Emilyn Stam & Filippo Gambetta, danzare tra Italia e Canada

Il disco del duo tra Emilyn Stam e Filippo Gambetta restituisce la voglia di suonare (e ballare) oltre i confini

Emilyn Stam & Filippo Gambetta
Emilyn Stam & Filippo Gambetta
Disco
world
Emilyn Stam & Filippo Gambetta
Shorelines
Borealis Records
2018

“Chi crede troppo ai confini, finisce per esserne parte”. Rubiamo la splendida e dolorosa citazione a un compianto maestro eretico del jazz e della world music, Don Cherry, a mo’ di introduzione a queste righe. Perché in Shorelines del duo Emilyn Stam & Filippo Gambetta avviene esattamente il contrario. Chi non crede ai confini pratica l’osmosi musicale, se quello è il suo campo d’azione, e la (reale) asemanticità della musica diventa invece una voce forte, chiara e distinta che ci torna ripetere che le persone, a prescindere dal passaporto, sono fatte per relazionarsi le une con le altre.

Filippo Gambetta, gentile e determinato organettista figlio d’arte (per quanto riguarda le note, ma non per lo strumento e le scelte stilistiche) da molti anni coltiva un’amicizia musicale fatta di ascolto reciproco, proposta, riflessione con la fantastica suonatrice di violino a cinque corde e pianoforte canadese Emilyn Stam, cresciuta tra le montagne del nord della British Columbia. Si sono conosciuti nel 2003 grazie al violinista e compositore canadese Oliver Schroer, un talento scomparso troppo presto, qui omaggiato con il suo brano che intitola il tutto. 

Quando attaccano un brano assieme, Stam e Gambetta, sembra quasi che tutta la scintillante polvere di stelle delle note apolidi ci giri attorno, tale è il senso di giubilante sicurezza che trasmettono. Perché, ricordiamolo sempre, i duetti creativi funzionano solo se il tasso d’attenzione reciproca (l’interplay, come dicono i jazzisti) è altissimo, e danno un’impressione di naturalità nel fraseggio, negli attacchi, nelle agogiche che è invece frutto diretto e maturato di infiniti dialoghi e ascolti.

Qui troverete scottish e polke, mazurke e bourrée, valzer e alessandrine, tarantelle e canzoni: ma, s’è detto, non conta il genere, pur comunque riassumibile in una generale impronta di danza, e spesso su tempi dispari anche piuttosto impegnativi. Conta il fatto che organetto, fiddle e pianoforte guizzano come pesciolini d’argento in una pozza incantata, regalando molta gioia.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

world

La Macina antologica

Un doppio cd per ripercorrere l'arte e la ricerca di Gastone Pietrucci e della sua Macina, ormai nel cinquantunesimo anno di vita

Guido Festinese
world

Coltri Menduto Morelli, folk in viaggio

Per ogni dove è il secondo lavoro del Trio Coltri Menduto Morelli, dalle Quattro Province all'Europa

Guido Festinese
world

Un all-star band per Peace Sound

Il progetto della cantante Simona Eugenelo, legato alla filosofia buddista, mette insieme Paolo Fresu, Alfio Antico, Antonella Ruggiero...

Jacopo Tomatis