Cat Power: una gatta randagia

Le canzoni fiere e intimiste di Wanderer, il nuovo album della cantautrice statunitense

Cat Power
Disco
pop
Cat Power
Wanderer
Domino
2018

Eloquente l’immagine in copertina, raffigurante una chitarra, lei e un bimbo: suo figlio, nato tre anni fa. La maternità ha reindirizzato il cammino esistenziale di Charlyn Marie Marshall, detta “Chan”, alias Cat Power: artista dotata di talento notevole, espresso compiutamente in Moon Pix (album di cui ricorre il ventennale) ma emotivamente vulnerabile. Emblematiche le esibizioni dal vivo: accompagnate dall’alea di un proverbiale disordine comportamentale, che le rendeva come minimo imprevedibili (brani interrotti, chiacchiere improbabili, lamentele di varia natura).

A un certo punto della carriera, Cat Power s’inceppò, ostaggio della depressione, aggravata dall’abuso di alcol e psicofarmaci. E dire che stava diventando una stella: nel 2007 Karl Lagerfeld la reclutò per una campagna di Chanel e il regista Wong Kar-wai la volle nel cast di My Blueberry Night (film con protagonista un’altra diva musicale, Norah Jones). L’ultimo lavoro prima di questo, Sun (2012), ne propiziò addirittura l’apparizione fra i Top Ten dell’hit parade d’oltreoceano, a dispetto delle perplessità suscitate dall’utilizzo insolito di apparecchiature elettroniche. Ciò nonostante, l'etichetta – Matador – ha bocciato Wanderer, giudicandolo “poco commerciale”, cosicché la Gatta ha dovuto cercare udienza altrove, trovandola presso Domino. Ed eccoci dunque al disco – decimo della serie – intestato a chi conduce vita randagia e “dedicato alla verità e a quelli che lottano”.

Quasi niente a che vedere con il precedente, sobrio e intimista com’è: voce, chitarra, pianoforte e pochissimo altro (qualche sbuffo d’archi, una tromba timida verso l’epilogo). Ingredienti al servizio di ballate dall’impianto classico, se non proprio tradizionale, in genere ispirate: lo sono “You Get” e “Me Voy”, dalla vezzosa inflessione ispanica. A vivacizzarne l’andamento provvedono alcuni colpi di scena. Un duetto inatteso con l’algida diva alternativa Lana Del Rey in “Woman”, imbevuto di fierezza femminile.

E poi l’impiego sorprendente – e tuttavia squisito – dell’Auto-Tune in “Horizon”. Infine, un’inopinata versione di “Stay”: successo di Rihanna datato 2013 che Cat Power ha fatto suo dopo averlo cantato a ripetizione una notte in un bar di karaoke.

Nei testi mette in mostra sé stessa, ad esempio in “Black”, storia inquietante di violenza domestica (“Se avessi saputo che mi avrebbe trattata così…”), senza trascurare l’ambiente circostante: “In Your Face” dipinge con garbato portamento latino un ritratto dell’America contemporanea (“La fame nelle strade, con la tua cassaforte e i documenti a posto, il tuo denaro la tua pistola, la tua coscienza dolce come miele”). L’insieme all’ascolto è comunque confortevole: esternazione di una donna forse finalmente pacificata.

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