Addio a Antonino Fogliani

Scompare un interprete appassionato del belcanto, che ha costruito una carriera internazionale fra Rossini, Donizetti e il grande repertorio del melodramma italiano

SN

29 agosto 2026 • 2 minuti di lettura

Antonino Fogliani (Foto Konstantin Pavlenko)
Antonino Fogliani (Foto Konstantin Pavlenko)

È morto Antonino Fogliani, uno dei direttori d’orchestra italiani che più hanno contribuito, negli ultimi decenni, a mantenere viva e a rinnovare la grande tradizione del belcanto. Nato a Messina nel 1976, Fogliani aveva costruito una carriera internazionale saldamente legata al teatro d’opera e, in particolare, al repertorio italiano dell’Ottocento, dal quale aveva saputo però ricavare una prospettiva tutt’altro che museale. Fogliani apparteneva a quella scuola italiana del teatro musicale nella quale la conoscenza profonda dello stile non è un esercizio filologico fine a se stesso, ma lo strumento per restituire all’opera la sua forza teatrale. Una concezione maturata anche attraverso l’incontro decisivo con Gianluigi Gelmetti, di cui fu assistente, e attraverso gli studi di composizione con Francesco Carluccio e alla Chigiana con Franco Donatoni ed Ennio Morricone.

La sua carriera era cominciata nel segno di Rossini, con il debutto al Rossini Opera Festival di Pesaro nel 2001, appena venticinquenne, dirigendo Il viaggio a Reims. A Rossini sarebbe rimasto legato per tutta la vita: dal 2012 era direttore musicale del festival Rossini in Wildbad, in Germania, una piccola ma prestigiosa roccaforte rossiniana che sotto la sua guida aveva acquistato una riconoscibilità internazionale. Il lavoro sulle opere meno frequentate, le riscoperte, le nuove edizioni e una discografia importante avevano fatto di Fogliani uno degli interpreti di riferimento del compositore.

Ma il suo repertorio era assai più vasto. Donizetti, Bellini, Verdi, Mascagni, Puccini, fino a Strauss e Mozart, lo avevano portato sui palcoscenici del Teatro alla Scala, dell’Opera di Roma, del San Carlo di Napoli, del Teatro La Fenice, dell’Arena di Verona, della Bayerische Staatsoper e di numerosi teatri e festival internazionali. Dal 2017 era inoltre direttore ospite principale della Deutsche Oper am Rhein. Parallelamente aveva coltivato un'importante attività didattica: dal 2021 era professore ordinario di Direzione d’orchestra al Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo. Nel 2018 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli aveva conferito il titolo di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il tratto forse più caratteristico della sua idea di direzione emergeva dalle parole affidate nel 2018 al nostro giornale, in un’intervista dedicata proprio alla sua esperienza rossiniana in Germania: «La mia scuola musicale mi ha insegnato a sentirmi maestro concertatore più che direttore». Una definizione che diceva molto della sua concezione del mestiere: non il direttore come figura dominante, ma come artefice di un equilibrio fra orchestra, cantanti, scena e partitura. E ancora: «Si costruisce qualcosa di musicalmente “vero” partendo dalla “purezza” della partitura e con un approccio di devoto amore verso il lavoro del compositore». È proprio qui che sta la cifra più sincera del direttore d’orchestra Fogliani: nella capacità di stare al centro del teatro senza mettersi al centro della scena.