Il 2026 dell’Accademia Incontri con il Maestro
Intervista alla sovrintendente Angela Maria Gidaro, tra bilanci e prospettive future
18 gennaio 2026 • 9 minuti di lettura
Fondata negli anni Ottanta grazie all’iniziativa e all’intuizione di Franco Scala – ai tempi docente di pianoforte al Conservatorio di Pesaro che ha promosso un modello didattico innovativo basato sull’incontro tra allievo e maestro – la Fondazione Accademia Internazionale di Imola “Incontri con il Maestro”, situata nella Rocca Sforzesca di Imola, si distingue oggi come centro di alta formazione musicale, riconosciuta a livello internazionale. La sua comunità di alunni, selezionati tra talenti provenienti da cinquanta nazioni, si è affermata nelle principali sale da concerto italiane ed estere, mentre il corpo docente, composto da musicisti di chiara fama ed eredi delle grandi scuole internazionali, garantisce un percorso formativo di eccellenza, valorizzando il potenziale artistico e le caratteristiche individuali degli studenti.
Nel 2014 l’Accademia ha ricevuto il Premio “Presidente della Repubblica” per meriti artistici e, nel 2019, il riconoscimento ministeriale che equipara i suoi titoli di studio a lauree universitarie in otto indirizzi musicali. L’istituzione promuove una formazione altamente specializzante finalizzata all’inserimento professionale degli studenti, con una selezione attenta dei docenti capaci di trasmettere competenze internazionali e di adattarsi alle evoluzioni del settore musicale e dello spettacolo dal vivo. La Fondazione si caratterizza inoltre per la creazione di una comunità aperta all’interscambio culturale e formativo, coinvolgendo personalità di rilievo come, tra gli altri, Lazar Berman e Vladimir Ashkenazy. Dal 2020, l’organizzazione didattica si articola in otto Accademie specializzate, ciascuna guidata da direttori di comprovata esperienza, le cui nomine sono confermate anche per il triennio 2025-2027.
All’inizio di questo nuovo anno, abbiamo rivolto alcune domande su passato, presente e futuro di questa realtà ad Angela Maria Gidaro, nominata dal settembre 2019 sovrintendente della Fondazione Accademia Internazionale di Imola “Incontri con il Maestro”.
Nello scorso mese di novembre si è svolto il progetto “Performing Brahms. Approcci metodologici a confronto”, che ha previsto, tra l’altro, un percorso di studio della prassi brahmsiana e un convegno internazionale: ci traccia un bilancio di questa iniziativa?
«Il progetto svolto lo scorso novembre, ha rappresentato per l’Accademia un momento di particolare intensità culturale e formativa, capace di tenere insieme ricerca musicologica, riflessione teorica e pratica interpretativa. Il percorso di studio della prassi brahmsiana, affiancato alle esecuzioni e al convegno internazionale, ha restituito un’immagine complessa e viva dell’opera di Brahms, affrontata non come repertorio “cristallizzato”, ma come terreno di indagine ancora aperto. Un elemento emerso con evidenza, anche grazie al confronto con studiosi e docenti provenienti da contesti internazionali diversi, è stato il valore del modello formativo dell’Accademia di Imola. Molti convegnisti, ad iniziare da Walter Frisch della Columbia University, hanno espresso un apprezzamento esplicito per una realtà che riesce a tenere unite, all’interno di un’unica istituzione, la ricerca teorica e la pratica musicale, grazie al percorso delle lauree. Si tratta di un’integrazione tutt’altro che scontata nel panorama dell’alta formazione, dove spesso questi ambiti restano separati o comunicano con difficoltà. Il bilancio complessivo è dunque molto positivo: “Performing Brahms” ha confermato la capacità dell’Accademia di essere luogo di pensiero e di musica insieme, in cui la riflessione critica nutre l’interpretazione e l’esperienza artistica diventa a sua volta strumento di conoscenza. Un modello che si è rivelato fecondo non solo per i giovani musicisti, ma anche per la comunità scientifica e culturale che ha preso parte al progetto».
Il progetto “Performing Brahms” ha anche coinciso con l’avvio dell’Anno Accademico 2025-2026: quali sono le principali caratteristiche della vostra offerta didattica?
