Un alieno nella Terra della Pizzica
Il racconto semi-serio di una trasferta alla ricerca del perfect beat salentino
31 agosto 2026 • 7 minuti di lettura
C’è un momento, verso la fine di agosto, in cui la terra del Salento smette di essere soltanto un luogo fisico e diventa uno stato d’animo. Accade a Melpignano, un piccolo comune della Grecia Salentina che per una notte all’anno si trasforma in una delle capitali mondiali della musica popolare. È la Notte della Taranta, il più grande festival d’Europa - gratuito, va ricordato -dedicato al recupero e alla valorizzazione della pizzica, capace di richiamare più di 100.000 persone sotto un unico, ipnotico cielo stellato.
A dominare la scena è un solo strumento: il tamburello salentino. Con il suo pattern frenetico in 6/8, battuto a mano aperta sulle pelli di capra e ritmato dal sonaglio in ottone, il tamburello non si limita ad accompagnare: guida, ipnotizza e trascina migliaia e migliaia di persone in una danza che ha le radici nella terapia sonora e il corpo nel grande festival globale.
Per capire la Taranta, bisogna fare un passo indietro nel tempo, riavvolgendo il nastro della storia fino al fenomeno del tarantismo. Un tempo, nelle campagne salentine, la credenza popolare voleva che le donne lavoratrici nei campi venissero morse dalla "taranta", un ragno velenoso. L'unico modo per esorcizzare il "veleno" e guarire dalla "malinconia" – in realtà simboli di frustrazione sociale e traumi irrisolti, spesso legati a storie di violenza – era un rituale musicale ossessivo e liberatorio: danzare al ritmo frenetico del tamburello fino allo sfinimento.
Il tarantismo, studiato da Ernesto de Martino e Diego Carpitella negli anni Cinquanta, era uno stato psichico complesso legato alla condizione contadina, la cui cura non era farmacologica ma esclusivamente musicale. I suonatori specializzati erano veri e propri terapeuti del ritmo: come già detto, attraverso un repertorio di balli condotti da violino, tamburello e organetto, cercavano la frequenza esatta per far "sfogare" e guarire la persona "morsa dal ragno".
Oggi quel morso si è spogliato della sua matrice sofferta, e si tende piuttosto a valorizzare l'aspetto della danza, della musica e della rinascita, come ha sottolineato Eugenio Imbriani, studioso delle culture popolari e autore del libro Breve storia del tarantismo. La pizzica non è più una cura solitaria, ma una festa collettiva che unisce generazioni diverse, annullando ogni distanza culturale o geografica.
Nata nel 1998, la Notte della Taranta non è un semplice festival folkloristico: il suo cuore pulsante è il celebre Concertone di Melpignano, preceduto da un festival itinerante che quest'anno ha attraversato una ventina di borghi salentini nei giorni antecedenti la tappa finale.
Ciò che rende unico il Concertone è il tentativo - non sempre riuscito, ma ci tornerò più avanti - di far dialogare la tradizione salentina con i linguaggi della musica contemporanea.
Ogni anno, un Maestro Concertatore di fama internazionale (in passato questo ruolo è stato ricoperto da Joe Zawinul, Goran Bregović, Ludovico Einaudi, Stewart Copeland, Carmen Consoli e Dardust, per citare qualche nome) viene chiamato a reinterpretare i canti tradizionali dell'Orchestra Popolare, vero motore instancabile della serata.
Il risultato è un'esplosione sonora dove i tamburelli e le fisarmoniche si fondono con altre musiche e con i suoni del Mediterraneo. Sul palco di Piazzale Convento degli Agostiniani, star della musica italiana e internazionale si affiancano ai cantori locali, dando vita a un'esperienza in alcuni casi davvero trascinante.
Non si può raccontare la Notte della Taranta senza parlare della danza. Ai piedi del palco, ma anche nei vicoli del paese, non esistono spettatori passivi: migliaia di corpi si muovono all'unisono guidati dal ritmo incalzante dei tamburelli e sono le donne, di qualsiasi età e ceto sociale, le vere protagoniste della serata, coi loro piedi che sembrano andare da soli. Mi hanno fatto venire in mente il Weiberfastnacht, il Carnevale delle donne che si celebra a Colonia il giovedì grasso, quando le donne prendono simbolicamente possesso della città .
In giro si formano le cosiddette "ronde", cerchi di persone che si stringono attorno ai suonatori e ai ballerini improvvisati, con un fazzoletto rosso tra le mani - antico strumento di corteggiamento o sfida - invitandosi a ballare. La pizzica contemporanea è un gioco di sguardi, di avvicinamenti e allontanamenti, di salti e movimenti sinuosi che richiedono un'energia non comune, e che poco hanno a che vedere con le origini terapeutiche di quei balli.
Quando le ultime note del Concertone sfumano e le luci del palco si spengono due o tre ore prima dell'alba, il ritmo del tamburello continua a risuonare nelle orecchie e nelle gambe di chi c'era. Perché la Taranta non è solo uno spettacolo a cui assistere: è un battito antico che ti entra dentro e continua a far vibrare l'anima ben oltre la fine dell'estate.
