Italodischi #4 2026 – Rock in mille forme, Cantautorato anomalo, i soliti Outsiders

La quarta uscita del 2026 della nostra rubrica passa in rassegna le migliori uscite di musica italiana del periodo estivo, da giugno a fine agosto

B

14 settembre 2026 • 7 minuti di lettura

Sebastian Brown
Sebastian Brown

Con l’estate ormai archiviata e le prime giornate non oppresse dalla calura estrema, passiamo in rassegna l’offerta del panorama italiano negli ultimi tre mesi, da giugno ad agosto. Stranamente, invece di una predominanza di pop di facile ascolto per vacanzieri distratti, mi sono trovato a sentire dischi essenzialmente rock, insieme ai soliti casi di difficile catalogazione. E di nuovo, nessuna celebrity, quanto invece molti nomi nuovi e interessanti.

UN DISCO “AMERICANO” DA NON PERDERE

Sebastian Brown, Windrose – Beautiful Losers

Non fatevi ingannare dal nome: Sebastian Brown è lo pseudonimo che usa Daniele Mattioni, multistrumentista romano, qui all’esordio. Che Mattioni sia italiano è però ancora più difficile da credere all’ascolto di questo album, poiché il distacco dalle sonorità di matrice nostrana è clamoroso: Windrose profuma infatti di America dall’inizio alla fine, c’è il respiro dei grandi spazi (e non a caso i titoli delle canzoni richiamano i 4 punti cardinali), c’è la polvere del deserto, c’è lo smarrimento affannoso di chi cerca la sua direzione, il suo equilibrio.

Musicalmente il disco ha una maturità invidiabile. Ci sono atmosfere di blues spettrale che si evolvono in clamorose esplosioni chitarristiche, un po’ alla maniera dei primi Bad Seeds, e poi un’alternanza di psichedelia post grunge e di momenti a metà tra i Flaming Lips lisergici degli esordi e il Paisley Underground più allucinato. Decisivo il contributo in sede di produzione di Andrea Liuzza, peraltro boss della Beautiful Losers: un’etichetta da tenere d’occhio. Il link rimanda al cortometraggio allestito per Westwards, epica traccia di quasi un quarto d’ora che apre l’album.

ALTRO ROCK IN FORME DIVERSE

Quadratics, Geometry & Theology – Walkman Records

Arrivano dal Trentino, è il loro album d’esordio ed è una collezione di stili diversi e complementari di rock alternativo. La disomogeneità del disco, che di primo acchito potrebbe essere un handicap, diventa in realtà il suo punto di forza; in realtà sembra soprattutto di sentire una compilation new wave di fine anni ’70, che offre un’alternanza di riff spigolosi tra Fall e Pere Ubu, echi sixties di surf rock, funk punk divergente alla Gang of Four, insinuazioni psichedeliche sul modello di Robyn Hitchcock, e così via. E a tratti ci sono dei pezzi killer (vedi "Early Grave", il link suggerito) che sono letteralmente irresistibili.

Residuo, qui non passa – Autoproduzione

Tommaso Sampaolesi, l’uomo che si nasconde dietro l’alias Residuo, è un tipo coraggioso. È vero che ormai le ambizioni per fare un disco di successo (fama, soldi e gloria… ah ah ah) non esistono più; non di meno pubblicare un esordio così radicale, deliberatamente dissonante, finanche disturbante, richiede un’incoscienza e un coraggio che hanno in pochi. Il fatto è che la presunta “inascoltabilità” di qui non passa finisce con l’essere affascinante, collocandosi in quel filone di musica difficile ma seducente cha va da Captain Beefheart alla Now! Wave anni ’90, e per chi ama gli outsider estremisti Residuo è un nome imperdibile. 16 canzoni per sola chitarra acustica e voce, tutte sotto i 2 minuti, e sono ampiamente sufficienti per causare una discreta giravolta ai vostri neuroni.

Cowards, Can You Hear Me? – Bloody Sound

Il rock dei Cowards (trio marchigiano al secondo album) potrebbe apparire abbastanza convenzionale, e oggettivamente non si può ritenere un modello di innovazione. Tuttavia, siccome nel 2026 cercare l’originalità a tutti i costi rischia di diventare un’attività frustrante e fine a sé stessa, prendiamo Can You Hear Me? per quello che è: un ottimo album di noise rock, o di shoegaze nella forma più vicina al metal (pensate a band come Ministry o Swervedriver), e a essere sinceri è dannatamente efficace. A volte per scaricarsi servono dischi come questo, potenti, violenti quanto basta e ideali per una salutare scarica adrenalinica.

Palomar, Palomar – HORA Records

Benché sia attivo fin dal 2021, questo quartetto senese giunge solo ora all’esordio. Un esordio dalle forme morbide, che potremmo genericamente definire post rock, essendo costruito su brani strumentali di ambient cinematografica, bpm medio-bassi, mood evocativo e immaginifico: una sorta di incrocio tra il math rock più delicato, il chamber pop, i Tortoise e i Sigur Ròs. È questo probabilmente il disco meno “estivo” di questa rassegna, ma potete tenerlo in considerazione per l’autunno imminente…

CANTAUTORATO ANOMALO, E NON SOLO

Michele Ducci, Snail in the Clouds – Monotreme

Ducci era la metà dell’act elettronico M+A, ma per la sua carriera solista ha deciso di sposare una forma di cantautorato eclettico difficile da catalogare. Dopo un esordio di canzoni acustiche piuttosto convenzionali, il secondo album non mette freno alla fantasia – a cominciare dal concept, la storia degli Hybrids, creature un po’ scorpioni, un po’ lumache e un po’ uomini che abitano il pianeta Snail; c’è anche un film animato che accompagna il disco. La musica è un’esplosione di creatività sussurrata, con canzonette apparentemente innocue che però sono subdolamente insinuanti, come un incrocio tra il cantautorato di Daniel Johnston, la psichedelia dei Flaming Lips ma anche certe sonorità da club (non è casuale la somiglianza di "Rain On Me" con "Born Slippy") e altre derivate dalla musica contemporanea. Produzione cristallina di Simon Milner degli Is Tropical: è pop di alta qualità.

