La sostenibilissima leggerezza di Bacharach

Un libro per liberare l'autore di "Raindrops Keep Fallin’ on My Head" dagli stereotipi

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02 settembre 2026 • 2 minuti di lettura

Burt Bacharach
Burt Bacharach

Esistono Pantheon che sembrano scolpiti nei manuali di storia, altri che raccontano soprattutto la personalità di chi li ha costruiti. Quello di Stefano Orlando Puracchio meriterebbe un altare tutto suo. Nel corso del suo ultimo libro (Burt Bacharach. Non solo un hitmaker, Erreci Edizioni, 202 pp., 18€) riaffiora più volte la sua personale santissima trinità: Burt Bacharach, Frank Zappa e Franco Califano. Un terzetto che metterebbe sotto pressione diverse arcate sopraccigliari, ma che racconta con precisione il modo in cui l’autore guarda alla canzone: un luogo in cui raffinatezza compositiva, sperimentazione e mestiere possono convivere senza preoccuparsi troppo delle etichette (né dei sopraccigli altrui). 

Qui il focus è su Bacharach. Più che raccontarlo, Puracchio prova a liberarlo da una definizione tanto fortunata quanto riduttiva. Il titolo, Burt Bacharach: Non solo un hitmaker, chiarisce subito l’intenzione di spostare l’attenzione dall’impressionante sequenza di successi che hanno reso immortale il compositore americano alla complessità del suo linguaggio musicale e del suo percorso artistico.

Operazione tutt'altro che scontata. Puracchio mostra come dietro l'immediatezza delle canzoni di Bacharach si nasconda una scrittura sorprendentemente sofisticata, frutto di una solida formazione musicale e non di ricette commerciali. 

Più che seguire una cronologia biografica, il libro usa le canzoni più celebri — da "Walk On By" a "Raindrops Keep Fallin’ on My Head "— per ricostruire l'universo creativo di Bacharach: il sodalizio con Hal David, le colonne sonore, gli interpreti e un repertorio assai più complesso di quanto lasci immaginare la sua apparente leggerezza. 

Anche senza ambizioni accademiche, il saggio dimostra una solida documentazione e una sincera passione divulgativa; pur minata da una impaginazione non esattamente reader friendly — un po’ troppo piena di inserti e con note a piè di pagina che della pagina invadono la metà campo — la scrittura è piacevole e rappresenta un buon punto di accesso per i non avvezzi al soggetto.

In attesa che Zappa e il Califfo completino la trilogia.