Fuortes verso il Maggio

Firenze: la proposta del cdi

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Carlo Fuortes
Carlo Fuortes

Carlo Fuortes come prossimo sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino: è quanto il da poco instaurato Consiglio d’indirizzo del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (presieduto dal sindaco di Firenze Dario Nardella e composto, oltre che da Nardella, da  Gennaro Galdo per il Ministero della Cultura, Antonella Giachetti per il Comune di Firenze, Valdo Spini per la Regione Toscana, Sandro Rogari per la Fondazione Cassa di Risparmio Firenze, Stefano Lucchini per Banca Intesa Sanpaolo, e come settimo membro la giornalista Fininvest Cesara Buonamici, ha proposto a Gennaro Sangiuliano, Ministro della Cultura.

 Gli altri due della terna presa in considerazione  erano Paolo Petrocelli, attuale sovrintendente della Dubai Opera negli Emirati Arabi Uniti, e Onofrio Cutaia, commissario uscente del Teatro del Maggio, a cui forse sarebbe andata la preferenza degli operatori del teatro, testimoni e collaboratori di un’operazione-salvezza gestita da Cutaia, di cui abbiamo dato notizia sul GdM, dopo che le dimissioni di Alexander Pereira e ciò che le aveva causate, la fortissima esposizione finanziaria del teatro, avevano messo in dubbio persino la sopravvivenza del Maggio. Anche Fuortes ha peraltro fama di salvatore e/o rilanciatore di teatri italiani importanti, ultima l’Opera di Roma fino a pochi anni fa, per poi essere chiamato dal governo Draghi come amministratore delegato alla Rai, donde si è dimesso o fatto dimettere in seguito alll’insediamento del governo Meloni, per poi essere nominato sovrintendente al San Carlo di Napoli, nomina però che non ha avuto effetto, giacché la magistratura napoletana ha poi dato ragione al defenestrato precedente sovrintendente di Napoli, Stéphane Lissner. Questo succedeva pochi mesi fa, ed è comprensibile che questo esito fiorentino sia letto come una compensazione di natura politica, e certamente lo è.

Ma basta sfogliare rapidamente l’archivio online del GdM per capire che  si tratta comunque di persona professionalmente valida e più che sperimentata. Casomai ci si può chiedere se un sovrintendente, cresciuto professionalmente in situazioni in cui si poteva  contare su finanziamenti ben più cospicui che adesso,  possa affrontare una situazione di fatto in cui a Firenze la spesa per  la produzione artistica dovrà essere, di necessità, molto più ridotta, dati gli attuali stanziamenti nonché equilibri politici; a ciò si aggiungano la difficoltà di gestione di un teatro troppo grande e troppo costoso, la restrizione oggettiva del bacino d’utenza, il fallimento oramai certificato del progetto Renzi-Nardella di fare del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e del suo festival uno dei grandi poli d’attrazione del turismo culturale.   

 

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