Evita Polidoro, Mi giurano eternità – Columbia/Sony

Cantautrice, cantante e batterista, Evita Polidoro arriva al secondo album con una referenza illustre come una collaborazione con Lee Ranaldo dei Sonic Youth (la potete sentire in i see big changes) e un’esperienza importante come opener nel tour estivo dei Marlene Kuntz. Non fatevi però ingannare da questi nomi, perché l’etichetta di cantautrice rock sta molto stretta a Evita. In questo album spazia infatti con disinvoltura da pezzi dall’imprinting ambient a pop intimista ispirato a Battisti, dal folk lisergico al trip hop sperimentale, dal noise chitarristico all’indie rock più canonico. 7 canzoni e nemmeno mezz’ora di durata, eppure Mi giurano eternità è un universo sonoro poliedrico e ricchissimo di suggestioni. Quando Polidoro avrà risolto alcune istanze ancora un po’ acerbe, avremo a che fare con un’autrice completissima.

Tamango, t’amango – Rampallonata

Ok, ammetto che inserire i Tamango nella sezione dedicata al cantautorato, benché anomalo, sia un po’ una forzatura. D’altronde, i Tamango stessi sono talmente anomali che trovare un modo per incasellarli è inevitabilmente impresa fallimentare. Sono stati non di meno una delle sensazioni del 2025, e questo esordio su disco non si può trascurare.

Forse è necessario un breve recap: i Tamango sono un collettivo torinese di oltre 30 persone, che si è fatto notare fin dall’anno scorso per le loro performance negli stadi di periferia in giro per la penisola, eventi un po’ situazionisti e un po’ intenzionalmente caciaroni, molto divertenti, freestyle e paradosso a go-go. La versione su disco di questo spettacolo inevitabilmente perde un bel po’ dell’energia degli eventi live; resta invece il formato eclettico del sound, tra canzoni demenziali se non proprio politicamente scorrette, cori da stadio deliberatamente pacchiani, intimismo forse sincero forse fake, big sound orchestrale e deliri zappiani, eccetera eccetera. Non si può onestamente dire che il disco sia imperdibile, ma i Tamango invece sì, sono un fenomeno importante e invito tutti a intercettare il prossimo live di questa mega band.

AA. VV., Sea Songs – Music for Hotels Vol. 3 – sps

Per chi segue le vicende musicali in Italia da oltre 30 anni, il nome di Vittore Baroni non è nuovo: giornalista affermato, appassionato di underground e di mail art, attivo nella formazione Forbici di Manitù (che comunque ha pubblicato dischi anche in tempi recenti), da qualche anno si è ritirato a gestire una struttura alberghiera in Versilia, diminuendo il suo coinvolgimento nel mondo della musica.

Tuttavia, dal 2024 Vittore ha avuto l’idea di creare delle compilation pensate appositamente come colonna sonora per un soggiorno nell’hotel che governa, chiamando a raccolta artisti della più varia estrazione e dando sfogo alla loro libertà creativa. Questo terzo volume, che non compare sulle piattaforme se non su Bandcamp, ma si può acquistare in formato doppio cd con un delizioso libretto illustrato, dedica il titolo all’immortale brano di Robert Wyatt ma offre un campionario di canzoni tanto eclettico quanto suggestivo, con un parterre di una trentina di ospiti che si cimentano in un repertorio che va dalle canzoni da spiaggia anni ’60 fino agli sperimentalismi contemporanei più estremi. Una varietà di stili quasi schizofrenica, ma sempre all’insegna della massima qualità artistica: non fatevelo sfuggire.

SUL FRONTE RITMICO

1 44 9 8, Cercando il mio posto – Dumba Dischi

In ambito hip hop, mi ha convinto l’esordio di questo rapper torinese che si è scelto un nickname abbastanza assurdo fatto di soli numeri. Tuttavia, l’album funziona, musicalmente la produzione di Dave_Zeta è ben bilanciata tra old skool (con un’asciuttezza apprezzabile del sound, che evita inutili enfasi) e pulsioni più moderne, mentre le rime contano su un buon flow e non eccedono in sbruffonerie. Fa un po’ sorridere l’annuncio della cartella stampa che ne descrive lo stile come "gentile e riflessivo" (non è vero!), ma nel complesso Cercando il mio posto regge bene per l’intera durata.

Modis, Capsule – Latinambient

Latinambient è una neonata label gestita da Populous, e per festeggiare la sua prima uscita facciamo uno strappo alla regola, citando il disco di un produttore che in realtà non è italiano ma argentino: il vero nome di Modis è Rafael Calvano. La techno a tinte pastello di Capsule apre il disco con A Piece of Sun, un brano che è chiaramente debitore allo stesso Popolous, per poi evolversi in un sound dalle influenze etniche, apparentemente più medio/estremo orientali che sudamericane, che pur non essendo del tutto inedite sono molto gradevoli e lasciano fluire l’album in un piacevole flow dall’effetto rilassante.