Addio ad Alessandro Giachero

Se ne è andato improvvisamente, a 49 anni, il pianista e didatta Alessandro Giachero

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Alessandro Giachero

Se n’è andato all’improvviso, a 49 anni (era nato ad Alessandria nel 1971), Alessandro Giachero, pianista e didatta che, nella galassia multiforme del jazz italiano, ricopriva da anni il raro ruolo di musicista che non ama troppo mettersi in mostra, nonostante un talento e intelligenza musicale fuori dall’ordinario.

Lo avevo conosciuto nel 1999, ai Seminari estivi di alta qualificazione professionale per musicisti jazz a Siena, dove frequentavamo i corsi di pianoforte. In mezzo a tanti ragazzi e ragazze smaniosi di far vedere quanto bravi erano, Alessandro era uno dei pochi con cui, pur nella frenesia di quelle settimane estive – con poche ore di sonno a dividere l’ultimo bicchiere in Piazza del Campo e la lezione di ear training del mattino – si riusciva sempre a parlare davvero di musica, di idee, di altro.

A Siena Jazz Alessandro resterà legato, completando gli studi con Stefano Battaglia, diventando rapidamente uno dei docenti e, nel 2012, direttore didattico della Siena Jazz University, a testimonianza di una capacità e di una tensione a condividere in ambito formativo la sua grande sapienza musicale.

Tanti i progetti in cui era coinvolto, dalle collaborazioni con Anthony Braxton e con William Parker al trio T.R.E. con Stefano Risso e Marco Zanoli, formazione con cui ha esplorato in modo originale il rapporto tra composizione e improvvisazione. E ancora, tra le tante iniziative, i trii con Sigurtà e Rabbia e quello, bellissimo, con Marco Colonna e Thomas Stronen, in cui emerge la sua sapienza con gli strumenti elettrici e elettronici.

La scomparsa di Alessandro Giachero è non solo un dramma umano che lascia senza parole, ma anche una di quelle ferite sottopelle che rischia di lasciare visibili cicatrici nel jazz italiano. Resta la sua musica, il suo sorriso pacato, la straordinaria sapienza musicale e, soprattutto, quella capacità di mettere l’ego in secondo piano, ben conscio che il suo talento, di quell’ego, non ne aveva alcun bisogno. 

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