L’amapiano inquieto di DJ Black Low

Impumelelo di DJ Black Low è già un instant classic dell'amapiano, alla soglia del mainstream

DJ Black Low
Disco
world
DJ Black Low
Impumelelo
Awesome Tapes from Africa
2023

Dopo Teno Afrika e i Native Soul, ecco DJ Black Low, un altro giovanissimo esponente dell’amapiano pubblicato dall’etichetta Awesome Tapes from Africa.

– Leggi anche: Che cos'è l'amapiano?

Produttore con un background di polistrumentista, il ventiduenne Sam Austin Radebe registra le sue composizioni nel suo studio casalingo di Pretoria, creando eccellente e stimolante musica da ballo. Due anni dopo Uwami è ora la volta di Impumelelo, un doppio album composto da 12 brani per una durata che supera l’ora.

Il giovane Sam riesce nel compito di elaborare una forma di amapiano con nuovi modi di esprimere questo stile di dance music locale ma diventato globale.

Nell’immaginazione musicale di DJ Black Low le canzoni riescono a oscillare in maniera fluida tra atmosfere sognanti e altre coi piedi ben piantati per terra. Aiutato da cantanti nella maggior parte dei brani, ritroviamo una nuova dimensione nel suo approccio, diventato nel frattempo un suo marchio distintivo, alla decostruzione astratta degli sviluppi ritmici delle sue canzoni. 

Dopo Uwami era uscito anche un secondo capitolo, contenente le restanti canzoni prodotte con quelle rientrate poi nella tracklist del disco originario. La canzone “Gijima” è un brano inedito scelto da Black Low per essere incluso in questa raccolta.

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C’è una maturità compositiva ed emotiva accresciuta rispetto ai primi lavori e le parti vocali e i testi sono maggiormente a fuoco. I collaboratori alla produzione, provenienti dalla cerchia di DJ Black Low, tutti della provincia del Gauteng, aggiungono una varietà di idee che popola questa realizzazione costantemente sorprendente.

A dispetto della sua giovane età, DJ Black Low fa capire di aver scoperto qualcosa d’importante, sensazione rafforzata nel nuovo Impumelelo. Anche se il successo di Kabza de Small – anche lui originario di Hammanskraal, cittadina a 30 minuti da Pretoria – lo ispira su base quotidiana, Sam non cerca di imitare colui che a tutti gli effetti è un suo idolo. Atterrando sulla scena di un genere estremamente popolare al punto di essere diventato mainstream, la sua musica non sembra destinata a dominare le frequenze radiofoniche. Più grezzo e diretto nelle sue idee musicali, DJ Black Low mette in mostra un suono più underground, basato su campionamenti distorti e synth. Il gusto per l’improvvisazione del giovane produttore si manifesta attraverso un amapiano senza strutture prefissate, spontaneo, anche se si sente l’influenza dell’house commerciale.

Con Impumelelo il nostro ragazzo è impegnato nella missione di diffondere il suono dell’amapiano al di là dei confini del Sudafrica, arruolando un numero di cantanti ancora maggiore rispetto ai lavori precedenti: Black R, K Dalo, Frego, Gentow, La Presh e altri ancora. Ricco di idee fantasiose, ritmi innovativi e contagiosi, atmosfere sognanti e costruzioni sapienti di tensione, Impumelelo mette in campo una maturità e uno sfoggio di capacità insospettabili in un artista così giovane.

Questo nuovo album si candida a essere un instant classic del genere, con la sua drum machine pulsante, i synth ritmici, le linee di basso derivate dal kwaito, le parti vocali piene di vita, i tamburi a lamelle, le melodie orecchiabili e i testi nelle varie lingue sudafricane.

C’è una tensione che brucia lentamente in contrapposizione al sorriso smagliante di Black Low sulla copertina gioiosamente gialla dell’album. “Akulalwa” sfrutta accordi inquietanti di synth e voci delicatamente distanti per gentile concessione dei già citati Black R, K Dalo e Frego, per evocare la sensazione di una sala da ballo vuota quando la notte sta per morire.

“Lepiano” cita il classico “Mas Que Nada” di Sérgio Mendes ma sbarazzandosi dei pianoforti briosi e privilegiando percussioni e synth minimalisti, come illuminata da un lampione a mezzanotte in una strada deserta di Pretoria. Il tocco leggermente più sinistro di “Mekete” potrebbe essere la base di un pezzo drill inglese o di Brooklyn. 

Tra i miei pezzi preferiti c’è senz’altro “Lovey,” dove i toni nebulosi si stratificano al di sotto di qualcosa che assomiglia a un canto cerimoniale, ma poi ecco entrare la pulsazione di quella che risuona come una nota proveniente dalla musica di una vecchia danza, aggiungendo un’ulteriore dimensione.

È proprio quella del contrasto la nota stilistica più ricorrente in questo disco, la stessa che ritroviamo in “Oskido” che mescola un tranquillo vibrafono con synth cattivi. A pensarci bene, ha ragione Bandcamp Daily quando dice che quella di Impumelelo è meno musica per il club e più per smaltire la depressione post-club, e allora permettiamo a DJ Black Low di consolarci.

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