L’alfabeto degli X

Un'uscita indie style, direttamente su BandCamp, per il primo disco in 35 degli X, Alphabetland. E non è affatto male

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X (foto di Kevin Estrada)
Disco
pop
X
Alphabetland
Fat Possum

Previsto originariamente per agosto, Alphabetland degli X è uscito a sorpresa il 22 aprile solo in formato digitale. Il gruppo ha deciso di anticiparne la disponibilità a causa della crisi generata dal COVID-19. Possiamo quindi definirlo un’altra vittima della pandemia.

«Diamo alla gente – almeno al nostro pubblico e forse oltre a quello – qualcosa di positivo. Qualcosa di nuovo e vitale» – John Doe

«Fanculo, usciamo indie style e mettiamolo su Bandcamp». Ecco dunque il primo disco dopo 35 anni con la line up originaria degli X – John Doe, Exene Cervenka, Billy Zoom e DJ Bonebrake –, uscito quasi in contemporanea con il quarantesimo anniversario di Los Angeles (26 aprile 1980). 

E il suono asciutto di questo nuovo lavoro si rifà proprio a quel disco e al successivo Wild Gift, usciti entrambi per l’etichetta indipendente Slash Records: i pezzi sono brevi, solo uno supera i tre minuti, in un’ora si fa in tempo ad ascoltare le undici canzoni due volte, compreso un breve intervallo per fare il giro dell’isolato muniti di auto-certificazione, come da decreto ministeriale.

Nove brani originali più “Delta 88 Nightmare”, già sentito in un demo del 1978 e presente nella ristampa su CD di Los Angeles, e “Cyrano De Berger’s Back”, presente in See how We Are del 1987, il primo album dopo l’abbandono di Zoom, tutti prodotti da Rob Schnapf (Elliott Smith, Beck).

I due brani forse più significativi sono posti in chiusura: “Goodbye Year, Goodbye” è un addio melanconico all’anno che finisce che in alcuni momenti riporta alla memoria “In this House that I Call Home”, uno dei vertici di Wild Gift, mentre “All the Time in the World” è un pezzo spoken-word in stile neo-Beat sul peso degli anni che passano, con Zoom al piano e Robby Krieger dei Doors alla chitarra (e il cerchio si chiude, visto che Ray Manzarek produsse Los Angeles).

La forza d’urto complessiva degli X di oggi non passa inosservata: undici pezzi di rock‘n’roll suonato comme il faut, due minuti di ampli a palla e la Gretsch di Billy Zoom (guarito dal cancro che l’aveva colpito qualche anno fa) che come al solito parla al cuore di punk e rockabilly indistintamente, scatenando istinti primordiali. Tutti oltre i 60 anni ma il freno a mano non è per nulla tirato, l’energia e il coinvolgimento viaggiano a mille: che dire, un miracolo.

Una gradita sorpresa quindi, e poi diciamolo, trascorrere 25 aprile e 1° maggio in compagnia degli X non ha prezzo.

«Le possibilità illimitate dell’infinità giovanile si trasformano in mortalità» – "All the Time in the World"

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