Muti direttore emerito dell'Orchestre National de France

Radio France ha conferito il titolo al direttore d’orchestra italiano, consacrando oltre quarantacinque anni di collaborazione artistica e umana

SN

21 giugno 2026 • 2 minuti di lettura

Riccardo Muti (Foto Todd Rosenberg)
Riccardo Muti (Foto Todd Rosenberg)

L'Orchestre National de France ha un nuovo direttore emerito: è Riccardo Muti. La nomina, annunciata da Radio France, rappresenta il riconoscimento più alto a un rapporto artistico e umano che dura da oltre quarantacinque anni e che ha segnato profondamente la storia della prestigiosa formazione francese. A conferire il titolo è stato Michel Orier, direttore della Musica e della Creazione di Radio France, che ha voluto rendere omaggio all'"impegno eccezionale" e alla "fedeltà" del maestro italiano verso l'orchestra. Non una semplice onorificenza, ma il suggello di un legame definito "unico", capace di attraversare generazioni di musicisti e di continuare ancora oggi a ispirarle. A Radio France si sottolinea come Riccardo Muti sia diventato per i professori dell'Orchestre National de France molto più di un direttore ospite: un modello per le generazioni future e, "per molti aspetti, una figura solare" per i musicisti dell'ensemble. Parole che testimoniano la profondità di un rapporto costruito nel tempo attraverso centinaia di prove, concerti e progetti condivisi.

La storia di questo sodalizio risale all'11 marzo 1980: al Théâtre des Champs-Élysées, Muti sale per la prima volta sul podio dell'Orchestre National de France con un programma che accosta Mozart, Manuel de Falla e Schumann. È l'inizio di un'avventura destinata a durare decenni. Pochi anni più tardi, nel 1982, prende avvio anche la lunga frequentazione con il Festival di Saint-Denis, dove il maestro dirige il Requiem di Verdi con un cast straordinario. Un'opera che tornerà a dirigere nello stesso luogo nel 2009, a conferma di una fedeltà artistica mai venuta meno. Nel corso degli anni Muti ha portato all'orchestra un repertorio vastissimo: da Mozart a Brahms, da Schumann a Dvořák, da Rossini a Prokof'ev, senza dimenticare la sua predilezione per Luigi Cherubini, compositore al quale ha dedicato numerose esecuzioni memorabili. Le sue apparizioni a Parigi, inizialmente più sporadiche, sono divenute via via appuntamenti attesi e celebrati. Ogni ritorno sul podio del National ha rappresentato un momento speciale, nel quale la precisione del gesto, il rigore interpretativo e l'intensità espressiva del maestro hanno trovato nell'orchestra un interlocutore ideale.

La nomina a direttore emerito arriva dunque come il naturale approdo di una lunga storia comune. Un titolo che guarda al passato, ma anche al futuro. Dopo il concerto dello scorso 18 giugno all'Auditorium della Maison de la Radio et de la Musique, dedicato a Catalani, Verdi e Čajkovskij, Muti tornerà a dirigere l'orchestra nel marzo 2027 al Théâtre des Champs-Élysées, con due esecuzioni in forma di concerto di Attila di Giuseppe Verdi con Maharram Huseynov protagonista e Lidia Fridman, Piero Pretti e Navasard Hakobyan nei ruoli principali. Un ritorno particolarmente significativo: una delle opere più amate del compositore al quale Muti ha consacrato una parte fondamentale della sua straordinaria carriera e che continua a rappresentare uno dei cardini del suo magistero artistico.