«L’offerta didattica dell’Accademia di Imola si fonda su un modello integrato di alta formazione e perfezionamento musicale, articolato in corsi strumentali affidati a Maestri di riconosciuta esperienza internazionale, affiancati da un lavoro costante sulla musica d’insieme e sulla dimensione cameristica, che consideriamo parte essenziale della formazione artistica. Il modello si ispira – e continua ad alimentarsene – dall’idea originaria impostata dal Maestro Franco Scala che ha fondato quarant’anni fa questa straordinaria istituzione puntando su qualità ed eccellenza. Accanto alla didattica individuale, l’Accademia propone percorsi accademici di livello universitario, che permettono agli studenti di coniugare in modo strutturato pratica strumentale, discipline teoriche, ricerca musicologica e riflessione sulla prassi esecutiva. Progetti come “Performing Brahms” nascono proprio da questa integrazione: lo studio approfondito del repertorio si traduce in attività di ricerca, confronto metodologico, esecuzioni pubbliche e dialogo con la comunità scientifica internazionale».
È nella relazione tra Maestro e allievo, nella responsabilità e nella generosità di chi insegna, che una scuola diventa un luogo capace di incidere profondamente sulla crescita artistica e umana. Ed è proprio per questo che ci chiamiamo “Incontri con il Maestro”.Angela Maria Gidaro
«Al di là delle strutture, ciò che fa realmente la differenza è la qualità delle persone. La visione dei nostri direttori – ciascuno per ogni indirizzo musicale – la competenza e l’autorevolezza dei docenti, la loro capacità di trasmettere non solo saperi ma un’etica del fare musica, restano l’elemento decisivo. In occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico, su indicazione del Maestro Franco Scala c’è stato il passaggio della Direzione dell’Accademia Pianistica da lui fondata al Maestro André Gallo: un momento molto significativo per l’istituzione. Gli altri indirizzi musicali sono diretti da Boris Belkin al violino, Enrico Bronzi con la condirezione di Luca Magariello al violoncello, Antonello Farulli alla viola e quartetto, Andrea Manco al flauto, Giovanni Puddu alla chitarra, Marco Zuccarini alla musica da camera e al coordinamento didattico e artistico. Il dipartimento delle discipline teoriche è diretto da Lorenzo Fico. È nella relazione tra Maestro e allievo, nella responsabilità e nella generosità di chi insegna, che una scuola diventa un luogo capace di incidere profondamente sulla crescita artistica e umana. Ed è proprio per questo che ci chiamiamo “Incontri con il Maestro”. Un ulteriore elemento qualificante è l’attenzione all’esperienza del palcoscenico e alla relazione con il pubblico, attraverso stagioni concertistiche, collaborazioni con enti di produzione e progetti speciali che consentono agli allievi di misurarsi concretamente con la professione. Abbiamo numerose convenzioni in atto, tra cui l’accordo con il CIDIM, assieme all’Accademia Chigiana di Siena, per la promozione e valorizzazione dei nostri giovani talenti in Italia e nel mondo. La nostra offerta didattica è pensata come un percorso coerente e progressivo, che non forma solo esecutori di alto livello, ma musicisti consapevoli, capaci di pensare la musica e di abitarne responsabilmente il ruolo nel contesto contemporaneo».
Lei ha maturato un percorso consolidato all’interno dell’Accademia ‘Incontri con il Maestro di Imola’: direttrice artistica dal 2012, nel 2017 viene nominata segretario generale e dal 2019 ricopre il ruolo di sovrintendente. Quali sono i valori e gli obiettivi che l’hanno guidata in questo percorso?
«Il mio percorso all’interno dell’Accademia è nato nel 2004 quando il Maestro Scala mi ha invitata a collaborare per rafforzare la segreteria didattica ed impostare una segreteria artistica. In questo modo ho potuto conoscere l’Accademia dal profondo e questo mi ha aiutata molto ad incidere nello sviluppo concreto nel corso degli anni e a lavorare in team al fianco dei Maestri. Fin dall’inizio, il nostro lavoro è stato ispirato da alcuni valori irrinunciabili: la centralità della formazione dell’essere umano attraverso la musica, il rispetto profondo per il talento dei giovani e la responsabilità culturale di un’istituzione che non deve limitarsi a trasmettere competenze, ma costruire senso. In questo cammino, ogni passaggio di ruolo ha richiesto anche un lavoro personale di crescita e di formazione continua, per affrontare con maggiore consapevolezza le sfide organizzative, culturali e istituzionali che via via si presentavano. Tra queste, fondamentali l’ideazione dell’Imola Summer Music Academy and Festival e l’istituzione dei percorsi di laurea. In questo percorso, il mio lavoro si svolge in stretto dialogo con il Consiglio di Amministrazione e all’interno di una governance solida e chiara, condizione indispensabile perché qualsiasi progetto culturale possa davvero crescere e durare nel tempo. Senza una visione condivisa e una struttura di governo efficace, anche gli sforzi migliori rischiano di rimanere isolati o vani. La svolta avvenuta a partire dal 2019, con la governance guidata dal Presidente Corrado Passera, e dal team di consiglieri che con lui si sono insediati – tra essi i vice presidenti Davide Fiumi e Antonio Belloni, insieme a Marco Panieri Sindaco della città di Imola – ha rappresentato in questo senso un passaggio decisivo: ha permesso all’Accademia di rafforzare la propria struttura, di affrontare nuove sfide con maggiore consapevolezza e di avviare una fase di crescita più stabile e coerente, nel rispetto dell’identità profonda dell’istituzione. Il nostro impegno è quello di creare e custodire le condizioni per garantire spazio, tempo, risorse e libertà di lavoro a chi insegna e a chi studia, affinché la qualità delle persone possa davvero esprimersi e generare futuro».