Dopo questa doverosa introduzione, arriviamo a me: quando la redazione mi ha proposto di accettare per conto del giornale della musica l'invito della Fondazione della Notte della Taranta, ho risposto che la pizzica non rientrava nella parte alta della mia classifica di generi musicali preferiti e che non avevo neanche mai seguito la trasmissione del Concertone curata dalla Rai. La risposta è stata «meglio, così puoi fare un pezzo su un alieno calato in un territorio sconosciuto».
In realtà ho un ricordo legato alla pizzica e risale al 2016, quando l'allora Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, non chiedetemi perché, ballò la pizzica a Torino insieme a Piero Fassino, in corsa per un secondo mandato come Sindaco di Torino: il ballo non gli portò fortuna perché perse contro Chiara Appendino.
Un anno dopo un altro ballo fu fatale a Emiliano che si ruppe il tendine d'Achille durante una tarantella ad Acquaformosa, in provincia di Cosenza.
E allora eccomi qui - avendo avuto cura di lasciare a casa possibili pregiudizi - a far la spola tra Lecce e Melpignano, sotto un sole giaguaro, cercando refrigerio con birre e fette d'anguria. Per fortuna con me ci sono altri colleghi che hanno già partecipato al Concertone e che gentilmente mi mettono al corrente sui punti fissi e sulle novità.
Sbrigati gli interventi della conferenza stampa, con conseguente passerella di politici e operatori culturali, ci metto poco a capire che l'evento è in larga parte ormai in mano alla Rai e mi sorge il sospetto che decida anche i nomi dei cantanti coinvolti. Un altro aspetto che mi colpisce è che gli organizzatori sembrano ossessionati dal numero degli spettatori; il punto ricorrente è che bisogna superare il record dell'anno precedente e il numero magico è uno solo: 150.000. È stato raggiunto? Non lo so, lo stesso Questore di Lecce è stato fumoso al riguardo.
In ogni caso c'era un botto di gente, credetemi, e la cosa sorprendente nonché ammirevole è che il numero di incidenti e infortuni è stato molto basso, neanche lontanamente paragonabile al numero di quelli di un concerto rock di pari portata. Detto questo, il mio consiglio è quello, se si è ancora in tempo, di evitare un ulteriore gigantismo, con il conseguente risultato di snaturare ancora di più lo spirito originario della manifestazione.
Quest'anno il tema era Le vie del Mediterraneo e si festeggiavano anche gli 80 anni della Repubblica Italiana - la versione dell'inno di Mameli virata a pizzica, eseguita all'inizio della serata, non mi è piaciuta - e gli 80 anni della prima volta delle donne italiane al voto - come ricordato in conferenza stampa e poi completamente ignorato durante la diretta televisiva; il Maestro Concertatore era Ermal Meta, a detta di molti poco coraggioso nello sperimentare e nel cercare contaminazioni più sorprendenti, forse - aggiungo io - frenato anche dagli artisti a sua disposizione: Alessandra Amoroso, Levante, Sayf e Welo garantiscono senz'altro alcune decine di migliaia di spettatori, ma non aggiungono nulla - anzi... - al lavoro straordinario dell'Orchestra Popolare, il vero motore della serata, un'autentica macchina da guerra.
Col senno di poi, vedere in azione da vicino quest'orchestra ed essere travolto dalla potenza del suo suono è stata l'esperienza musicale più bella di questa trasferta.
Che immagini mi sono portato via da Melpignano, che cos'ho visto che la Rai non ha trasmesso? La Notte della Taranta è un incrocio cosmico tra un rave party salentino, una seduta spiritica di gruppo e una maratona olimpica, il tutto sotto l'effetto una dose massiccia di vino ad alta gradazione e panzerotti e pasticciotti alla crema.
La Notte della Taranta è un incrocio cosmico tra un rave party salentino, una seduta spiritica di gruppo e una maratona olimpica, il tutto sotto l'effetto una dose massiccia di vino ad alta gradazione e panzerotti e pasticciotti alla crema.
Ho incontrato il fricchettone trentenne in estasi mistica che ballava a piedi nudi da qualcosa come dieci ore di fila (senza apparentemente toccare terra, un derviscio in salsa pugliese), la signora ottuagenaria che battendo le mani teneva un ritmo così serrato da fare invidia a un batterista heavy metal e lo sconosciuto, alquanto alticcio, che voleva farmi credere di essere mio cugino.
Ho visto l'insopportabile Ema Stokholma presentare per la terza volta la diretta Rai. Perché?!?
E chiudo con l'immagine finale del piazzale, in cui mi sono trovato a fare lo slalom tra migliaia di corpi di ballerini esausti o crollati a terra per eccesso di alcol: è stata una guerra, ma una guerra bella, senza vittime, e ancora una volta ha vinto la pizzica.