Il meteo secondo Loraine James

La produttrice londinese in versione ambient con il progetto Whatever The Weather

Whatever the Weather
Disco
pop
Whatever The Weather
Whatever The Weather
Ghostly International
2022

“Produttrice da salotto”, stando a una sua definizione, la ventiseienne londinese Loraine James – che qui si presenta come Whatever the Weather – si era fatta notare con un paio di album targati Hyperdub, For You and I e Reflection, datati rispettivamente 2019 e 2021, nei quali fletteva in chiave sperimentale i codici sonori della club culture britannica – grime, dub, R&B e drum’n’bass, essenzialmente – ottenendo Intelligent Dance Music dal tasso di melanina più elevato rispetto agli standard correnti.

Alcune tracce estromesse dal secondo disco, essendo fuori tema, le hanno fornito lo spunto per questo progetto parallelo d’impronta meteorologica, come enuncia appunto l’intestazione Whatever The Weather (“Qualsiasi tempo faccia”), realizzato improvvisando in studio con le macchine e affidato quindi alla “spettrale” etichetta newyorkese, cui fa capo fra i tanti Joshua Eustis (Telefon Tel Aviv), incaricato nella circostanza del mixaggio.

I dieci episodi che lo compongono, insieme al bonus incluso nella versione digitale, sono contrassegnati da temperature su una scala termica cha va da zero a 36 gradi Celsius. Al punto più freddo corrisponde un’avvolgente costruzione ambient perturbata da una cadenza frammentaria: uno dei rari casi dove si percepisce del ritmo, qui relegato in prevalenza a funzione accessoria, benché risulti determinante nell’animare il paesaggio urbano a base di clacson, freni e vociare indistinto descritto in “17°C”.

Ecco poi a “30°C” una pulsazione nervosa preludere alla sorprendente performance vocale d’intonazione jazz della protagonista, che in passato aveva delegato in genere quel compito a interpreti ospiti e nell’occasione, invece, replica l’esperienza in “4°C”, deformando tuttavia l’esito allo scopo di allinearlo alle cupe distorsioni del sintetizzatore.

L’ascolto diventa più confortevole altrove, fra echi di pianoforte neoclassico (“14°C”), loop di organo in stile Riley (“10°C”) e sonorità quasi fusion (“6°C”), ma soprattutto in certi passaggi – tipo l’iniziale “25°C”, dalla consistenza liquida e cristallina, o il conclusivo “36°C”, reso diafano dal calore – che rievocano i “lavori ambient” esposti esattamente trent’anni fa da Aphex Twin.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

Kevin Morby, fotografie da Memphis

Il nuovo album del cantautore statunitense Kevin Morby, This Is a Photograph, rende omaggio alla città del Tennessee

Alberto Campo
pop

The Smile, tra Radiohead e Sons of Kemet

A Light For Attracting Attention è il primo album a nome The Smile, nuovo gruppo di Thom Yorke e Jonny Greenwood

Jacopo Tomatis
pop

La terapia di Kendrick Lamar

Dr. Morale & The Big Steppers conferma Kendrick Lamar come il rapper più autorevole della sua generazione

Ennio Bruno