Joan, la poliziotta dal cuore tenero

Il ritorno di Joan As a Policewoman con un disco intimo e personale, Damned Devotion

Joan as a Policewoman, nuovo disco
Disco
pop
Joan As Police Woman
Damned Devotion
PIAS
2018

Damned Devotion, il nuovo album di Joan As a Policewoman, ritorna alle origini tra canzoni sentimentali e storie d'amore, tra Leonard Cohen e Jean Genet.

Dopo aver esplorato due anni fa frontiere africane nel lavoro a quattro mani con Benjamin Lazar Davis, Let It Be You, la “poliziotta” newyorkese – che si soprannominò così all’esordio in onore del personaggio interpretato in una serie televisiva da Angie Dickinson – torna alle origini, soprattutto in termini emotivi. Damned Devotion è infatti un disco a cuore aperto, nel quale i sentimenti vengono esposti senza riserbo, a costo di mostrare la propria vulnerabilità. Ad esempio: “Che sciocca! Perché mi devo innamorare di te?”, sbotta in “Silly Me”. E in “Warning Bell”, avendo premesso “Mai stata brava a levitare”, confessa: “Ho amato impostori, tendo a credere alle canaglie”.

Il risultato è appunto la “maledetta devozione” cui l’album è intestato. Un pizzico d’ironia allevia l’amarezza che pervade altrimenti la narrazione: “Ho dentro di me un amore più grande dell’albero di Natale al Rockfeller Center nel giorno di Natale”, canta in "Valid Jagger", dove al divo degli Stones viene riconosciuto status da Maschio Alfa.

Sul piano degli influssi culturali, viceversa, una posizione da stella polare è attribuita a Jean Genet, al quale – pensando in particolare al primo romanzo, Nostra signora dei fiori – è dedicata “Steed”, mentre aleggia lo spirito di Leonard Cohen – e dei suoi versi a proposito delle crepe da cui filtra la luce, tratti da “Anthem” – su “The Silence”. Qui si coglie inoltre l’eco dello slogan “Il mio corpo, la mia scelta”, scandito dalle donne in marcia a Washington nel gennaio 2017 per protestare contro il presidente misogino appena insediato. È uno dei pezzi forti del repertorio, che musicalmente insiste sugli accenti soul e rhythm’n’blues del precedente The Classic (2014), ricollocandoli tuttavia in una dimensione minimalista, tanto che in alcuni episodi, dall’iniziale “Wonderful” alla conclusiva “I Don’t Mind”, sembra di ascoltare una versione femminile di James Blake. Detto questo, Damned Devotion è una raccolta di canzoni apprezzabile anche solo a livello epidermico, gradevole e seducente com’è.

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