Selfie con dischi #8: Dario Marsic

Quinta puntata per la nostra rubrica dedicata agli "ascoltatori forti", gli eterni appassionati di dischi nell'era dello streaming

Dario Marsic - Selfie con dischi
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Ascoltatori appassionati, collezionisti irriducibili, indomiti sognatori, enciclopedie viventi: sono i tanti uomini e donne che, pur avendo un altro lavoro, fanno dei dischi e della musica una delle attività più importanti della loro quotidianità. A queste persone, portatrici di stimoli, idee, emozioni e cultura musicale, abbiamo deciso di dedicare una rubrica, Selfie con dischi, un veloce ritratto in cui possono raccontare se stessi, la loro passione e, soprattutto, suggerirci un sacco di ascolti!

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Oggi è la volta di Dario Marsic.

Dario Marsic - Selfie con dischi

Nome: Dario Marsic

Dati personali: 44 anni, operatore culturale, Vibo Valentia 

Dischi posseduti: qualche centinaio di vinili, qualche centinaio di cassette e circa 5000 cd (ma probabilmente molti di più, sto approfittando di questi giorni di clausura per aggiornare il quadernino dove li tengo  segnati) distribuiti in due case e una mansarda

Formati: tutti

Generi preferiti: pop, soul classico, doo wop,  jazz, rock, ma anche elettronica, classica contemporanea, musica popolare, certa etnica (non tutta, per esempio detesto la musica irlandese)...  In realtà ascolto quasi tutto e faccio prima a dire cosa non sopporto: la musica cattivona, la new age e lo shoegaze perché la prima mi fa ridere, la seconda mi fa salire la rabbia e lo shoegaze dopo un po' mi fa venire sonno.

«Faccio prima a dire cosa non sopporto: la musica cattivona, la new age e lo shoegaze perché la prima mi fa ridere, la seconda mi fa salire la rabbia e lo shoegaze dopo un po' mi fa venire sonno».

 

Quante ore di musica ascolti mediamente al giorno e in che momenti?

«Almeno un paio d'ore, potendo, molte di più e praticamente sempre mentre sto facendo qualcosa: ogni attività naturalmente ha la sua musica o meglio per ogni attività c'è un tipo di musica che non riesco ad ascoltare: per esempio mentre sto scrivendo non posso ascoltare musica italiana perché mi distrae, se sto disegnando preferisco un disco che conosco bene perché una volta scelto lo rimetterò molte volte e se sto leggendo preferisco musica non troppo impegnativa da un punto di vista ritmico».

C’è un formato che preferisci? 

«Preferisco i cd perché sono diventato ascoltatore consapevole comprando prima le cassette che però si rovinavano o si smagnetizzavano e poi i cd; i vinili, tranne i pochi che mi sono portato dietro dagli ascolti d'infanzia sono stati una specie di ripiego e li compro soprattutto nei mercatini perché tendenzialmente non mi interessano quelli  appena usciti e li cerco soprattutto se hanno copertine belle o se non sono stati mai stampati in cd. Se poi uniscono musica bellissima e confezione clamorosa come il vinile rosso di Brivido divino di Rettore è il massimo».

Dario Marsic Selfie con dischi

Quando hai comprato il tuo primo disco? Ti ricordi qual era?

«Il mio primo disco adulto deve essere stato L'arca di Noè di Battiato verso i 15 anni: Battiato, Rettore e Alice sono stati i miei primi amori musicali insieme ai Buggles di “Video Killed The Radio Star”; prima c'erano state cose come Heidi, il trenino, etc., una raccolta che conservo ancora soprattutto per via di “Sandokan” che è una bomba, e robe del genere».

