L’ennesimo, accorato appello di Muti per Villa Verdi

Nell’incontro tenuto a Busseto in vista del “non concerto” a Sant’Agata, Muti ha dichiarato vergognoso lo stato in cui versa la dimora di Giuseppe Verdi

AR

12 settembre 2026 • 4 minuti di lettura

Riccardo Muti, conferenza stampa, Busseto 12 settembre 2026 (foto AR)
Riccardo Muti, conferenza stampa, Busseto 12 settembre 2026 (foto AR)

Riccardo Muti torna ad accendere i riflettori su Villa Verdi – la storica dimora di Giuseppe Verdi a Sant’Agata, frazione di Villanova sull’Arda in provincia di Piacenza – con un appello netto e vibrante alle istituzioni perché il recupero del complesso non resti ancora fermo. Dal Teatro Verdi di Busseto, in occasione delle prove del Notturno in programma per il “non-concerto” previsto in serata davanti alla stessa Villa Verdi, il direttore d’orchestra ha spiegato il senso di un momento musicale che non vuole essere “solo” un evento artistico, ma un gesto simbolico per richiamare l’attenzione sul futuro di uno dei luoghi più importanti della storia musicale italiana.

Già nel dicembre 2023, proprio in questo teatrino di Busseto, Muti si era impegnato per la tutela della residenza verdiana dirigendo l’Orchestra Cherubini in un concerto che aveva lo scopo di raccogliere fondi per la salvaguardia di Villa Sant’Agata, in concomitanza con l’avvio delle procedure di espropriazione dell’immobile da parte del Ministero della Cultura. A quasi tre anni di distanza, purtroppo, pare che le cose non siano cambiate di molto.

Riccardo Muti - Gala verdiano – Busseto 23 dicembre 2023 (foto Marco Borrelli)
Riccardo Muti - Gala verdiano – Busseto 23 dicembre 2023 (foto Marco Borrelli)

«Quello di questa sera non è un concerto, ma una riunione di un gruppo di musicisti che si ritrova davanti alla villa di Verdi e dice al mondo, e soprattutto al “nostro mondo”: ‘Vi date una mossa, volete svegliarvi?’», ha dichiarato Muti, chiarendo il valore di questa nuova iniziativa. Il direttore ha poi aggiunto: «Questo luogo deve risuonare delle note nate qui per mano del compositore che ha vissuto e composto la gran parte delle sue opere in queste stanze per cinquant’anni», sintetizzando l’obiettivo del tributo: restituire voce, attraverso la musica dello stesso Verdi, a una dimora che per troppo tempo è rimasta ai margini della tutela pubblica e della fruizione culturale.

Prima delle parole di Riccardo Muti arrivano – per chi le vuole vedere – le immagini dell’intonaco scrostato, delle crepe e della balconata annerita che segnano una delle facciate di Villa Sant’Agata, oggi appunto Villa Verdi. La tenuta, acquisita dallo Stato dopo una lunga fase di incertezza, è oggi al centro di un percorso di recupero che attende una concreta attuazione. È su questo ritardo che Muti ha costruito il suo richiamo, rivolgendosi senza distinzioni di colore politico ai governi che negli anni hanno lasciato irrisolto il destino del luogo. «Dobbiamo darci una mossa, che sia il governo di destra, di centro e di sinistra, hanno fatto schifo, c’è stato un abbandono imperdonabile», ha affermato senza giri di parole il direttore, usando termini duri ma inconfutabili per denunciare una responsabilità che attraversa più stagioni istituzionali.

L’incontro musicale a Villa Verdi nasce quindi – e dopo non poche polemiche – come appello pubblico veicolato attraverso le note, in un luogo che Muti considera parte del patrimonio culturale mondiale prima ancora che italiano. «Verdi è il Michelangelo della musica. Vogliamo mettere l’accento sul fatto che questo luogo, la sua casa, è un luogo sacro non solo per gli italiani, ma per il mondo e tutto il mondo ci guarda», ha ricordato il Maestro. Nelle sue parole, la casa di Sant’Agata dovrebbe tornare a essere «un museo, un tempio, dove tutto il mondo può venire in pellegrinaggio», capace di raccontare non solo il genio musicale di Verdi, ma anche il paesaggio, la terra e la quotidianità contadina da cui nacque una parte decisiva della sua ispirazione.

Riccardo Muti, conferenza stampa, Busseto 12 settembre 2026 (foto AR)
Riccardo Muti, conferenza stampa, Busseto 12 settembre 2026 (foto AR)

Ora che la villa è dello Stato, il messaggio alle istituzioni diventa ancora più urgente. Alla serata risultano attesi anche rappresentanti del governo, tra cui Alessandro Giuli, ministro della Cultura, Gianmarco Mazzi, ministro del Turismo e Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei. «Si faccia presto a togliere l’imbarazzo che noi artisti, ma anche tutti noi italiani, proviamo di fronte al mondo», ha detto Muti, sottolineando come le condizioni della casa di Giuseppe Verdi siano ormai una questione di reputazione internazionale per l’Italia. Lo stanziamento di risorse per il restauro rappresenta un passaggio importante, ma il nodo resta l’avvio effettivo degli interventi, dalla messa in sicurezza degli spazi al recupero degli arredi, del parco storico e degli ambienti in cui il compositore visse e lavorò.

Nel richiamare il valore universale di Verdi, Muti ha citato anche Gabriele D’Annunzio: «Diede una voce alle speranze e ai lutti, pianse ed amò per tutti». Per il direttore, Villa Verdi non appartiene più soltanto alla porzione di territorio della pianura padana dove risiede, ma al mondo intero. Per questo la serata di testimonianza musicale promossa dal direttore diventa un segnale rivolto alla politica, agli appassionati di musica classica e alla comunità nazionale: la casa di Giuseppe Verdi deve tornare a essere un luogo vivo, visitabile, custodito e all’altezza della centralità che il compositore occupa nella cultura musicale europea e internazionale.