La metamorfosi di Ana Roxanne

In Poem 1 l’artista statunitense si tramuta in cantautrice

AC

18 maggio 2026 • 2 minuti di lettura

Ana Roxanne
Ana Roxanne
Poem 1
Poem 1

Ana Roxanne

Poem 1

Kranky 2026

Con Ana Roxanne – Recto di cognome per l’anagrafe di Vallejo, in California – eravamo rimasti all’album precedente, Because of a Flower, datato 2020, ma da allora le cose sono cambiate. La ricordavamo immersa in ambientazioni astratte, dove la sua voce si annidava in brumose orchestrazioni elettroniche, e la ritroviamo ora in Poem 1 cantautrice disposta a mostrarsi tale senza reticenza.

“Ero stanca dei soliti espedienti”, ha spiegato al magazine “EE72”, aggiungendo: “Mi sentivo a mio agio nascondendomi dietro tutti quegli effetti e in un certo senso potevo dire qualsiasi cosa, anche se non era molto comprensibile”.

Meglio di altri brani, testimonia qui la metamorfosi “Keepsake”, ballata dal portamento classico scandita dagli accordi malinconici del pianoforte, sui quali la si ascolta cantare: “Non potrà mai crescere se non nasce mai, non potrà mai fuggire se è stato sempre libero”. Nell’episodio centrale della sequenza, “Untitled II”, in cui il medesimo strumento compare in versione elettrica, s’intuisce l’influenza dichiarata della jazzista Shirley Horne: in atmosfera da nightclub, complice uno struggente inserto di violino, Ana Roxanne distilla spleen indugiando sull’armonia generata dalla relazione dialettica fra Yin e Yang.

L’incantesimo si ripete poi in “Cover Me”, quando – affiancata al microfono da Tomás Cruz – disegna con grazia sopraffina un panorama invernale (“Lascia che i fiocchi di neve cadano e mi diano pace, ricopri ciò che mi manca, tutti i miei errori e ciò che non potrà essere mai più”).

Tracce dei suoi trascorsi musicali affiorano negli interludi strumentali “x” e “Wishful (Draft)”, così come nell’ovattato fondale sonoro dell’iniziale “The Age of Innocence”, omonimo al celebre romanzo di Edith Wharton (e al relativo film di Scorsese), in coda al quale esprime “il desiderio di qualcosa che non è mai esistito”. A un’epoca ancora più remota – il tempo della formazione accademica presso il Mills College di Oakland – rimandano verosimilmente “Berceuse in A-flat Minor, Op. 45”, ninna nanna intestata con notazione alla Chopin, e “One Shall Sleep”, numero di scuola Twin Peaks dove la protagonista recita i versi scritti dal medico e poeta Justinus Kerner per il lied di Robert Schumann “Stille Tränen”.

Ciò nonostante, alla soglia dei 40 anni, l’artista statunitense si rivolge al futuro: “Correndo avanti e guardando avanti, correndo sola, con una lunga strada da percorrere”, annuncia in “Atonement”, sorretta da un solenne bordone di sintetizzatore e confortata dal movimento languido dell’archetto sulle corde. È il degno epilogo di un piccolo grande disco.