Amaarae dagli Usa al Ghana (e ritorno)

La cantante ghanese-americana Amaarae si sta prendendo la scena: The Angel You Don’t Know è il suo primo album

Amaarae
Amaarae (foto YouTube)
Disco
world
Amaarae
The Angel You Don’t Know
Platoon
2020

Dopo due EP e un singolo la ventiseienne Ama Serwah Genfi, in arte Amaarae, affronta la prima prova sulla lunga distanza e la supera brillantemente: The Angel You Don’t Know è una lodevole cronaca di sesso, amore e vita e il falsetto di Amaarae presenta la sensualità nelle sue forme più eclettiche.

– Leggi anche: Nigeria tra musica e repressione

Amaarae entra nel campo visivo del mio radar lo scorso anno con i due video dei brani inclusi nel singolo di cui si diceva. Il primo è “Spend Some Time”, in compagnia di Wande Coal, e lasciamo che sia Amaraee a presentarlo:

«È un umile riferimento alle dive della disco degli anni Settanta, Donna Summer, Diana Ross, ecc., con veloci scene in cui compaio io (come quelle di Donna Summer in “Love to Love You Baby”) e una scena in un club dove delle donne trascorrono la notte ballando. Il video mette insieme un gruppo di donne che condividono il loro tempo e la loro energia positiva, Si divertono e si lasciano dietro lo stress della vita quotidiana. Malgrado l’atmosfera calda della sua estetica visuale, “Spend some Time” è anche un pezzo spensierato e sexy sull’amicizia e l’intimità».

Più strano il secondo video, quello di “Like it”, con atmosfere tra Eyes Wide Shut e il voodoo, nani e ballerine, un ritratto di Beyoncé, e Amaarae che chiede “Ti piace come piace a me? Lo vuoi come lo voglio io? Ne hai bisogno come ne ho bisogno io?”, su un ritmo messo a punto da Rvdical the Kid, uno dei pionieri della musica elettronica del Ghana.

La storia di Amaarae comincia lontano da Accra, la capitale del Ghana dove vive: Ama nasce a New York, nel Bronx, e tre mesi più tardi la madre la porta in Ghana. Il passaporto statunitense le consente con facilità di rientrare negli USA otto anni dopo e trascorrere tre anni ad Atlanta e quattro nel New Jersey, per poi fare ritorno in Ghana all’età di quindici anni. I suoi nuovi compagni di scuola ascoltano afrobeats, hiplife e hip-hop, lei invece Billie Holiday e Red Hot Chili Peppers. Gli inizi nel campo della musica non sono facili, la sua musica è giudicata poco commerciale e in più è donna in una scena dominata da uomini.

Malgrado questi presupposti, il suo secondo EP Passionfruit Summers si rivela a sorpresa un successo e la fa conoscere in tutto il Ghana.

«La mia musica è stata descritta come alté e ho stretto solidi legami con artisti alté nigeriani. Abbiamo scambi creativi ma anche molto personali. Proprio come me, la scena alté si interessa di anarchia, libertà e della sensazione di essere fuori luogo e incompresi. Siamo stati nutriti con norme, tradizioni, abitudini religiose, il sistema che ci ha presi in giro. Il movimento alté è giovane, siamo punk rock, non ce ne fotte un cazzo. Abbiamo spinto e gli altri non hanno ascoltato, abbiamo spinto di nuovo e ancora niente, ma alla fine, quando abbiamo sfondato i confini, mostrano interesse. Ehi, guardate che abbiamo cercato di dirvelo già due anni fa!».

“Fluid” è un brano compreso in questo EP ed è accompagnato da un video delizioso nella sua semplicità.

Con i suoi capelli di colori sempre diversi, la sua sessualità indefinita – nei suoi testi d’amore e di sesso si rivolge indistintamente a un uomo o una donna – e i suoi look da trapper di Atlanta o da diva, Amaarae non tarda a diventare una beniamina del pubblico, più in Nigeria che in Ghana, a dire il vero. Due anni fa, alla cerimonia dei Glitz Style Awards di Accra, si presenta con un fantastico look ispirato agli anni Settanta.

Sono quattordici le canzoni che compongono The Angel You Don’t Know, l’album che segna un nuovo avanzamento nella maturità creativa di Amaarae, organizzato con l’aiuto dei produttori KZ e Maesu. “Fancy”, uno dei brani di spicco, è puro hip-hop che Amaarae fa sgocciolare con una cadenza lenta da rapper del sud degli Stati Uniti su un ritmo trap e che si apre con la frase “mi piace quando mi chiami zaddy (uomo bello, sexy e alla moda)”.

In “Hellz Angels” la sua voce vellutata su un tappeto di synth da fiera di paese ammonisce “Io non creo canzoni, cagna, io creo ricordi”. R’n’B torrido, Neo-Soul, rap del sud, musica patinata da classifica, pop mainstream: tutti questi elementi shakerati a dovere danno vita a un panorama sonoro che ha affascinato anche Gilles Peterson.

“Party Sad Face”, brano che ha il compito di chiudere la raccolta, è probabilmente quello più oscuro e vede la partecipazione di Odunsi (The Engine) per un duetto ad alto tasso emotivo. E allora citiamo anche il brano d’apertura, “D*A*N*G*E*R*O*U*S”, ventidue secondi di chitarra hardcore punk, “You’re such a Bitch” e la frase “Fuck it up sis!” ripetuta più volte: ventidue secondi che spazzano via qualsiasi tipo di aspettativa avessimo in merito a quest’album. E il giochetto ricompare in chiusura con “Crazy Wurld”, altro caos chitarristico.

Con la partecipazione di Kojey Radical, Cruel Santino, Kyu Steed e altri artisti, The Angel You Don’t Know alla fine risulta più vicino al mainstream americano che a quello africano. Gli elementi giusti ci sono tutti, con un po’ di fortuna potrebbe anche arrivare il successo internazionale.

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