Godspeed You! Black Emperor alla fine dello Stato

G_d’s Pee at State’s End! è il nuovo disco dei Godspeed You! Black Emperor

Constellation Godspeedyou Black Emperor
Disco
pop
Godspeed You! Black Emperor
G_d’s Pee at State’s End!
Constellation
2021

L’ultima volta che ho visto i Godspeed You! Black Emperor in azione è stato al Teatro della Concordia di Venaria, vicino a Torino: era il 13 novembre 2015, la notte degli attacchi a Parigi culminati nella strage del Bataclan. All’uscita, la cronaca dell’orrore scorreva sugli schermi degli smartphone, davanti a occhi increduli, e ciò che avevamo ascoltato fino a poco prima sembrava esserne l’appropriata colonna sonora.

– Leggi anche: Godspeed You! Black Emperor, la splendida maniera

C’è infatti qualcosa di apocalittico e al tempo stesso dolente nel linguaggio musicale del collettivo canadese, pertanto adeguato all’attualità angosciante dei nostri giorni. I Godspeed You! Black Emperor ne hanno preso atto preliminarmente, alla vigilia della pubblicazione del nuovo lavoro, settimo in una serie cominciata esattamente 24 anni fa e quarto dal momento in cui – nel 2010 – la formazione si è ricompattata: «Composto prevalentemente sulla strada, quando ancora era un posto, e registrato poi in maschera, distanziati all’inizio della seconda ondata (…) Il disco riguarda tutti noi in attesa della fine», salvo ripetere la frase in chiusura cambiando la parola conclusiva in “inizio”.

Altro modo d’interpretarne le intenzioni – tranne appunto attenersi ai comunicati – non c’è: d’interviste ne concedono pochissime (a memoria, direi che dopo quella del 2012 a “The Guardian” non ce ne sono state) e non bazzicano alcun canale social. Com’è noto, inoltre, producono musiche rigorosamente strumentali, catalogate in genere sotto la dicitura “post rock”, e per trovare indizi ulteriori ci si deve affidare dunque a titoli e suggestioni varie.

Nel caso in questione, consideriamo anzitutto la denominazione blasfema, ottenuta deformando parte del proprio appellativo, che diventa “Il piscio di dio”: rivolto “alla fine dello stato”. In copertina, ecco invece un’illustrazione floreale del principio Yin-Yang, mentre sul retro sono effigiate tre bombolette di gas lacrimogeno. L’album consta di quattro tracce: due estese per circa venti minuti e altrettante più concise, intorno ai sei. Entrambe le suite vengono aperte da registrazioni captate sulle onde corte, con frequenze dichiarate nelle chilometriche intestazioni: predicatori che annunciano l’apocalisse, trasmissioni militari, radioamatori modello QAnon.

Al solito, il suono degli strumenti si sviluppa in crescendo, come un mantra pagano: riff laceranti di chitarre elettriche, violini desolati e ritmiche massicce, nell’alternanza di pieni orchestrali e pause intimiste. Il paio di episodi relativamente brevi – anche nei titoli – fluiscono in maniera più lineare: con rassegnata mestizia “Fire at Static Valley”, distillando struggente lirismo “Our Side Has to Win”. Gli estimatori della band sanno bene che per apprezzarne compiutamente l’opera nulla vale quanto l’esperienza dal vivo, attualmente vietata. Volendola surrogare, gli autori hanno organizzato il 27 marzo uno streaming audiovisivo basato sul contenuto di G_d’s Pee at State’s End! e sui filmati a 16 millimetri destinati a corredarlo in scena, ambientando l’happening in un cinema deserto a Montréal.

Rimane da citare l’allegato manifesto programmatico: «Svuotare le prigioni. Sottrarre il potere alla polizia e affidarlo ai territori che essa terrorizza. Cessare le guerre eterne e tutte le altre forme d’imperialismo. Tassare i ricchi fino a impoverirli».

Aspetto forse determinante, poiché seguire i GY!BE equivale in fondo a militare in un partito politico, ancorché d’ispirazione anarchica.

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