Il nuovo disco di Nick Cave è un capolavoro doloroso

L’elaborazione del lutto per il figlio scomparso ha ispirato a Nick Cave Ghosteen, disco acustico di una forza emotiva quasi insostenibile

Nick Cave - Nuovo album - Ghosteen
Nick Cave
Disco
pop
Nick Cave and the Bad Seeds
Ghosteen
Ghosteen Ltd
2019

C’era una volta Nick Cave il Terribile: predicatore dal temperamento ispido, figura minacciosa e scostante. La vita, poi, inesorabile com’è, l’ha trasformato in maniera drammatica. Il dolore provato quattro anni fa per la morte del figlio quindicenne Arthur è stato catartico per Cave. Espresso già senza remore nell’album precedente, Skeleton Tree, segna in misura ancora più esplicita questo nuovo Ghosteen: divulgato ieri in anteprima su YouTube, in concomitanza con le sedute d’ascolto organizzate in una trentina di città (Milano, Bologna e Napoli, in Italia), e da oggi reperibile sul web, il diciassettesimo album di Nick Cave and the Bad Seeds diventerà oggetto fisico a novembre.

Su di esso aleggia il ricordo struggente del ragazzo scomparso, “fantasmadolescente” nel neologismo del titolo. Come Lincoln nel Bardo, descritto nel romanzo omonimo da George Saunders, Cave si aggira nella zona d’ombra fra la Vita e la Morte cercando in qualche modo di comunicare con il defunto, definito “spirito migrante”. “Il mio bimbo sta tornando con il prossimo treno”, canta con tono affranto in “Bright Horses”, uno degli otto episodi che compongono la prima metà dell’opera, dove le canzoni “sono i bambini”, mentre la seconda riguarda “i genitori”.

Vi sono immagini ricorrenti nel vasto affresco disegnato negli 11 brani disposti in un arco di 68 minuti: “Gesù steso nelle braccia della madre” (in “Night Raid” e “Fireflies”, in cui lo si paragona a “un fotone liberato da una stella morente”), lucciole e farfalle, la foresta e il mare. Evocandole, il narratore prova a dare un senso all’accaduto: “Non c’è nulla di sbagliato nell’amare qualcosa che non puoi tenere in mano, seduto sul letto fumi e scuoti la testa”, recita un verso di "Ghosteen", composizione di portata sinfonica per ampiezza e solennità, nella quale riaffiora la memoria della celebre favola britannica Goldilocks and the Three Bears (“I tre orsi guardano la tv, invecchiano una vita, oh signore, mamma orsa tiene il telecomando, papà orso si rilassa e il piccolo orsacchiotto se n’è andato sulla luna con un battello”), suggestione rafforzata dalla fiabesca illustrazione effigiata in copertina.

L’epico e imponente epilogo ambientato a “Hollywood” nasce anch’esso da uno spunto fantastico (“I fuochi si perpetuavano nottetempo, il ragazzo apparve alla finestra con faccia da pipistrello, per poi sparire tra i fanali”), ma in seguito entra nel vivo della questione: “Strisciamo sulle nostre ferite”, dice, “e ora sto solo aspettando che arrivi la mia ora, sto solo aspettando il mio posto al sole, sto solo aspettando che venga la pace”, simboleggiando infine la sventura nella parabola zen di Kisa Gotami e il suo bambino morto.

Impressionante è a quel punto, quanto nell’iniziale “Spinning Song” e in “Leviathan”, la voce di Cave: a un passo appena dal falsetto, fragile come mai era stata in passato. Sembra trovare conforto nella compagna (“Il tuo corpo è un’ancora, mai chiesto di essere libero, voglio solo impegnarmi nel compito di renderti felice”, in “Waiting for You”) e in affetti limitrofi (“Penso che i miei amici si siano radunati qui per me, per starmi accanto”, nell’elegia gospel di “Ghosteen Speaks”).

Tra questi, immaginiamo, vi sono i musicisti che lo affiancano nell’impresa, a cominciare dal capobanda Warren Ellis: principale responsabile di arrangiamenti per nulla elettrici, semmai moderatamente elettronici e sovente acustici, altra evidenza della metamorfosi in atto. La stessa che reso Nick Cave disponibile al dialogo (“Potete chiedermi qualsiasi cosa”, dichiara sul forum online The Red Hand Files) e talmente empatico da invogliare i fan a invadere il palco a fine concerto, durante l’ultima tournée. Potenza del lutto: “Mi ha fatto vedere le persone in maniera differente”, ha ammesso in un’intervista.

E gli ha ispirato canzoni a cuore aperto dalla forza emotiva quasi insostenibile.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

Beck perso nell’iperspazio

Un mal di vivere da superattico che suscita poca empatia attraversa il quattordicesimo album Beck, prodotto da Pharrell Williams

Alberto Campo
pop

DJ Shadow ombra di se stesso

Nel doppio album Our Pathetic Age DJ Shadow è ostaggio della propria ambizione

Alberto Campo
pop

I Tindersticks dall’iperspazio a Itaca

Il viaggio musicale dei Tindersticks, fra glamour ed esistenzialismo, nel nuovo album No Treasure But Hope

Alberto Campo