Yuri Ahronovitch e la musica della vita

Ermitage ripropone in un cofanetto di 5 CD alcune esecuzioni del grande direttore d’orchestra scomparso nel 2002

YA_Stockholm
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Disco
classica
Yuri Ahronovitch
Yuri Ahronovitch - The Live Collection
Ermitage
2024

Se l’espressione essere al servizio della musica ha un senso, si può dire che per Yuri Ahronovitch è quella che meglio descrive la concezione del ruolo del direttore d’orchestra, come forse per pochi in una professione nella quale i narcisi da podio sono sempre più comuni. “Troppo immediato, troppo spontaneo, troppo modesto per non apparire cronicamente naïf. Troppo poco posato ed esteriormente inelegante, anzi quasi buffo quando impugnava la sua lunghissima bacchetta di legno grezzo, per rappresentare l’immagine demiurgica del direttore d’orchestra dei nostri giorni”: lo descriveva così Sergio Sablich in un ricordo affidato alle pagine di questo giornale poco dopo la scomparsa del direttore a Colonia il 31 ottobre 2002. Ahronovitch non apparteneva alla schiatta dei direttori d’orchestra che firmano le proprie esecuzioni lasciando un segno personale ma puntava piuttosto alla verità della composizione poiché, come diceva, “in ogni nota che suoni, c’è tutta la nostra vita”.

Yuri Michailovic Ahronovitch era nato il 13 maggio 1932 a Leningrado. Ha quattro anni quando il padre Michail gli fa imbracciare un violino, che lui, matematico, suona per diletto, e cinque quando assiste al Kirov a una rappresentazione del Lago dei cigni di Pëtr Il'ič Čajkovskij che gli fa decidere cosa vuol fare da grande: sarà come quell’uomo che con la sua bacchetta decide dei sentimenti trasmessi dalla musica suonata dall’orchestra. La guerra è imminente e sarà durissima nella sua città ma, nonostante le preoccupazioni, i suoi genitori non si oppongono al suo sogno. Al Conservatorio “Rimskij-Korsakov” si diploma in violino a 18 anni e quindi in direzione d’orchestra con il massimo dei voti e la lode. È il 1954 e non fatica a trovare il suo primo incarico: ancora fresco di studi gli viene offerto il posto di direttore principale nell’Orchestra sinfonica di Petrozavodsk nella Karelia, quindi in quella di Saratov e infine approda all’Orchestra filarmonica di Yaroslav che fra il 1957 e 1964 trasforma in una delle orchestre più prestigiose dell’Unione Sovietica attirando celebri solisti come Leonid Kogan, Maria Yudina e Vladimir Sofronitskij e soprattutto Emil Gilels, con il quale suggella un solido legame di amicizia. Il successo a Yaroslav gli vale la nomina nel 1964 a direttore principale dell’Orchestra Sinfonica dell’Unione delle Radiotelevisioni dell’Unione Sovietica, che porta anche a livelli di eccellenza. Malgrado i successi, sono gli anni in cui matura la decisione di lasciare il Paese stanco delle discriminazioni e delle umiliazioni riservate agli ebrei come lui. Le autorità prendono malissimo la sua decisione di lasciare il Paese nel 1972: gli viene concesso di portare con sé solo pochi oggetti personali e tutte le registrazioni con la sua ultima orchestra vengono distrutte, cancellando per sempre un documento prezioso sull’attività negli anni sovietici del direttore d’orchestra.

A partire da quel momento, però, comincia la seconda vita del direttore d’orchestra, che lo vede diventare protagonista della vita musicale di Israele, sua nuova patria adottiva, e ospite delle più importanti istituzioni musicali occidentali. Le registrazioni dal vivo opportunamente rimasterizzate contenute nel cofanetto pubblicato da Ermitage sono una preziosa testimonianza di questa seconda e lunga vita artistica di Yuri Ahronovitch.

Si tratta di cinque CD, che presentano un’antologia di dieci composizioni di brani classici registrate nell’arco di vent’anni con alcune fra le orchestre più prestigiose dirette da Ahronovitch dopo l’abbandono dell’URSS. Fra queste la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, la Danish National Radio Symphony Orchestra, la SWF Sinfonieorchester Baden-Baden, i Wiener Symphoniker e, naturalmente, la Jerusalem Symphony Orchestra, una delle principali compagini orchestrali del Paese nel quale scelse di vivere dopo il 1972. A

Lontano dall’idea di “specialista di”, la sua attività direttoriale lo ha portato ad attraversare repertori molto diversi e lontani, dalla musica barocca ai compositori contemporanei. Ma il repertorio sinfonico romantico rimase il suo campo d’elezione e le dieci registrazioni contenute nel cofanetto di Ermitage documentano al meglio questo suo repertorio di elezione, con scelte anche insolite come il Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Carl Maria von Weber con il solista Malcolm Frager, talentuoso pianista prematuramente scomparso, e la Gürzenich Orchestra di Colonia, la sua orchestra dal 1975 al 1986, o il poema sinfonico Tasso. Lamento e Trionfo di Franz Liszt. Accanto a queste, brani più consueti come come il Berlioz dell’Ouverture “Carnaval romain” o della Sinfonia fantastica nella sua trascinante esecuzione con l’Orchestra della radiotelevisione danese o la Quinta Sinfonia di Schubert proposta con delicato tocco mozartiano dei Wiener Symphoniker. Più vicine alle corde anche emotive del direttore resta tuttavia il repertorio russo ben rappresentato dallo slancio appassionato del Čajkovskij della Quinta Sinfonia proposto accanto al solare Capriccio Spagnolo di Rimskij-Korsakov che fa brillare in tutti i suoi colori dall’Orchestra della Radio bavarese, e ancora la giovanile Prima Sinfonia di Šostakovič in una lettura che dipinge il compositore come ultimo rappresentante della grande tradizione sinfonica russa (e forse non casualmente accostata alla Prima Sinfonia del meno noto Vasilij Kalinnikov, lui sì discendente diretto del sinfonismo di Čajkovskij e Rimskij-Korsakov).

Se è vero che, per citare ancora Sablich, “l’esuberanza del musicista metteva talora in secondo piano le doti tecniche, che pure erano notevoli, tutt’altro che approssimative, anzi del tutto consapevoli”, con la distanza del tempo queste registrazioni contribuiscono a far apprezzare il suo sguardo analitico e sempre profondo capace di trasformare ogni singola esecuzione in un evento da conservare nella memoria.

Piccola nota di demerito: un booklet fin troppo essenziale e piuttosto avaro di informazioni sulle date delle registrazioni.

Qui il link Spotify per ascoltare la collection.

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