«Invece il primo cd è stato verso i 18 anni, Poco prima dell'aurora di Ivano Fossati e Oscar Prudente, che poi ho scoperto essere un unicum nella musica italiana e nella carriera di Fossati per il suo modo di mescolare in maniera perfetta il Lucio Battisti dei primi anni '70 coi Temptations di “Papa Was A Rolling Stone”, ma che avevo preso soprattutto perché non ero sicuro che l'Ivano Alberto Fossati segnato in copertina e il Fossati di La mia banda suona il rock che conoscevo io, fossero la stessa persona».

Dove acquisti principalmente i dischi?

«Prima nei negozi e nei mercatini; ora che i negozi non si trovano più (non dove vivo io almeno) e che nei mercatini si trova poca roba compro su piattaforme come Ibs e aspetto le due volte all'anno che ricapito a Perugia, dove ho vissuto per 19 anni circa, per razziare durante quei soggiorni i negozi di Umbria e Lazio».

Ci sono dischi che ascolti dedicandoti solo a quello e altri che ascolti facendo altre attività? 

«Come ho detto prima è raro che ascolti dischi senza fare altro e non c'è un genere particolare per le varie attività quanto piuttosto una forma: più è strutturato quello che sto facendo io meno strutturata deve essere la musica che ascolterò durante».

Esiste un disco che hai amato tanto e che ora non riesci più a ascoltare, che non ti piace più? 

«Più che un disco un gruppo: i Radiohead che un tempo amavo tantissimo e ora invece mi trasmettono una pesantezza oppressiva che mi toglie il respiro».

Possedendo tutti quei dischi, quante volte in media ascolti in un anno un disco nuovo? 

«Se per disco nuovo intendiamo un disco arrivato da poco a casa tante volte, cioè più di dieci per intenderci, le prime in maniera distratta e poi con attenzione; se parliamo di dischi usciti nell'anno in corso invece si tratta di una cosa abbastanza rara perché da un po' di anni ho rinunciato a inseguire l'attualità – e non perché non escano dischi bellissimi: anzi, forse il problema è che ne escono troppi e non riesco a dedicare loro il tempo che meritano. In genere comunque le novità (quale sia la categoria) passano molti mesi in una pila dedicata prima di entrare nel mucchio complessivo. Diciamo che prima di accoglierli devo passarci tanto tempo insieme».

Ci sono dischi recenti che pensi ascolterai ancora tra 10 anni? 

«Non sono molto aggiornato ma penso che dischi come Designer di Aldous Harding, Chansons Pour L'Oreille Gauche di Marc Sarrazy e Laurent Rochelle o Kiwanuka di Michael Kiwanuka continuerò ad ascoltarli per tanto tempo perché mi sembrano fatti per durare o forse è che dicono cose che non mi stancano mai».

Quali sono i tre dischi che più hai ascoltato (o ritieni di avere ascoltato) nella tua vita di ascoltatore e quelli che più hai ascoltato negli ultimi mesi?

«La voce del padrone di Battiato, ché se dovessi scegliere un solo musicista con cui passare il resto della mia vita musicale senza annoiarmi mai sarebbe lui, Heartbeat City dei Cars, perché insieme alla raccolta di Natale di Phil Spector è il mio disco pop preferito e Greatest Hits 1972-1978 dei 10cc perché l'ho preso a scatola chiusa incuriosito dalla copertina ed è stato subito amore».

Selfie con dischi - Franco Battiato

«Negli ultimi mesi probabilmente One Step Ahead of the Spider di MC 900 Ft. Jesus, un capolavoro indefinibile di hip hop jazz notturno metropolitano e Feelin' Bitchy di Millie Jackson, uno dei più bei dischi soul degli anni Settanta e uno dei capolavori di quella regina senza corona».

Dovessi consigliare un solo disco della tua collezione a una persona che non lo conosce, quale sarebbe?

«Gonna Take a Miracle di Laura Nyro con le Labelle, un disco da isola deserta così bello e puro che riesce a essere perfetto senza essere freddo e si porta i quasi cinquant'anni come una Virna Lisi della musica pop».

Laura Nyro

 

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