L’Inferno dei Boards Of Canada

L’enigmatico duo scozzese interrompe un silenzio durato 13 anni

AC

28 maggio 2026 • 3 minuti di lettura

Inferno
Inferno

Boards Of Canada

Inferno

Warp 2026

I Boards Of Canada investono nel valore dell’assenza: rarissime interviste e nessun concerto dall’aprile 2001, quando si esibirono al festival All Tomorrow’s Parties.

Quanto alla produzione discografica, Inferno è il quinto album in una serie inaugurata nel 1998 dall’ineguagliato Music Has the Right to Children ed esce a 13 anni di distanza dall’antecedente Tomorrow’s Harvest.

Ad annunciarlo è stata una campagna di comunicazione come al solito elaborata: misteriosi Vhs spediti a casa di alcuni fan, criptici poster caratterizzati dall’esagonale marchio di fabbrica affissi in giro per il globo, un video su YouTube intitolato “Tape 05” e infine l’annuncio ufficiale con un trailer sul medesimo canale.

Venerdì scorso, poi, si sono svolte in sette grandi città – da Tokyo a New York passando per Berlino – sedute pubbliche di ascolto dell’opera e altre ne ha organizzate su scala più ampia Warp presso negozi di dischi (in Italia a Bologna, Milano, Roma e Torino) alla vigilia della pubblicazione.

Associando questa arzigogolata strategia mediale alla propria musica, i fratelli scozzesi Michael e Marcus Eoin Sandison, ora ultracinquantenni, hanno finito per creare un culto di portata planetaria, rappresentato ad esempio dall’infinità di gruppi a tema su Reddit. Avvicinarsi al duo significa entrare in un misterioso mondo parallelo, predisposto usando messaggi subliminali, numerologia ed esoterismo: lo dimostra eloquentemente il filmato di “Tape 05”, corrispondente qui a “Deep Time”.

Principali ingredienti costitutivi del materiale audio – architetture ambient su intelaiatura ritmica a bassa velocità con inserti di scuola retrofuturista, essenzialmente – sono sintetizzatori analogici, apparecchiature difettose e campionamenti rétro da “vintage hardware freaks”, come essi stessi si dipinsero nel 2013, interpellati da “The Guardian”. L’esito di tale maestria combinatoria è nella circostanza un flusso ininterrotto di 70 minuti: colonna sonora del processo di decifrazione da “Settimana enigmistica” necessario per ricavare un senso narrativo. Ecco allora la suggestione dantesca dell’intestazione, alla quale è implicitamente connesso “Naraka”, vocabolo di origine sanscrita che ne definisce l’equivalente buddista e intitola un brano dove a un certo punto affiora un mantra Hare Krishna.

La breve ouverture “Introit” menziona l’antifona che introduce la celebrazione della messa e voci deformate di predicatori punteggiano “Father and Son” e l’inquietante “Age of Capricorn”, attualizzando gli esperimenti compiuti nel 1981 da Brian Eno e David Byrne in My Life in the Bush of Ghosts, mentre “All Reason Departs” contiene rimandi all’occultista Aleister Crowley e in “Prophecy al 1420 MHz” un habitat reso cinematografico dal timbro della chitarra elettrica accoglie frasi espunte da una lezione del filosofo iraniano Seyyed Hossein Nasr.

Se in quel caso l’evocazione mistica è accordata sulla frequenza chiamata in radioastronomia “segnale wow!”, nell’ipnotico “The Word Becomes Flesh” il fattore religioso (“Il Verbo divenne sangue” dal Vangelo secondo Giovanni) coesiste con scampoli di scienza (una voce femminile da speaker descrive lo sviluppo di un embrione umano in laboratorio).

In precedenza, la foschia artificiale di “Hydrogen Helium Lithium Leviathan” è risultante dell’alchimia fra i primi tre elementi comparsi dopo il Big Bang e il Mostro del Caos dei libri sacri, quando all’epilogo – scandito da un battito cardiaco – “I Saw Through Platonia” allude invece all’intuizione espressa dal fisico britannico Julian Barbour nel saggio del 1999 La fine del tempo.

È fatto di tutto questo l’Inferno dei Boards Of Canada.