A Donaueschingen la polifonia come metafora del nostro tempo
I Donaueschinger Musiktage dedicano l’edizione 2026 a “polyphonies” con venti prime assolute e tedesche per esplorare il dialogo tra differenze, memoria, tecnologia e ascolto condiviso
04 luglio 2026 • 3 minuti di lettura
Dal 15 al 18 ottobre tornano i Donaueschinger Musiktage, il più antico festival di musica contemporanea al mondo, con un'edizione che mette al centro il concetto di “polyphonies”, inteso non solo come principio compositivo ma anche come chiave di lettura della realtà contemporanea. Il programma comprende 14 concerti, performance e installazioni, con ben 20 prime assolute e nazionali, accomunate dall'idea di una musica costruita attraverso la coesistenza di voci, linee, materiali ed estetiche differenti. «Negli ultimi decenni si è sviluppata una straordinaria pluralità di linguaggi compositivi», osserva la direttrice artistica Lydia Rilling, sottolineando come molti autori continuino a condividere l'interesse per strutture complesse in cui le singole componenti conservano la propria autonomia. Da qui una riflessione che travalica l'ambito musicale: la polifonia diventa il modello di una società attraversata da differenze, conflitti e sovrapposizioni che non sfociano necessariamente nella distruzione, ma restano capaci di dialogare. Più che un semplice tema, “polyphonies” rappresenta dunque una presa di posizione: il festival si propone come luogo di confronto, ascolto e discussione, specchio di un presente irriducibile a un'unica prospettiva.
Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo spiccano le installazioni sonore inaugurali di Gwendoline Robin e Yann Leguay (15 ottobre), dedicate rispettivamente ai paesaggi acustici dell'alta montagna e al rapporto tra tecnologia, efficienza e ambiente, cui si aggiunge la performance notturna di Leguay con il fuoco come protagonista (16 ottobre). Il concerto inaugurale dell'SWR Symphonieorchester diretta da Brad Lubman (16 ottobre) presenta nuove pagine di Natasha Barrett, Stefan Prins, Igor C. Silva e Hannah Kendall, accomunate da una riflessione sul caos, sulla perdita di controllo e sulla fragilità dei sistemi contemporanei. Il festival rende inoltre omaggio a Kurt Schwitters attraverso l'esplorazione multimediale di Simon Steen-Andersen e Michael Schmid, affiancata alla nuova creazione di Steven Kazuo Takasugi ispirata alla collezione di curiosità del Percy Grainger Museum (17 ottobre). Nella stessa giornata, Brigitta Muntendorf trasforma il concerto in un esperimento sociale partecipativo con Last Show (17 ottobre), mentre Susana Santos Silva debutta in duo con la violinista Aisha Orazbayeva (17 e 18 ottobre). Tra gli eventi conclusivi figurano il programma dell'Ensemble Resonanz con nuovi lavori di Rebecca Saunders e Ann Cleare (18 ottobre) e il concerto finale dell'SWR Symphonieorchester diretto da François-Xavier Roth (18 ottobre), con composizioni di Mauro Lanza, Clara Iannotta, Fabien Lévy e Noriko Baba dedicate ai temi della memoria, della nostalgia, della crisi climatica e dell'immaginario collettivo.
Accanto ai concerti, l'edizione 2026 amplia ulteriormente la propria dimensione interdisciplinare e formativa. Nella Stadtkirche St. Johann di Donaueschingen l'ensemble ONCEIM dialoga con l'organo in una performance d'improvvisazione guidata da Marina Rosenfeld, culminando nella prima esecuzione di OCCAM XXV zeta in omaggio a Éliane Radigue scomparsa nello scorso febbraio. Il programma parallelo comprende inoltre incontri con gli artisti, visite alle installazioni sonore, una mostra di partiture e libri e un ricco progetto educativo rivolto a scuole, studenti universitari e insegnanti. Prosegue anche la riflessione sul tema delle molestie sessuali nel mondo della musica con la proiezione del documentario Dear Lara, mentre due appuntamenti internazionali dedicati ai professionisti del settore confermano la vocazione dei Donaueschinger Musiktage come laboratorio di idee, confronto e sperimentazione oltre che di nuove creazioni musicali.
Il programma completo è qui.