Il pop attivista di Tune-Yards

L’arzigogolata empatia di Merril Garbus e Nate Brennan nel nuovo album Sketchy

4AD - TUNE YARDS
Disco
pop
Tune-Yards
Sketchy
4AD
2021

Per il mese di marzo 2021, il giornale della musica aderisce – insieme a decine di riviste, portali web e radio in Europa – all’iniziativa #womentothefore dello Europe Jazz Network, a favore della progressiva parità di genere nelle musiche creative.

– Leggi gli altri articoli della serie #womentothefore

E a un certo punto, esattamente a metà dello svolgimento del nuovo lavoro di Tune-Yards, c’è un minuto di silenzio, intitolato appunto “Silence Pt. 2 (Who Is ‘We’?)”. La domanda fra parentesi allude al “quando diciamo ‘noi’” espresso per inciso nella prima parte del brano, viceversa sonora, che fa riferimento a un pensiero della scrittrice, filosofa e femminista Grace Lee Boggs, culminante nella sentenza: «Al fine di cambiare/trasformare il mondo, è necessario cambiare/trasformare sé stessi».

È una delle fonti d’ispirazione dichiarate esplicitamente dalla quarantaduenne Merril Garbus per introdurre il quinto atto del progetto Tune-Yards, condiviso con il partner Nate Brenner dai tempi di Whokill, nominato all’epoca migliore album dell’anno dal “Village Voice”.

– Leggi anche: Tanti auguri Merrill Garbus

Un decennio e tre dischi più tardi troviamo i due artisti statunitensi impegnati a riformulare il proprio linguaggio musicale accantonando i laptop per avventurarsi in jam session con strumenti “veri”, un po’ alla maniera dei Beastie Boys di Check Your Head, volendo citare un’altra ascendenza menzionata in sede di premessa.

Potremmo aggiungere poi, intuitivamente, ancora un paio di figure influenti: David Byrne, che ha coinvolto la coppia nella performance collettiva Contemporary Colors, incaricandola quindi dell’apertura negli show della tournée American Utopia, e il produttore, rapper e regista Boots Riley, autore nel 2018 del gioiellino cinematografico indipendente Sorry to Bother You, la cui colonna sonora porta la firma di Tune-Yards. Mettete tutto questo nel frullatore e otterrete il cocktail servito in Sketchy: una miscela “avant pop” introdotta eloquentemente da “Nowhere, Man”, spastico funk creato di getto dopo la decisione di vietare l’aborto presa nel 2019 dal governo dell’Alabama.

Dicono le prime parole di quella canzone: “Sì, ti voglio spaventare”. E nella successiva, un R&B mutante chiamato “Make It Right”, ecco l’esortazione: “Sveglia, donna!”. La verve da attivista di Garbus sprizza ad ampio raggio, irrorando anche un episodio all’apparenza sereno e solare come “Hold Yourself”, dove i nodi al pettine riguardano i transiti generazionali e genitori che “tradiscono” e “soffocano” i figli.

All’ascolto, si ha la sensazione di assistere all’azione di un estro irrequieto, talvolta avvitato nell’arzigogolo – è il caso dell’involuto “Homewrecker” – e invece altrove capace di manifestarsi in purezza, ad esempio nel delizioso “Hypnotised”, unica circostanza nella quale sembra affiorare il disagio del momento: “Qui di solito ridevano e ballavano, finché arrivò un incantesimo”.

Da quel brano e attraverso la malinconia garbata di “My Neighbor” trapela la spontanea empatia di un disco ammirevole nelle intenzioni e però a tratti rivedibile nella forma.

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