L’oscurità luminosa di Julie Byrne

Il nuovo album della cantautrice statunitense Julie Byrne, The Greater Wings, elabora un lutto

Julie Byrne
Disco
pop
Julie Byrne
The Greater Wings
Ghostly International
2023

Terzo album in carriera per la trentaduenne cantautrice statunitense Julie Byrne, a sei anni dal precedente Not Even Happiness, grazie al quale aveva conquistato visibilità internazionale.

Determinante era stato allora l’intervento in produzione di Eric Littmann, abile ad arricchirne il linguaggio altrimenti essenziale dell’esordio, Rooms With Walls and Windows (2014), quando ad accompagnare la sua voce era il solo fingerpicking di chitarra, tecnica appresa da autodidatta emulando il padre, musicista amatoriale.

Terminata la tournée nel 2018, Byrne aveva cominciato a preparare il disco nuovo insieme a lui, divenuto suo inseparabile partner creativo: un processo interrotto bruscamente dalla precoce scomparsa del produttore, nel giugno 2021. The Greater Wings è impregnato dunque da un sentimento di perdita, da cui trae tuttavia slancio: «Il dolore è molto più della sofferenza, esprime amore, qualcosa di mistico, impossibile da descrivere», ha spiegato lei a “Uncut”.

Qui un passo nel testo di “Flare”, ballata folk dall’impianto classico con contrappunto di scuola cameristica, riecheggia quei pensieri: “Un giorno saremo la polvere d’amore di un altro futuro”. E subito dopo ecco “Conversation Is a Flowstate”, su un fondale costituito viceversa da sobrie sonorità sintetiche: istantanea sull’elaborazione del lutto (“Vado a camminare di notte dove brilla Venere, mi lecco le ferite con i miei tempi”).

Un’altra suggestione astrale illumina l’episodio iniziale, che dà nome all’intera raccolta: “Galassie lontane in movimento”, canta Byrne con tono vellutato su morbido arpeggio della sei corde.

Il suo approccio originario allo strumento risalta nel brano successivo, “Portrait of a Clear Day”, e gli conferisce una fragranza stagionata che si allinea al contenuto emotivo: “A volte ho così tanta nostalgia di te”, recita il verso conclusivo. In sequenza arriva quindi l’incantevole “Moonless”, scandito da accordi di pianoforte e decorato con volute d’archi, raccontando un soggiorno in hotel: “L’ho trovata dentro la stanza con te, qualunque cosa sia l’eternità”.

Il pregio degli arrangiamenti si deve al lavoro svolto da Littmann e chi gli è subentrato, ossia Alex Somers, nel decennio scorso sovente nell’orbita dei Sigur Rós: lo si apprezza in particolare durante “Summer Glass”, nel dialogo disinvolto fra arpa e sintetizzatore, mentre la protagonista prosegue la propria esplorazione esistenziale (“Un giorno la pelle che mi contiene sarà polvere e io sarò pronta a viaggiare di nuovo”).

Approssimandosi all’epilogo, nell’apparente mestizia della narrazione si fa largo la speranza (“Hope’s Return” sfocia in un crescendo solenne) e il titolo dell’ultima canzone attribuisce addirittura doti preziose alla morte (“Death Is the Diamond”), alternando con grazia ondate vitali (“Mi fai sentire come la reginetta del ballo che non sono mai stata”) e risacche di malinconia (“Avanza la tetra aurora della notte, mi manchi da tutta la vita).

In questo modo la sommessa intensità di The Greater Wings soggioga l’ascoltatore.

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