Il Vangelo profano di Yves Tumor

Praise a Lord… è l’ambizioso album nuovo di Sean Bowie, alias Yves Tumor: un capolavoro enigmatico

Yves Tumor
Disco
pop
Yves Tumor
Praise a Lord Who Chews But Which Does Not Consume (Or Simply, Hot Betweeen Worlds)
Warp
2023

Conversando con Courtney Love su invito di “Interview” alla vigilia dell’uscita di un nuovo disco dal titolo chilometrico, che per brevità chiameremo Praise a Lord…, al momento esclusivamente sulle piattaforme digitali (l’oggetto fisico sarà disponibile a metà maggio), Yves Tumor ha descritto la propria educazione musicale citando la Motown e in particolare i Temptations, ossia gli ascolti del padre, accanto al rock di Kansas, Led Zeppelin e MC5, oltre a house e techno, fino all’ambient rumorista (in passato aveva indicato quale fonte d’ispirazione i Throbbing Gristle).

– Leggi anche: Chi è Yves Tumor?

Una mappa complessa e contraddittoria, da cui deriva ciò che produce. Siccome poi di cognome fa Bowie (Sean di nome), potrebbe sembrare il morphing degli omonimi più celebri, David e Lester: la poliedricità del primo e la radicalità del secondo.

Lo anima un’istintiva irrequietezza, alimentata dall’identità non binaria e simboleggiata dal tracciato nomade del suo tragitto biografico: nato a Miami, emigrato in Europa e per un certo periodo residente a Torino, risucchiato forse dall’orbita virtuosa di C2C, dove tornerà a esibirsi in autunno. Proporrà allora dal vivo il materiale di questo album, quinto della serie e terzo marchiato Warp: opera che già nell’intestazione dichiara un ascendente – diciamo così – spirituale, benché in un altro dialogo preliminare pubblicato da “AnOther Magazine” (interlocutrice questa volta l’artista e performer californiana Kembra Pfahler) ne abbia smorzato la portata (“Sto solo giocando con quell’immaginario e mi ci riferisco per divertimento”).

Eppure ecco in apertura di sequenza l’eloquente “God Is a Circle”: tiritera post punk trainata da un tetro giro di basso e scandita da un ansimare femminile, con screzi di chitarra elettrica e melodia in falsetto, durante la quale confessa il proprio smarrimento (“A volte è come se nella mia mente ci fossero posti dove non posso andare e nella mia vita persone che ancora non conosco, girovagando mi sento come uno spettro in un pozzo”).

Al “Signore che mastica ma non consuma” si rivolge espressamente in “Operator”, sintonizzato anch’esso su sonorità d’epoca, addirittura prossime ai Joy Division: “Sei il Signore e Salvatore? Ho bisogno di una ragione per credere”.

Il crescendo della possessione mistica culmina in “Ebony Eye”, gran finale dibattuto fra grandeur quasi “prog” e accattivante cantabilità: la visione del “nostro beneamato santo” lo rende “paralizzato da una luce incandescente”. Fa dunque un effetto da Vangelo profano l’affermazione contenuta in “Echolalia”, fra ulteriori cupezze post punk, svagato portamento glam e inquietante proiezione avveniristica del mito di Gulliver in video.

Celato dietro pseudonimo scabroso, fra una “bella chiavica” (“Lovely Sewer”) dalla sensualità gotica e una “Meteora Blues” che sa un po’ di Nirvana, il Bowie dei giorni nostri ci porta in gita nella sua psiche tortuosa, verso un Paradiso avvolgente come una cappa, dalle cui sembianze sonore trapela in controluce la fisionomia di Prince, rielaborando la poetica del colpo di fulmine: “Ho incontrato un ragazzo senza testa, l’ho guardato negli occhi, era così puro di cuore, sai, e per un istante siamo diventati l’un l’altro, abbiamo trovato un amore che lentamente ci ha sgretolato”.

Ormai distante dagli esordi in habitat elettronico, Yves Tumor si è avventurato con audacia in un’interzona abitata da musiche apolidi quanto lui e di là invia dispacci in forma discografica: Praise a Lord… è finora il più ambizioso. Un capolavoro enigmatico.

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