Amnesia Scanner, il fattore transumano

Another Life è il primo album degli Amnesia Scanner, “accelerazionisti” finlandesi a Berlino: una colonna sonora del nostro tempo

Amnesia Scanner
Disco
pop
Amnesia Scanner
Another Life
Pan
2018

“Un’altra vita”? Dev’essere quella che stiamo cominciando a sperimentare: la dialettica Uomo/Macchina portata alle conseguenze estreme, quando cioè non sarà facile capire chi sia il terminale di cosa. In musica, oltre quattro decenni fa ormai, provarono a esplorarla da pionieri i Kraftwerk, ma ancora in un contesto analogico: nell’era digitale la simbiosi tra i due fattori è molto più serrata. E veniamo così ai finlandesi a Berlino Ville Haimala e Martti Kalliala, che fanno – nomen omen – la "scansione dell’amnesia" – Amnesia Scanner. In questo album, primo realizzato dal duo, dopo alcune uscite su formati meno voluminosi e qualche prestigiosa incursione nel circuito dell’arte londinese (ICA e Serpentine Gallery), le voci che si ascoltano sono sia antropiche (di Pan Dajing, produttrice e performer cinese, anch’ella ridislocata nella capitale tedesca) sia computerizzate (la creatura chiamata Oracle). Essendo altresì la prima filtrata, la sensazione è straniante.

Ci troviamo nella zona del transumanesimo, insomma. Non a caso gli Amnesia Scanner vengono citati fra gli esponenti su scala musicale dell’accelerazionismo: “Teoria politica secondo cui si può giungere al superamento del capitalismo accelerando, anziché contrastando, i processi che lo caratterizzano”, dice Treccani. Controversa visione del mondo – banalizzata: una rivisitazione del “tanto peggio tanto meglio” di malatestiana memoria con aggiunta di euforia futurista – che inizialmente, a metà anni Novanta, ebbe per epicentro l’università di Warwick, in Inghilterra, generando diramazioni successive verso destra (il padre fondatore Nick Land, adottato di recente come maître à penser dall’alt-right statunitense) e sinistra (il compianto filosofo e critico Mark Fisher). Poiché gli “amnesici” non hanno rivendicato finora appartenenza alcuna, è bene rimanere però all’effetto che fa l’ascolto di Another Life: opera in cui convergono – amalgamandosi – radicalità “industriale”, dubstep originario e R&B tendente alla trap, con risultati impressionanti anzichenò. Valgano a dimostrarlo “Too Wrong” e “Chaos” (in verità ogni titolo è preceduto dal prefisso “AS”, omesso qui per brevità).

E se il brano che dà nome al disco suona come rap robotico su base di metal elettronico, al capo opposto “Chain” tratteggia un desolato scenario ambient. All’apice, volendo, potremmo collocare “A.W.O.L.”: atmosfera cupa, minaccioso contenuto verbale e inquietante melodia stile carillon, quasi fossimo in un film di Dario Argento aggiornato all’epoca dell’Intelligenza Artificiale. Piaccia o non piaccia, una colonna sonora adeguata al nostro tempo.

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