazionale di questo teatro). Se Fuortes, come ha sinceramente ammesso in conferenza stampa, non si è ricordato di Poljakov, ha però pensato al balletto, ospitando dal 14 marzo 2027 la prima assoluta di una nuova produzione del Lago dei cigni in coproduzione con la New Generation Foundation (realtà fiorentina non profit fondata nel 2017 da Francis Parham, Roger Granville e Maximilian Fane, con sede in Palazzo Corsini), di cui peraltro non è ancora annunciato il cast. Uno spunto polemico è venuto fuori non in relazione al programma ma a causa di un’indagine in corso altrove, l’inchiesta napoletana che ha per oggetto la gestione del San Carlo in cui è coinvolto anche Ilias Tempetonidis, direttore casting al San Carlo che ora Fuortes vorrebbe a Firenze. Fuortes ha risposto seccamente che fino alla conclusione dell’indagine ed eventuale processo si deve presumere l’innocenza, ed è giustissimo. D’altra parte, il pubblico ha festeggiato i cast proposti finora durante la gestione Fuortes, e quindi di un direttore casting nuovo non si sentiva la necessità... ma, vedendo in cartellone, nelle opere e nei recital, nomi come Anna Netrebko, Jonas Kaufmann, Elīna Garanča, si può presumere che queste stelle, nella visione di Fuortes, attirino un pubblico di melomani anche e forse soprattutto non fiorentini, e che si stia muovendo in questa direzione.