La scelta di Sophie Jamieson

Canzoni a cuore aperto in Choosing, album d’esordio della cantautrice inglese Sophie Jamieson

Sophie Jamieson
Disco
pop
Sophie Jamieson
Choosing
Bella Union
2022

Dai giorni dei suoi passi iniziali nel circuito folk di Cambridge, la cantautrice inglese Sophie Jamieson ha impiegato un decennio per raggiungere il traguardo dell’album. A rallentarne il cammino sono state le disavventure esistenziali di cui dà conto senza reticenza in Choosing fin dal primo brano, “Addition”: “Sono più della somma degli alcolici nel mio sangue, sono più della somma di mio padre e mia madre, sono più di una siccità, sono più di un'alluvione”, canta con intensità emotiva accompagnandosi parsimoniosamente alla chitarra elettrica. È più esplicita ancora in “Sink”, dove a sorreggere la trama è uno squisito fraseggio di pianoforte: “Whisky, mi stai fissando, un altro pomeriggio in spiaggia con la testa ficcata nel mare”.

All’alcol, in qualche modo, fa da dirimpettaia l’acqua, ad esempio in “Downpour”, altra ballata esile ed elegiaca, destinata però a sfociare in un crescendo melodrammatico: “Ma tu apri la bocca e viene tutto fuori, l’acquazzone, parole che cadono e rendono fango il terreno”, finché “m’inzuppi fino alla pelle e mi prosciughi”, quasi a riecheggiare la PJ Harvey di trent’anni fa.

L’interlocutore, oggetto d’amore e generatore di tormento, impone regole d’ingaggio crudeli: “È un gioco violento che non volevo giocare, ma mi hai portato sul ring e hai tirato giù le tende”, denuncia con accento mesto “Violence”. E subito dopo, nell’atmosfera crepuscolare di “Boundary”: “Prendendo i soliti vecchi jolly dal mazzo, è tutto un gioco, ma tu m’implori di attaccare”.

Descrivendo il timore dell’abbandono, la sensazione di vulnerabilità che trapela da alcuni episodi è struggente. Accade in particolare in coda alla sequenza, nel minimalismo diafano di “Who Will I Be” (“Chi sarò quando avrai finito con me? Che cosa ributterai a mare?”) e nella malinconia intimista di “Long Play” (“Lui sa dove va il tuo cuore, quando suona la campana e la puntina gira sul disco, non sei un clown, sei una donna e stai sola sul lato A, con l’intero long playing da solcare”, restando in metafora per dire: “Ma se non posso ballare su Cohen, cosa vuoi che faccia? Posso saltellare con la disco di un Mp4”).

L’angoscia dell’horror vacui diventa plateale in “Runner”, che comincia sommessamente e poi esplode nell’esortazione conclusiva: “Tesoro, giurami che non stai scappando”.

Si tratta di canzoni a cuore aperto, nelle quali al colmo (“Fill”, aperta dall’ammissione: “Sto morendo di fame, me ne sono andata da casa, buttandomi a capofitto”) corrisponde il vuoto (“Empties”, con arpeggio delicato, voce sussurrata ed epilogo corale). Non c’è alcun vittimismo, tuttavia, poiché Choosing è frutto di un processo introspettivo dall’intento terapeutico: “Riguarda la speranza di trovare la forza e una luce in fondo al tunnel”, ha affermato lei in un’intervista. La scelta di Sophie è stata di disinnescare gli impulsi autodistruttivi, dunque: che l’abbia resa pubblica attraverso la musica indica il coraggio da cui è animata la sua ispirazione.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

Le canzoni “patologicamente confessionali” di Samia

Honey è il secondo album di Samia, giovane cantautrice statunitense dal talento ancora acerbo ma nitidissimo

Alberto Campo
pop

La versione levigata di Popcaan

Non convince del tutto il nuovo album della dancehall superstar Popcaan, per la label di Drake

Ennio Bruno
pop

Complete Mountain Almanac, canzoni sul cambiamento climatico

Il folk da camera di Rebekka Karijord e Jessica Dessner

Alberto Campo