Leggere la cultura Punk attraverso il corpo

La mostra Unruly. The Body in Punk (dal 27 giugno al 13 dicembre 2026 presso l’ARoS Aarhus Art Museum in Danimarca) celebra il 50 anniversario della "nascita" del movimento.

JG

03 luglio 2026 • 3 minuti di lettura

UNRULY. The Body in Punk, ARoS 2026. Installation view: Mads Smidstrup (© ARoS 2026)
UNRULY. The Body in Punk, ARoS 2026. Installation view: Mads Smidstrup (© ARoS 2026)

Nel 1976 i Sex Pistols pubblicarono il loro primo 45 giri “Anarchy in the U.K.”; nello stesso anno debuttarono a livello discografico anche i Ramones e i Damned e fu girato e presentato The Blank Generation, documentario low budget sulla scena underground newyorkese. Non a caso quindi il 1976 viene considerato come l’anno zero del Punk, sebbene a New York già da qualche tempo il movimento desse attivi segni di vita.

2026 – 50 anni dopo. Dal 27. giugno al 13. dicembre 2026, l’ARoS Aarhus Art Museum in Danimarca celebra questo anniversario allestendo la mostra Unruly. The Body in Punk. Marie Arleth Skov, la curatrice della mostra, è presidente della rete internazionale di ricerca Punk Scholars Network. La sua monografia Punk Art History. Artworks from the European No Future Generation è stata pubblicata nel 2023. E questa mostra è il risultato di un suo progetto di ricerca post-dottorato triennale. I Punk Studies ultimamente si stanno affermando sempre di più come disciplina di studio riconosciuta e coltivata a livello accademico: Pubblicazioni, riviste, congressi, corsi universitari, gruppi di ricerca e mostre ampliano continuamente il panorama interdisciplinare.

Marie Arleth Skov spiega come il punk sia stata una rivoluzione creativa che si è espressa nella musica, nell’arte e nella vita. La postura ingobbita, i gesti insolenti, i piercing e i tatuaggi non erano semplici accessori del punk, ma ne erano l’incarnazione stessa. È proprio questo l’approccio che la mostra vuole mettere in primo piano, interpretando il punk alla stregua delle avanguardie artistiche del primo Novecento: Attingendo a una tradizione di ribellione artistica che considera sia l’assurdità performativa dei dadaisti che il giocare dei surrealisti con i feticci e il rompere le norme, i punk si sono infatti spesso trasformati in opere d’arte viventi.

Karen Knorr & Olivier Richon, Vortex 6 from the Punks series, 1976-1977, gelatin silver print on paper,18,7 x 28,2 cm, Tate. Courtesy of the artists.
Karen Knorr & Olivier Richon, Vortex 6 from the Punks series, 1976-1977, gelatin silver print on paper,18,7 x 28,2 cm, Tate. Courtesy of the artists.

Molti degli artisti presenti nella mostra hanno utilizzato nelle loro opere il proprio corpo, per rivendicarlo, ma anche per esprimere resistenza o come materiale fantastico. Considerate infatti le condizioni precarie in cui la maggior parte delle opere in mostra sono state realizzate, il corpo dell’artista si è spesso rivelato più accessibile e meno costoso del marmo o degli utensili di produzione artistica tradizionali.

La mostra però evidenzia anche i legami del corpo con la musica, esplorando come il corpo sia stato  mezzo di espressione e vettore energetico nelle performance e nelle produzioni musicali. Anche se la musica non è al centro della curatela, le opere esposte ci forniscono strumenti per interpretare e contestualizzare le performance dei gruppi punk, l’iconografia delle copertine dei loro dischi e delle locandine dei loro concerti, il loro approccio all’arte e alla vita e i contenuti delle loro canzoni.

X-Ray Spex, Oh Bondage Up Yours!, promotional poster, 1977. 61 x 43 cm. Courtesy of The Mott Collection.
X-Ray Spex, Oh Bondage Up Yours!, promotional poster, 1977. 61 x 43 cm. Courtesy of The Mott Collection.

Unruly espone film e fotografie, fanzine e gioielli, manifesti e Polaroid. Alcuni degli artisti presentati erano in parte attivi anche a livello musicale, per esempio i collettivi berlinesi Die Tödliche Doris e Malaria.

Uno dei meriti della mostra è quello di approfondire punti di vista meno noti e non canonizzati che spesso vengono tralasciati nel narrare la storia del movimento, per esempio il fenomeno punk dietro la cortina di ferro, nella Germania dell’Est e soprattutto nelle sottoculture berlinesi, o anche le prospettive queer e femministe che sono state fondamentali per il movimento punk sin dall’inizio.

Nell’ambito della mostra, il 28 novembre si terrà presso il museo anche una conferenza dal titolo NOISE AND VISION: punk aesthetics, DIY methods and underground experiments in art films.

Marie Arleth Skov sottolinea infine le affinità tra il presente e gli scenari che hanno dato nascita al movimento punk: «Il punk era uno stile musicale e una moda, era un atteggiamento e una rivoluzione culturale. Ma il punk era anche una rivoluzione corporale, sia che si trattasse di sfidare gli ideali di bellezza, di mettere in primo piano il piacere e mettere in scena l’aggressività, che di vomitare e urinare per strada. Gran parte di quello che ha dato origine al movimento punk è, purtroppo, di nuovo attuale oggi. Abbiamo una gioventù che affronta uno scenario “No Future” a causa della crisi climatica e delle minacce belliche, abbiamo le discussioni su sessualità, genere e autonomia.»