Il rock microtonale degli Angine de Poitrine
Lo strano caso del chiacchieratissimo duo canadese in maschera
07 aprile 2026 • 2 minuti di lettura
Angine de Poitrine
Vol. II
Improvvisamente tutti parlano – e scrivono – degli Angine de Poitrine (angina pectoris in francese), canadesi di Saguenay, in Québec: “due personaggi stravaganti dalle facce di cartapesta”, si definiscono su Bandcamp, dove nel giugno 2024 avevano messo in commercio un primo disco, passato pressoché inosservato.
Il botto c’è stato a inizio febbraio, quando l’emittente di Seattle KEXP ha postato su YouTube la registrazione di un loro miniconcerto tenuto un paio di mesi prima a Rennes, in Francia, durante il festival Les Transmusicales, il cui totalizzatore veleggia attualmente verso i sette milioni di visualizzazioni.
Cos’ha scatenato il contagio? È senza dubbio di sicuro effetto la messinscena caricaturale: maschere buffe, costumi a pois e postura vagamente surreale. Fosse solo quella, sarebbe la “burla diventata realtà” raccontata dicendo che in origine il travestimento era un espediente per poter suonare in incognito nel medesimo locale a breve distanza dall’esibizione precedente.
In verità c’è anche – e soprattutto – la musica: brani strumentali (usano la voce, ma in maniera non verbale) dal ritmo sincopato, scandito alla batteria da Klek, sul quale si applica Khn maneggiando uno strumento a doppio manico – chitarra e basso insieme – costruito appositamente da un amico liutaio e moltiplicandone la versatilità per mezzo della pedaliera.
Il risultato è “mantra rock dada pitago-cubista”, come lo chiamano sul proprio sito web, reso bizzarro ed esotico dall’uso delle scale microtonali tipiche delle tradizioni mediorientali e asiatiche: il vero ingrediente segreto della ricetta.
Dentro ci si può trovare la qualsiasi, vista l’eterogeneità delle influenze artistiche dichiarate: dai Gentle Giant a Dua Lipa (Klek), oppure da Calvin Harris ai Lounge Lizards (Khn).
Ozioso cercare analogie e assonanze, dunque: conta piuttosto l’efficacia di una formula che combina ingegnosità compositiva, destrezza tecnica e nonsense in purezza. Ne dà conferma il Vol. II della discografia, appena pubblicato: contiene i tre pezzi che aprono lo show visibile in rete (“Fabienk”, “Mata Zyklek” e “Sarniezz”, titoli indecifrabili quanto gli pseudonimi) accanto a un altro trittico in cui convivono l’umore klezmer di “UZTP” e gli accenti prog di “Yor Zarad”.
Difficile pronosticare ora se gli Angine de Poitrine faranno carriera o rimarranno fugace meteora, certo questo è il loro momento: lo dimostra l’impressionante agenda dei concerti fissati nel prossimo semestre, soltanto uno in Italia, il 31 maggio al “Poplar Utopia” di Rovereto.