Dal cuore ai cuori

Presentata dalla Camerata Strumentale di Prato la stagione 26/27, intensamente focalizzata su Beethoven e impreziosita da originali accostamenti al genio di Bonn

ET

14 settembre 2026 • 3 minuti di lettura

Jonathan Webb, foto di Augusto Biagini
Jonathan Webb, foto di Augusto Biagini

Come ricorda nelle sue note di commento al programma ‘26-’27 della Camerata Strumentale di Prato il direttore artistico Alberto Batisti, «Dal cuore possa arrivare ai cuori» è la dedica che Beethoven appose al manoscritto della Missa solemnis.  Proprio il compositore di cui si festeggia nel 2027 il secondo centenario della morte è il focus della concezione della stagione dell’orchestra pratese, che ha sede al Teatro Politeama (i concerti, a cadenza più o meno mensile, sono di giovedì) e che continua a contraddistinguersi per l’originalità e la propositività dei suoi programmi.  Iniziamo però parlando di uno spettacolo fuori abbonamento che vede impegnata la Camerata già prima della stagione vera e propria, il 22 ottobre, Arie barocche nell’aria, incontro tra musica, danza e teatro visivo 

L’originalità di cui si diceva, e che in questa stagione si concentra negli accostamenti di Beethoven ad altri compositori, è evidente fin dal concerto inaugurale del 5 novembre, che vede sul podio il direttore principale Jonathan Webb e accosta la Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68, la «Pastorale», aVaughan Williams, la Sinfonia n. 3, «A Pastoral Symphony» (che prevede nel quarto movimento anche una voce: il soprano Alice Rossi), ispirata sì alle consolazioni della contemplazione della natura, ma da intendersi anche come un’elegia dopo la tragedia della Prima Guerra Mondiale.

Il secondo concerto della stagione, il 26 novembre, è affidato ad un giovane direttore formatosi nella fucina di Muti, Henry Kennedy, e alla pianista Beatrice De Maria, per un programma su Mozart e Haydn, gli antecedenti e maestri di Beethoven, con l’ouverture dello Schauspieldirektor, il concerto pianistico K. 486 e in chiusura la sinfonia penultima delle Londinesi di Haydn, la n. 103 «col rullo di timpano».

Continua la consolidata collaborazione con Filippo Maria Bressan per i programmi di musica antica con il concerto di Natale (16 e 17 dicembre nella chiesa di San Francesco) dedicato a Bach e Haendel, la Suite n. 3 in re maggiore BWV 1068, le Sinfonie dalle Cantate BWV 29 e 169, e il concerto haendeliano op. 7 n. 1 per organo (Raimondo Mazzon), archi e continuo, un programma studiato per salutare il ritorno della musica nella Chiesa di San Francesco finalmente restituita anche alla musica dopo un importante restauro, e anche per valorizzare l’organo della Chiesa.

Si entra nel vivo dell’anno beethoveniano giovedì 28 gennaio, di nuovo al Politeama, ancora con Jonathan Webb sul podio e il pianista Beniamino Iozzelli, con un programma fortemente caratterizzato e insolito, che accosta ad un Beethoven cameristico ma riletto nel prisma orchestrale ( Adagio molto e mesto dal Quartetto op. 59 n. 1 nella versione per orchestra di Brett Dean, Lento assai, cantante e tranquillo dal Quartetto op. 135 e Grande fuga op. 133 affidati alle file degli archi della Camerata), a John Cage, le Due Pastorali per pianoforte preparato, e a Stravinskij, l’Apollon musagète, alla dichiarata ricerca di un percorso, il racconto sonoro del dolore e della sua trasfigurazione verso la gioia e l’energia.

A febbraio, lunedì 22, in coproduzione con MetJazz (il teatro Metastasio, non lungi dal Politeama, è infatti una storica sede di stagioni jazzistiche), c’è Ahead - Omaggio a Miles Davis che si avvale degli arrangiamenti e della direzione di Duccio Bertini per ricordare un grandissimo del jazz di cui nel 2026 ricorreva il centenario della nascita.

Il 18 marzo torna un altro ospite prediletto della Camerata, il direttore e violinista Hugo Ticciati, che ancora una volta propone una prima, la prima italiana del concerto per violino e orchestra «Coupled Airs» del compositore svedese Albert Schnelzer (2011), accostandola alla Quinta beethoveniana. In questi anni il pubblico della Camerata ha avuto modo di apprezzare anche un’altra direttrice-violinista, Antje Weithaas, che sarà di nuovo al Politeama il 15 aprile dove ha già eseguito i concerti per violino di Mendelssohn, Beethoven e Brahms, e ora completa il poker con Čajkovskij; quanto al tragitto della stagione pratese tra le sinfonie beethoveniane, ha scelto la Terza, l’Eroica.

Il 6 maggio, per il concerto di chiusura, torna sul podio Jonathan Webb per la Settima accostata ad un’altra Settima, quella di Sibelius, capitolo finale dell’integrale sinfonica del compositore finlandese realizzata negli ultimi anni dalla Camerata sotto la guida del suo direttore musicale. Programma completo sul sito della Camerata Strumentale di Prato.