L’ Accademia “Incontri con il Maestro” è una scuola di alta formazione e perfezionamento musicale, vale a dire una realtà che si confronta quotidianamente con le nuove generazioni da un lato e dall’altro con prospettive sociali e culturali – italiane e internazionali – sempre più complesse. Quali sono secondo lei le sfide future che una realtà come la vostra si trova ad affrontare?
«Le sfide future per una realtà come l’Accademia nascono dalla complessità del tempo che viviamo. Da un lato, il confronto quotidiano con le nuove generazioni impone di ripensare i modelli formativi: oggi non è sufficiente trasmettere competenze di altissimo livello, ma è necessario accompagnare i giovani musicisti in un percorso di crescita che tenga insieme eccellenza artistica, consapevolezza di sé e capacità di orientarsi in un contesto professionale e umano sempre più articolato. Attualmente abbiamo 250 allievi all’anno che frequentano i corsi pluriennali ed accademici, di cui il 40% sono stranieri e provengono da oltre 25 differenti nazionalità. Durante il Festival estivo le percentuali aumentano in quanto si aggiungono altri 150 allievi esterni di cui la maggior parte stranieri. In questo quadro, la dimensione internazionale è una sfida imprescindibile. Le istituzioni di alta formazione sono chiamate a dialogare con sistemi culturali diversi, a costruire reti, a offrire ai propri allievi una visione ampia e non provinciale del fare musica. Questo richiede apertura, capacità di confronto e, al tempo stesso, una forte identità: solo chi è consapevole delle proprie radici può misurarsi in modo autentico con il mondo. Accanto a tutto questo, c’è il tema della sostenibilità e della responsabilità sociale della musica. Le Accademie devono essere strutture solide, trasparenti, capaci di futuro, ma anche luoghi in cui la musica riafferma il suo valore civile ed etico. In una società attraversata da fragilità e cambiamenti rapidi, formare musicisti significa anche formare cittadini consapevoli, capaci di restituire senso, bellezza e pensiero critico attraverso il proprio lavoro artistico. La vera sfida è tenere insieme innovazione e profondità, apertura e coerenza, senza perdere la dimensione umana che è il fondamento di ogni autentica esperienza musicale».
Pensando al nuovo anno, quali sono gli obiettivi e gli appuntamenti principali che la vostra realtà ha in cantiere per il 2026?
«Il 2026 si annuncia come un anno particolarmente significativo per l’Accademia, all’insegna del consolidamento e di un’evoluzione importante. Al centro resta il nostro progetto formativo, fondato sulla qualità e sul rapporto vivo tra Maestri e allievi, cuore identitario dell’Accademia. Un passaggio emblematico sarà l’ampliamento della sede nel Padiglione dell’Osservanza, con la nascita di una nuova casa dell’Accademia: uno spazio pensato non solo per lo studio, ma per l’incontro, la condivisione e la vita musicale quotidiana, capace di incarnare in modo ancora più profondo la nostra idea di comunità artistica. Accanto alla didattica, proseguiranno le attività concertistiche, le masterclass e i progetti speciali, insieme al rafforzamento delle collaborazioni italiane e internazionali. Continuiamo a coltivare sia la formazione al concertismo solistico – numerose proseguono le vittorie di premi internazionali, tra cui spicca nel 2025 quella del Regina Elisabetta di Bruxelles vinto da Nikola Meeuwsen – sia la formazione cameristica ed orchestrale. Abbiamo progetti sperimentali sulle nuove scritture della composizione contemporanea in dialogo con gli interpreti, e progetti sulla didattica musicale al fine di sperimentare e trasmettere il patrimonio di competenze che ci contraddistingue. Il 2026 sarà dunque un anno in cui crescita strutturale e visione culturale cammineranno insieme, con uno sguardo attento ai giovani e al futuro della musica».