Se il Conservatorio fa “rumore”

A Parma attesa una sentenza del TAR su un contenzioso tra il Conservatorio “Boito” e il Comune, generato da un esposto di alcuni avvocati

Il Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma
Il Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma
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Il caso del Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma “silenziato” dal Comune della città sulla scorta di un esposto di alcuni studi legali che hanno sede vicino all’istituzione musicale sta rimbalzando dal capoluogo emiliano a livello nazionale. Questo anche in virtù del fatto che l’imminente sentenza del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) generata dal contenzioso potrebbe creare un precedente alquanto spinoso, se solo pensiamo che buona parte dei Conservatori delle città italiane hanno sede nei centri storici e che possono quindi essere soggetti a problematiche analoghe.

Il cuore della vicenda ha origine nel 2021 con la richiesta di sospensione dell’attività del Conservatorio parmigiano avanzata da tre studi legali con sede nei pressi dell’istituzione musicale, sulla base di un rilevamento dell’Arpae (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente). Secondo il rilevamento il Conservatorio superava i limiti di rumorosità e, sulla base di questa interpretazione, il Comune di Parma aveva quindi ordinato che una parte delle attività venisse sospesa. Il Conservatorio aveva contestato la decisione e fatto ricorso al TAR il quale, in attesa della sentenza definitiva, aveva temporaneamente respinto la sospensione imposta dal Comune.

Il Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma
Il Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma

Qualche giorno fa la notizia è uscita sulla stampa locale, generando un dibatto che ha indotto gli avvocati coinvolti a illustrare pubblicamente la propria posizione attraverso una lettera ospitata sul quotidiano locale «Gazzetta di Parma» nella quale, in alcuni dei nove punti riportati, si legge: «Due dei nostri studi hanno stanze e finestre che si affacciano su strada del Conservatorio e subiscono il flusso sonoro proveniente dalle aule in cui sono svolte le attività di cui diremo, poste a non più di dieci metri in linea d’aria. Il terzo studio confina con dette aule, e, oltre alle immissioni sonore, è soggetto anche all’effetto fisico delle vibrazioni attraverso i muri. […] In tali aule, non insonorizzate, sono svolte attività relative agli strumenti più impattanti, quali percussioni (timpani, tamburi ecc.), xilofoni ecc., suonati ad altissimo volume anche per ore e spesso per l’intera giornata; in più, vi sono talora gruppi e cantanti anche jazz, e sono evidenti le pressoché costanti amplificazioni. In sostanza, trattasi di “rumori” forti, ripetitivi e spesso stridenti, non di melodie, e tantomeno di “spartiti immortali che in quelle stanze vengono suonati da più di 200 anni”, né di note “producenti capolavori”: in tal caso, a nessuno di noi sarebbe passato per la testa sollevare lamentele, anzi. […] Ricordiamo infine che l’esposizione ad eccesso di rumore è riconosciuta come causa di danni alla salute e che ognuno, inclusi i nostri dipendenti, ha diritto di vivere e lavorare in situazione tollerabile».

Dal canto suo, il Conservatorio ha diffuso ieri un comunicato stampa nel quale si sottolinea che le «rilevazioni di Arpae sono state effettuate nel maggio 2021, in epoca di normative anti-Covid, quando le lezioni si svolgevano con le finestre aperte per tutelare la salute degli studenti e dei docenti, mentre ad oggi lezioni ed esercitazioni si svolgono a finestre rigorosamente chiuse. Importante mettere inoltre in rilievo che l’infrazione contestata da Arpae non riguarda i limiti assoluti di superamento delle emissioni (tale valore è risultato all’interno dei limiti delle normative) ma il limite differenziale, un valore che di norma si applica ad attività commerciali. Il Conservatorio di Parma è una scuola pubblica, parte del sistema AFAM […] che non svolge attività di tipo commerciale. Precisato questo, il Conservatorio “Arrigo Boito” sta facendo tutto il possibile per venire incontro alle richieste degli studi legali. […] In questi mesi sono state portate avanti tutte le azioni possibili nel breve termine e programmate quelle a medio e lungo termine, tenendo conto che l’Istituto è ubicato in un palazzo antico, sottoposto alla tutela della Soprintendenza e che qualsiasi intervento deve essere approvato da tale Ente, inoltre, gli interventi di affidamento lavori rispondono alle procedure (gare d’appalto) e alle tempistiche tipiche di una pubblica amministrazione».

Il Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma
Il Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma

Il “rumore” suscitato dalla vicenda, come già ricordato, sta rimbalzando in queste ore sui media nazionali sia per la facile presa che una notizia di questo tipo può avere – banalizzando: la legge e la burocrazia versus gli studenti e l’arte – sia appunto per le conseguenze che l’imminente sentenza del TAR potrebbe avere.

Al di là dei dettagli e dei due fronti che si sono venuti a creare anche negli ormai inevitabili dibattiti fioriti sui social media (da un lato, per esempio, c’è chi si schiera a favore del Conservatorio, del diritto allo studio e dell’arte musicale, dall’altro lato chi richiama il diritto alla salute e si scandalizza del fatto che le aule non siano già adeguatamente insonorizzate), emergono a nostro parere alcuni elementi di fondo che vale la pena evidenziare, a prescindere dall’esito che avrà la vicenda legale.

In primo luogo, tutto appare generato da una profonda mancanza di conoscenza e di consapevolezza – sia in termini di contenuti sia di contesto – che la dice lunga sugli effetti della carenza – per non dire totale latitanza – di educazione musicale nel nostro Paese. Per chi ha frequentato un Conservatorio o conosciuto almeno qualche rudimento di didattica musicale, può apparire quasi grottesco che si arrivi a lamentarsi pubblicamente e “legalmente” di “rumori forti, ripetitivi e spesso stridenti”, ma evidentemente non è affatto così. Insomma, quelli che sono da considerarsi dei normali “esercizi didattici”, indispensabili per arrivare ad eseguire i "capolavori" di cui sopra, per qualcuno possono quindi generare frastuoni insopportabili, in grado addirittura di minare la salute propria e degli altri.

Il Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma (foto Luca Trascinelli)
Il Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma (foto Luca Trascinelli)

In seconda istanza, la banalizzazione di una analisi che considera, nei fatti, alla stregua di ordinaria amministrazione gli interventi di insonorizzazione delle aule di un Conservatorio che occupa ormai da duecento anni gli spazi dell’ex convento del Carmine – vale a dire di una struttura che, a sua volta, risale al Cinquecento ed è sottoposta, appunto, alla tutela della Soprintendenza – dimostra quanto sia superficiale il grado di consapevolezza dell’oggetto del contendere. Come se tali interventi – oltre a tempi, modi e procedure facilmente immaginabili – non comportassero anche problematiche (e costi) che impattano sulla successiva gestione dell’attività didattica (ridefinizione se non riduzione degli spazi agibili, climatizzazione dei locali e loro corretta areazione, specie dopo l’esperienza della pandemia da Covid19, e così via).

Lungi, per ovvi motivi, dal voler ricercare qui qualsivoglia soluzione, l’auspicio è che l’occasione possa innescare una riflessione seria e approfondita su casi come quello rappresentato dalla vicenda parmigiana, nel dubbio che il modo migliore per affrontare questo tipo di problemi non sia per forza rappresentato da azioni legali come quella intrapresa in questo frangente.

Le ragioni della legge, a volte, non coincidono necessariamente con le ragioni del buon senso e può capitare che certe prese di posizione oltremodo intransigenti conducano anche a perdere di vista il senso del ridicolo.

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